Posts Tagged 'la stampa'

Dov’è il cigno? Per passeggiare con i bambini tra le stelle

Sabato 23 ottobre alle ore 11.00 presso la libreria Sherazade – via Madama Cristina, 41 – Torino, verrà presentato il libro di Gabriella Bernardi DOV’E’ IL CIGNO?


Nei giorni scorsi questo libro dedicato ai più piccoli è stato recensito da Piero Bianucci su La Stampa:

http://www3.lastampa.it/scienza/sezioni/il-cielo/articolo/lstp/355312/

ed è possibile trovare una seconda recensione al sito Astronomia.com:

http://www.astronomia.com/2010/10/21/dove-il-cigno-di-gabriella-bernardi/

Durante una vacanza in campagna la piccola Gaia scopre il fascino delle costellazioni. Grazie ai preziosi insegnamenti del nonno la bimba impara a distinguere i diversi astri che compongono il “nostro” cielo, scopre la differenza tra solstizio ed equinozio e tra galassie e pianeti.
Non solo: nonno Mario le spiega l’origine di nomi fantastici e misteriosi quali Sirio, Pegaso, Betelgeuse e Bellatrix e la conduce in un viaggio “con il naso all’insù” che cambierà per sempre il suo modo di guardare le stelle.

LA STAMPA – CUORI ALLO SPECCHIO – 12 settembre 2010 – Un amore estivo da mamma spettatrice

Per tutta l’estate “Cuori allo specchio” vuole ospitare i racconti dei lettori dedicati all’Estate Della Vita. Quella rimasta aggrappata con più dolcezza e tenacia alla loro memoria. Può essere piacevole e liberatorio condividerla con gli altri.

http://www.lastampa.it/forum/forum2.asp?IDforum=463

Un amore estivo da mamma spettatrice

Ormai sono lontane le estati in prima persona degli amori, dei dolori, degli addii e degli arrivederci. Le estati delle attese, dello sbocciare di giovani sentimenti o le estati del rifiuto, delle aspettative deluse.
Quest’estate sono stata spettatrice, in quanto madre, di una storia carina, delicata ma, ahimé, un po’ triste. Eccola.
Una mattina di agosto apro la porta per uscire di casa e sullo zerbino vedo un pacchettino di carta bianca. Il classico pacchetto delle panetterie che incartano quadrati di focaccia calda, profumata.
In un angolo, una lettera dell’alfabeto e, un po’ all’interno, scostando la carta, un piccolo post-it rosa fucsia con il numero di un cellulare scritto con la solita grafia tondeggiante delle adolescenti.
Il proprietario della lettera dell’alfabeto (ovvero mio figlio) dormiva ancora placido, mentre io e suo padre aspettavamo curiosi che si svegliasse per avere ilari spiegazioni, racconti, aneddoti. Al risveglio, dopo la sorpresa e lo stupore, l’interrogativo: chi sarà?
La sera prima, in gruppo, in passeggiata, si era parlato di focaccia, di chi faceva la migliore. Lui aveva espresso il suo autorevole giudizio e quella recapitata sullo zerbino proveniva proprio dal suo forno prediletto. Che gesto gentile, che carina, chi sarà mai? Boh.
Sono seguite indagini tra gli amici di focaccia, chi diceva «ma dai, fattela!». Hai ringraziato, almeno? Sì, ho mandato un sms. Già, non esageriamo.
La scoperta dell’identità della sconosciuta ragazzina recava una sottile delusione del goloso, in quanto non abbastanza carina. Non se ne fa nulla. Un vero peccato.
Siamo addirittura stati consultati, il padre e io, sul modo gentile per arginare altre eventuali donazioni, per evitare illusioni, malintesi. Per lo meno non ha fatto il «bastardo», come si dice tra adolescenti. Però, che tristezza.
Nelle lunghe giornate di agosto, magari sentendo qualche vecchia canzone delle mie lontane estati, ho immaginato più e più volte lo svolgersi della vicenda dalla parte di lei, in cui mi sono ampiamente identificata, e ogni volta mi prendeva un nodo in gola.
L’immagine della ragazzina che la mattina presto va a comperare la focaccia per un ragazzo carino, il pensiero gentile, l’ansia per lo svolgimento della storia, l’attesa, il gentile rifiuto, ma sempre rifiuto, era toccante. Mi auguro almeno che sia stata una sofferenza lieve.
Verso la fine della vacanza i ragazzini del paese facevano la questua per le case per raccogliere i fondi per la festa dei fuochi. Anche da noi suonano alla porta: il «facacciaro» va ad aprire, sento che saluta e poi sparisce, delegando me a elargire i fondi. Alla porta, c’è una ragazzina timida con in mano un sacchetto per le offerte. C’era vento, aveva i capelli che le coprivano il viso. Metto i soldi nel sacchetto, saluto e chiudo.
«Ma la conosci quella ragazza?», chiedo a mio figlio. «È quella della focaccia». Peccato, non l’ho neanche vista bene. Che tenera, però. Magari è venuta per vedere mio figlio, per guardarlo negli occhi dopo il rifiuto della focaccia. E giù altre lacrime, mentre pensavo a questi piccoli dolori, l’ultimo giorno, prendendo il sole, tenendo gli occhi chiusi perché nessuno si accorgesse di nulla.
Come potevo spiegare a mio marito e a mio figlio che questa storia delicata aveva smosso tutte le mie tristezze sedimentate nel tempo, i ricordi delle attese, e delle delusioni?
Sono piccoli dolori, in fondo, ma quanto bruciano. Peccato, peccato. Davvero.
MY FAIR LADY 49

Dietro a questo pseudonimo si cela la nostra Opinionista beffarda, Gianfranca Fra, autrice di “Delitti e provette”, il cui brano viene pubblicato ancora una volta su La Stampa. Bentornata Gianfranca!


Intorno al fiume – da La Stampa del 27 aprile 2010

Martedì scorso un’intera pagina de La Stampa è stata dedicata al libro “Intorno al fiume – venti itinerari tra le confluenze del Po” di Stefano Camanni e Ippolito Ostellino.

Buona lettura e… buone passeggiate!

La Stampa – Lettere al direttore – sabato 21-11-09

http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=273

COMPITI A CASA

Dopo le sentenze che riguardano la rimozione dei crocefissi dai luoghi pubblici e l’abolizione dei compiti a casa, sento l’obbligo morale di fare outing. È un gesto di grande attualità che forse potrebbe valermi qualche frammento di fama che non ho avuto come scienziata.

Sono stata una pessima madre. Malgrado il grande impegno profuso, avrei meritato qualche denuncia per mobbing nei confronti delle mie creature, almeno una telefonata a telefono azzurro. Sì, infatti, non solo li ho costretti sempre, affiancandoli crudelmente per controllare, a fare tutti i compiti assegnati, vacanze nelle isole comprese, ma ho pure inflitto (invece di lasciarli nella loro cameretta a giocare espletando la loro creatività), lezioni settimanali di pianoforte. Li ho fatti esibire con ridicola giacchetta, camicina e mocassini, su di un palco per il saggio di fine anno, corredandoli di mazzo di fiori per la maestra. Quando hanno incominciato a uscire la sera per le classiche feste discotecare, cui non ho potuto dire di no, aspettavo il loro ritorno per effettuare, con la scusa del bacio della buona notte, un controllo-fumi olfattivo. Mai mi sono lanciata in crociate contro qualche docente malvagio che li costringeva a imparare a memoria “La vergine cuccia”, anzi, mi sono macchiata della colpa di avere scritto qualche lettera di solidarietà al prof in situazioni di tensioni tra corpo insegnante e famiglie.

Altro che citare il Cristo appeso per mobbing nei confronti del sensibile figlio, altro che ottenere un divieto-compiti a livello nazionale. Non ho avuto voglia, pelandrona, di intraprendere il lungo e spinoso cammino legale, lettere, citazioni, e tutto quanto concerne un processo. Sono stata una fannullona, e se ci fosse stato un Ministro Brunetta per gli affari di famiglia, mi avrebbe licenziata in tronco.

Gianfranca Fra, autrice di: Delitti e provette

Da La Stampa di Asti – giovedì 17 settembre 2009

meistroThriller in Langa la vittima è il vescovo

E’ ambientato sulle colline della Langa Astigiana, avvolte in una fitta nebbia invernale, da S. Giorgio Scarampi a Cessole, dalla collina dei Galli dove sorge l’omonima chiesetta, fino a Roccaverano e Perletto, con rapide puntate anche nelle austere stanze della Curia Vescovile di Asti, il primo romanzo di Roberto Meistro. L’autore in Langa ha molto vissuto e, quando il lavoro glielo consente – è responsabile della Qualità alla filiale italiana di una casa automobilistica tedesca – torna volentieri nella sua casa a S. Giorgio Scarampi.
Il libro, «Confiteor», in questi giorni in libreria, edito da Neos Edizioni, è un thriller che si svolge in 5 giorni di un freddo inverno langarolo, negli Anni ’50 del secolo scorso. I protagonisti, descritti con rara abilità e acutezza, sono un vescovo stimato per il suo
impegno a favore degli ultimi, deciso ad assumersi fino alle estreme conseguenze le sue responsabilità, un altro vescovo molto attento a salvare l’immagine curiale, un commissario arrivato malvolentieri per punizione a dirigere un commissariato troppo lontano dalla sua amata Sicilia, un monsignore arrivato con macchina e autista da Roma per arginare uno scandalo «da coprire a ogni costo» e una famiglia contadina il cui patriarca Virginio, orgoglioso e determinato, incarna pregi e difetti di un contadino
langarolo, capace anche di vendicarsi.

“Freschi di stampa”

A cura di Oldrado Poggio

La Stampa – Asti, 17 settembre 2009

Gaffes, amore e bouganville, di Giovanna Borzone

COPE borzoneRibellioni e gaffes di una ragazza-bene degli Anni Sessanta

Scrivere per passione e per ribellione. Anche per togliersi qualche sassolino dalle scarpe e scrollarsi un po’ di dosso quell’immagine rassicurante ma pesante di “perfettina”. Così Giovanna Borzone parla di sé e della sua evasione-eversione, la scrittura, che dopo una vita di famiglia, lavoro, figli ormai grandi e nipotini l’ha portata a pubblicare oggi per la Neos Edizioni il romanzo breve “Gaffes, amore e bouganville”.
Romanzo di formazione al femminile, quello della Borzone, che racconta in prima persona la storia di Francesca, ventunenne benestante nell’Italia degli Anni Sessanta, che si ribella alla famiglia e alle regole per poter finalmente essere libera di diventare adulta. La ricerca di identità e la maturità coincideranno con l’amore per Fabio, tipo sveglio e intrigante che la condurrà fino a Bruxelles. Ma se il tema è serio, non altrettanto lo stile che si caratteriza per freschezza e ironia. “Le gaffes del titolo sono quelle, innumerevoli della mia protagonista – racconta la Borzone, – che poi sono anche le mie”. Le bouganville richiamano invece il paesaggio ligure in cui s’ambienta la storia e da cui pure proviene l’autrice che però vive da sempre nel Torinese, ora a Rivoli in un bel giardino circondato da alberi da frutto.

Tratto da La Stampa – Torino Sette – 7 settembre 2007

Se una donna diventa una finzione

16-07-09

Addio al nubilato con unghie e capelli posticci, seni siliconati e statura artificiosa, un fenomeno che nasce da bambine. Ma da che cosa si sfugge?

Una donna con capelli allungati dalle extension, occhi resi azzurri dalle lenti a contatto usa e getta, nasino “rifilato”, labbra gonfiate dal silicone, cosi’ come gli zigomi e i prorompenti seni che escono dalla scollatura.
Casomai addome e glutei scolpiti da liposuzione oltreché dal pilates.
Ah, unghie posticce… e statura resa posticcia dal tacco 12.
Sale su una limousine e si reca all’addio al nubilato con le amiche, tutte belle come lei.
Perchè, poi, festeggiare così ostentatamente qualcosa per cui ci si è tanto sbattuti per fuggire?
Forse questa persona travestita da top model (ovviamente porta abiti, borsa e scarpe firmati e tarocchi) ha giocato, da bambina, a fare l’indossatrice, o l’attrice o a qualche personaggio del jet set così come un tempo si giocava alla casa, a mamma e bimbo, alla scuola, ci si travestiva con i vestiti della mamma e ci si ritrovava a fare poi, nella vita reale, le stesse cose che si erano recitate nei giochi, da bambini.
Oggi la recita si estende nel tempo, scavalca il reale, si sovrappone e non si sa più come siamo, come saremmo, sotto tutta questa finzione.
Ci fingiamo belli, ricchi e felici, ostentiamo allegria, e per farlo meglio beviamo magari un po’ troppo, per dimenticare i nostri difetti cancellati con finanziamenti girati senza fattura a chirurghi, a parrucchieri che segnano “solo la piega” sulla ricevuta fiscale e noi, con rabbia contenuta, lasciamo fare… almeno ci siamo tolti uno sfizio.
Vestiamo e trucchiamo le nostre bambine come queste mamme, con lo smalto alle unghiette, le mêches ai capelli, le minigonne a vita bassissima da cui escono panciotte che hanno da poco abbandonato il pannolino.
Incominciamo il travestimento, incominciamo l’inganno.
Chissà, però, se si inganna di più la gente che ci osserva o si stordisce la nostra mente insoddisfatta e vuota?

Gianfranca Fra

pubblicato su La Stampa, giovedì 16 luglio 2009


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