Archive for the 'Tra le righe' Category

Un “caldo” invito alla scrittura: PROVA BIKINI

Con qualche giorno di ritardo, ecco pubblicati sul blog dei lettori e degli autori Neos https://felicidileggere.wordpress.com i primi contributi delle amiche (e amici) di facebook che hanno partecipato al nostro invito alla scrittura.

Se state preparando la borsa da spiaggia, se tornerete domani un po’ arrossate e affannate dal primo week end al mare, se siete rimaste in casa abbracciate al ventilatore e vi sorgesse un improvviso desiderio di raccontarci la vostra prova bikini, quella che fate ogni anno, quella che non fate mai, quella che… io solo e rigorosamente intero, quella che… meno male che entro nel costume dell’anno scorso, siete ancora in tempo per inviarci le vostre (al massimo) 30 righe di word all’indirizzo e mail amicidineos@gmail.com

Grazie a coloro che hanno scritto e che scriveranno. Buona lettura e buona estate!

Nicoletta

PROVA BIKINI di Lucrezia Perrini

Quale donna non ha avuto nella sua vita il desiderio e il timore, al tempo stesso, del ritorno dell’estate, della angosciante prova costume… io no, praticamente mai! Perchè dico così per presunzione, per vanità… no, per certezza. La certezza che ogni anno, al ritorno dell’estate, praticamente nulla era cambiato rispetto alla precedente… sempre le stesse ossa di fuori da esibire! Ogni anno il mio desiderio di riempirmi, di armonizzarmi, di femminilizzarmi, nel senso più intrigantemente maschile del termine, rimaneva vano. Ogni anno c’era sempre lo stesso costume ad attendermi, tanto uno nuovo chi se ne sarebbe accorto. Non posso dire che sia stata una vera sofferenza perchè ero troppo tosta per lasciarmi coinvolgere o magari travolgere però ero molto dispiaciuta, questo sì. Come una ragazzina di oggi che voglia a tutti i costi le scarpe alla moda, quelle firmate che hanno tutte… anch’io volevo quelle rotondità che avevano le mie coetanee, per poterle esibire e soddisfare tutta la mia civetteria, perchè io no!?! Mah! al diavolo quelli che non mi vedevano… anche senza sex appeal, mi cercavano lo stesso perchè ero simpatica. Sono passati gli anni ed io mi sono riempita… di dentro e questo, sì, mi ha dato molta gioia… ah!, ma anche altrove, là dove volevo io, là dove ci tenevo tanto! Tutta la mia civetteria, la mia femminilità, sono state finalmente appagate… Beh, che dire, dopo tanti anni, quest’estate anch’io, ho il problema della prova costume!!! Tre, quattro chili in più e mi sento in sintonia col genere femminile, finalmente anch’io parlo di diete, di ginnastica… faccio la corsetta!!! Adesso ho proprio tutto quello che mi serve… sorridete? Anch’io… però sono tanto tanto felice ! E’ bello essere donna!
Lucrezia… forse con un altro nome sarei stata differente!?!

Lucrezia Perrini

VENDETTA di Sabina Porfido

Il corpo obeso
è offeso
senza tema di smentita
leggermente sovrappeso
avrebbe detto del suo peso e null’altro
offeso il peso, offeso il sovrappeso
e offeso l’obeso
offesa la bocca, carnosa e leggera
offesa la pancia
che non si sbilancia
sempre bianca e
offesa la coscia lunga e liscia
offesa l’unghia, che si sente leggera e colorata
dov’è il peso???
Voglio tagliarlo
diventare leggera leggiadra
invisibile piuma al vento
soffocarti di solletico
o dar corpo alla gravità
quella denominata g
ti peso
soppeso
e abuso di te
senza pietà
hai offeso il mio peso
o dolce mio peso
un beso
poi ancora un beso
per un lungo
giorno tempestoso
come vendetta mi aspetta…
e allora vedrai il mio peso
obeso e offeso
che beso…hahhaahh
che beso mi darai
e vivrai
offeso dal mio peso o dal mio beso
offeso
delizioso
carnoso
affettuoso
voluttuoso
senza senso il mio peso sarà.

Sabina Porfido (pubblicata sull’agenda Noitrè – 2010)

PROVA COSTUME di Daniela Meinardi

Prova costume: facile a dirsi, ma con 55 anni alle spalle, e sulle spalle,  si trovano problemi già solo a scoprire le braccia;  i muscoli se ne stanno andando, la pelle fa delle strane righine negli angoli, e segue la forza di gravità, hai un bel metterti creme e olii, forse con un po’ di abbronzatura!
Daniela se ne stava davanti allo specchio: quello lungo, con i costumi dell’anno prima sul letto, la sua linea: da vestita, non era poi malvagia, sempre in giro in bicicletta, lavoro che richiedeva un certo sforzo fisico, e alimentazione sana le permettevano di avere più o meno lo stesso peso, e la stessa taglia, ma sotto i vestiti: sotto i vestiti era un’altra cosa, si vedeva un sacco di difetti: pelle smorta e cadente, piccoli nei e macchioline nuove di zecca, la cellulite, le vene varicose!
Basta!!! Quest’anno solo montagna! belle camminate, nel verde, ruscelli, cime innevate, il cane che ti accompagna, lo zaino con un buon libro, già ma un buon libro è bello leggerlo anche sulla spiaggia, dopo aver fatto una bella nuotata ristoratrice, e al mare ci sono le serate a passeggio con quei bei vestitini leggeri e setosi, e poi c’è il mare: una sensazione unica di vita e di movimento; qualcosa che non si può domare, ma solo farsi portare, sai cosa ti dico: mi metto il costume, e se non ti piace puoi pure guardare altrove, io per me spero di poter indossare il costume anche a 100 anni!

Daniela Meinardi

PROVA BIKINI di Danilo Torrito

PROVA BIKINI

Dietro l’angolo è l’estate
siete tutte già allertate
per la prova dei bikini
quegli audaci costumini

Il ricordo va all’atollo
che li mise un tempo ammollo
con i corpi ignudi e belli
liberati dagli orpelli

Collezioni di gran class
coi fiocchetti e con gli strass
colorati e luccicanti
che risvegliano anche i santi

Per la prova del bikini
si riducono spuntini
insalate e beveroni
poi la fanno da padroni

Si modellano le forme
lo si fa mentre di dorme
con le tute brucia chili
per trovar vite sottili

Giorni e giorni alla cyclette
per scolpire anche il culett
esercizi funzionali
per “segnare” i pettorali

Si assottigliano le cosce
e spariscono le angosce
si riducon le “fiancate”
nell’inverno arrotondate

Che fatica mie Signore
lo si fa per ore ed ore
per piacersi e per piacere
per guardarsi snelle e fiere

Buon lavoro a tutte quante
alla magra e all’abbondante
a chi poi lo indosserà
e a chi poi… lo toglierà!

Danilo Torrito


Per chi ha immaginazione (contro la chiusura del M.A.O.) di Rossana Repetto

Per chi ha immaginazione.

Immaginatevi un ingresso un po’ severo, serio, ma antico ed elegante.

Poi immaginate di inoltrarvi in un piccolo giardino curioso, verde, fresco per un piccolo rivolo d’acqua che lo percorre e di sedervi all’ombra a sentire il chioccolio dell’acqua che scorre in mezzo ai sassi.

Se poi la vostra inventiva vi conduce oltre, vi trovate circondati da pezzi d’arte meravigliosi che arrivano da un oriente lontano, pieno di fascino e di mistero.

Bene, per provare queste esperienze non occorre l’immaginazione. Chi ha già visitato il M.A.O., il Museo d’Arti Orientali della nostra città, sa di che cosa parlo. Per qualità e numero dei pezzi esposti è il secondo d’Europa, dopo quello di Parigi, ma è un museo nuovo, che può ancora espandersi ed arricchirsi. E, con i suoi 280 visitatori al giorno, è ben più visitato del museo di Roma, l’unico altro nel suo genere.

Però, se volete ancora andarlo a vedere, affrettatevi: sembra che il museo sia destinato a chiudere perché non abbastanza produttivo in termini economici. Siamo in periodo di crisi, bisogna fare sacrifici.

Non vorrei ricadere nel solito, trito discorso che si potrebbe risparmiare sui compensi sontuosi che vengono erogati agli amici degli amici, o per progetti inutili, per idee faraoniche, ecc. ecc., perché sarebbe una predica ormai banalizzata e soprattutto inutile.

Ma c’è da stupirsi che la mannaia dei tagli debba ricadere su un istituzione stupenda, rara in Italia e in Europa, costruita con intelligenza e buon gusto, qualità così poco comuni in questi tempi.

Un monumento, un palazzo o un museo diventano un’attrazione anche turistica quando sono valorizzati e fatti conoscere anche attraverso i media. E diventano “produttivi”.

Se pensiamo al successo di pubblico che hanno ora il Museo Egizio o la reggia di Venaria, un tempo luoghi trascurati o frequentati quasi solo da studiosi e scolaresche deportate a forza, ci rendiamo conto di quale opportunità potrebbe essere privata Torino nel caso che davvero dovesse perdere anche la ricchezza e lo splendore del M.A.O.

Rossana Repetto

L’educazione dell’umano

MANUALE MINIMO DI SOPRAVVIVENZA PER CANI

Scelta, allevamento e educazione dell’umano


I – Razze e tipi

Lo so che non è facile, perché le prime volte che li vedete vi sembrano tutti uguali, e poi voi siete così giovani.  Ma proprio per questo il presente manuale intende venirvi in aiuto per scegliere bene. Qualcuno dice che è questione di razza: tutte storie, credetemi. Non è la razza che conta. E’ come li educate.

Naturalmente contano anche le differenze individuali. Eccome se contano!

Vi farò qualche esempio a titolo di dimostrazione: fatene tesoro quando sceglierete il vostro umano.

A proposito, loro amano chiamarsi padroni. Non fateci caso: è una loro innocua debolezza che solo in rari casi può rivelarsi fastidiosa. Comunque ne riparleremo.

Umano n.1: La single impellicciata e ingioiellata. In genere non è più giovanissima e se dotata di folta pelliccia potete giurare che difficilmente sarà quel tipo di umano che vi sfiancherà con corse, jogging e altre debolezze del genere, a cui talvolta si abbandonano gli umani.

Il rischio semmai è l’opposto, cioè che ami svenevolezze e frivolezze  insopportabili, tipo farvi ciuffetti con i fiocchi sulla testa, cercare di portarvi in braccio come fanno spesso gli umani con i loro cuccioli, tentare di scambiare con voi coccole e altre melensaggini di questo tipo.

Questo tipo umano non fa per voi,  a meno che siate il genere di cane un po’ bavoso, di stazza robusta  e, destinato, crescendo, a superare i sessanta chili. In tal caso sarà la vostra stessa conformazione fisica a difendervi da  questi pericoli, però potrebbe capitare che sia l’umano a non interessarsi a voi.

Umano n.2:  I superdinamici, lo sportivone, la fanatica del peso forma. Attenti a questi tipi. Possono essere molto pericolosi. Prima di tutto per l’alimentazione: essi amano cibi macrobiotici, vegetariani, biologici e altre insipidezze di cibarie che chiamano “sane”. Con loro non c’è possibilità di rimediare qualche bel pezzo di frittura, di formaggio piccante, di dolci a base di creme che rendono la vita degna di essere vissuta.

Il secondo pericolo è quello che loro chiamano “attività fisica”: potrebbe infatti capitare che tutti i giorni, cerchino di coinvolgervi in inutili quanto  faticose marce o addirittura, nei casi più gravi,  corse per i parchi cittadini. Sono molto difficili da educare, ma, se vi è capitato un umano di questo tipo non perdete la speranza: vi darò comunque più avanti qualche consiglio per  riuscire a difendervi o almeno a convivere con questo fastidioso difetto.

Rossana Repetto, autrice di “Anime fuse”


(continua)

Indis

Considerazioni su una primavera spesa male

Alzarsi dalla propria poltrona per andare in cucina a prendere un bicchiere d’acqua è una cosa che non richiede né impegno, né attenzione.  Lo si fa e basta.

Alzarsi dal computer per consultare un libro e poi sedersi di nuovo, è una azione del tutto trascurabile, anche se necessaria.

Ti accorgi solo dell’eroicità di questi movimenti quando il male ti impedisce la normalità degli atteggiamenti. Allora cominci a calcolare: adesso per alzarmi è meglio che giri su un fianco oppure faccio scendere per prima la gamba destra.  Una volta con i piedi a terra, quali sono gli appoggi più vicini? E al fondo della stanza, per girare a sinistra mi appoggio alla stipite o con una passo in più raggiungo il lavandino?

E’ una situazione totalmente altra.  Le cose che ciascuno fa senza pensare diventano oggetto di ponderazione. Di calcoli sulla propria efficienza, di sani bilanciamenti tra il volere e il potere.  Se riesci a far quadrare bene i conti ti senti un eccellente stratega, se no, più che un fallito, senti dolori che ti montano da tutte le parti.

Non erano pensieri di grande valore filosofico, neppure regole dettate dall’economia del proprio fisico, ma cazzate di prim’ordine di uno che sta sdraiato tutto il giorno ascoltandosi per capire da dove il dolore monti, quale sia la sua lunghezza d’onda, e come possa essere utilizzato per scandire la progressione del tempo.

E il segno peggiore dell’invalidità arrivò col rialzo dell’asse del gabinetto.

Dal nuovo livello diede una occhiata in giro e scorse sul fondo della vasca da bagno una confezione di medicine.  Doveva essere cascata dal mobiletto sopra il bagno  quando aveva fatto l’inventario della pillole che gli mancavano.  Si disse che doveva pur raccogliere quella scatola.  Poteva sedersi sul bordo del bagno, chinarsi, ma sapeva che per la sua schiena era troppo pericoloso.

Si fosse seduto per terra, di fianco alla vasca, poetava allungare un braccio e prendere la scatola, ma poi, sarebbe riuscito ad alzarsi?

L’unica soluzione gli sembrò quella di far scorrere l’acqua nel bagno, e una volta raggiunto il livello desiderato, poteva prendere la confezione, tanto le pillole erano incapsulate in  contenitori di plastica.  L’istinto ecologico ebbe la meglio, avrebbe buttato via una vasca d’acqua, equivalente dell’acqua di cui i avevano bisogno quattro famiglie africane per sopravvivere.

Pertanto uscito dal bagno disse con noncuranza alla moglie:  “C’è una scatola di medicine  nel bagno, potrebbe essere il Tiklid”, sicuro che la scatola sarebbe ritornata al suo posto. Uscì dal bagno spossato mentalmente.

Vennero giorni peggiori, vennero viaggi in ambulanza, vennero giorni migliori quando l’operazione permise di sedersi, e di dimenticare il conteggio dei passi.

Reputò l’operazione un successo, anche se vedeva gli altri operati muoversi con maggiore scioltezza.  “Ma sono più giovani” si diceva.  Uscì, venne accompagnato a casa, i dolori erano senz’altro diminuiti, ma non come si aspettava.

Che cosa  può fare chi non riesce a recuperare le proprie capacità deambulatorie?

Inevitabilmente ci pensa, poi comincia a capire quali saranno le proprie autonomie future, e si accorge di quante limitazioni avrà.  Quando era costretto al letto, sentiva con ansia l’approssimarsi della notte, rimanere sveglio per ore, e tentare di girarsi era una condizione di chiamiamola pure infelicità.

Ora, da quando aveva recuperato una parte di mobilità da renderlo indipendente, vedeva la notte come liberatoria, perché dormiva, con l’aiuto del sonnifero, e ritrovava la via del sonno malgrado le usuali corse in bagno, e in letto non aveva dolori di alcun genere.

La felicità della prima doccia, dopo che gli erano stati tolti i punti.  E la felicità ancora maggiore del primo bagno, con l’autonomia dell’alzarsi senza aiuto alcuno.  Altro che ricerca delle pastiglie di Tiklid.

Una delle ragioni per cui doveva migliorare era che durante una domenica di giugno sarebbe stata battezzata Alice, e Chiara e Roberto gli avevano chiesto di esserle padrino.

Raccattò  una sedia, tra i banchi delle prime file, e cercò di concentrarsi sull’importanza della proposta e su come fare il padrino.  La schiena doleva e non riusciva a seguire né le parole di Padre Cesare, e neppure l’importanza del momento.  Doveva bilanciarsi sulla sedia, c’era una situazione di alternanza sull’appoggio delle chiappe.

Guardava gli angeli sparsi per la Chiesa, si raccomandava a loro per comportarsi bene, per non fare smorfie ogniqualvolta si alzava e credo che alla fine l’aiuto degli angeli fu essenziale.

Poi tornò il problema della doccia.  Lo stare a letto per più di un mese gli aveva peggiorato la situazione di una vena, la safena sinistra, contorta e pieni di bugnoni.  Uno di questi si era incattivito e il dottore quando lo vide sentenziò: Tromboflebite, che vuol dire se hai una vena contorta non farti venire i bugnoni altrimenti…

E l’altrimenti venne alla prima visita di controllo:  “Adesso che la vena è meno infiammata, la operiamo.  Venga lunedì, a digiuno”.

Si tratta solo di una notte, è vero, il giorno dopo ti mandano a casa, ma la notte in ospedale è tremenda.  Una flebo d’acqua nel braccio, devi fare pipì, non sai farla nel pappagallo a letto, ma devi alzarti, e fa male, e lo stimolo a fare pipì non passa, quattro volte in un’ora.  Poi viene un nubifragio, finisce la flebo, ti sembra di tornare normale anche perché in bagno ci vai da solo.  E orni a casa, ma nel frattempo niente docce, lavarsi a pezzi, e il caldo aumenta.  Sì, l’operazione ti lascia solo buchi, 16 punti, cosa vuoi che sia, ma devi mettere una calza elastica, ci sono ematomi lungo tutta la gamba, sarebbe meglio scendere e allontanarsi dal tuo io.  Invece ci stai attaccato. senti l’odore del sudore mal lavato, ma con che io devi convivere, non si può fare niente di diverso?

No.

Luglio 2009

Pier Giorgio Mora, autore di: La grande casa rossa

Un libro in vacanza: il vostro!

libri2Estate: la stagione delle ferie, del tempo che acquista nuovo valore, del dolce far niente.

C’è chi è già partito, chi fa il conto alla rovescia e chi attende pazientemente agosto.

A tutte le autrici e a tutti gli autori Neos: vi chiediamo di portare il vostro libro in vacanza e di… fotografarlo in primo piano sulla spiaggia, in montagna, sullo sfondo della città d’arte che vi apprestate a visitare, con accanto il biglietto dell’aereo che vi sta per portare chissà dove. Oppure tra le vostre mani mentre lo leggete sdraiati sotto un gazebo, su una panchina in riva al lago o all’ombra del pergolato nel giardino di casa.

Tutte, ma proprio tutte le foto che ci invierete verranno pubblicate sul blog a partire da settembre corredate dal nome dell’autore (della foto e del libro) e dalla descrizione.

L’iniziativa è rivolta anche ai lettori che vorranno inviarci la foto di vacanza del loro libro Neos Edizioni preferito.

L’indirizzo e-mail a cui inviare foto e descrizioni è: amicidineos@gmail.com

libri

Anche se a velocità ridotta, il blog continuerà a funzionare nei prossimi mesi per tornare a pieno regime a settembre. Attendiamo quindi le vostre foto e vi auguriamo un sereno periodo di vacanza!

Nicoletta

A proposito di “Uccidili tutti!” di Clementi

Con queste parole Gemma Rota Surra accompagna l’invio dello scritto che siamo lieti di pubblicare:  [… una recensione per il blog di un libro della Neos che può confermare l’enunciato “felicidileggere”].

Speriamo che altri autori seguano l’esempio di Gemma e inviino all’indirizzo amicidineos@gmail.com le loro personali recensioni.


Mi sono incontrata con un genere letterario thriller-horror, che, davvero, non è mai stato tra i miei ‘cult’. Pur confermando, dopo la lettura di questo libro, le mie precedenti scelte di lettura, riconosco che l’attrazione per il testo di Clementi “Uccidili tutti!” è stata singolare e fortissima.

La straordinaria capacità di scrittura dell’autore, l’acutezza delle osservazioni sulla varia umanità che attraversa il libro, la complessità della trama, e quindi “il capriccio dell’invenzione”, mi hanno affascinata, ma anche ‘bouleversée’ durante la lettura: apprezzando io, ripeto, la qualità e la fluidità espressiva, ero turbata dall’efferatezza di molte situazioni e dall’impotenza del narrante e del narratore ad impedire che i peggiori accadimenti concretizzassero gli incubi di un mondo fittizio, eppur presente come ‘ombra’ o lato oscuro dell’uomo.

Inquietata, anche del tutto curiosamente, nella sua seconda parte, non leggevo più questo libro prima di addormentarmi per la singolare fantasia che gli incubi notturni dell’io narrante diventassero i miei, come gli accadimenti del libro di cui si scrive nel testo di Clementi erano diventati incubi per l’io narrante.

Il pensiero inafferrabile che il contagio del libro, dopo aver contagiato tutti i protagonisti, contagiasse – nel sonno che allenta le difese razionali – anche me, di solido equilibrio psicoemotivo, naturalmente lo inscrivo a merito dell’autore; ma, oltre a pensare il testo come valido soggetto cinematografico, non posso trascurare di pensare quanta sofferenza abbia provato l’autore nel descrivere l’incontro con questo lato oscuro, e il senso di angoscia scaturitadalla percezione dell’essere in trappola di un mondo interiore perturbante.

Gemma Rota Surra, autrice di: Di donne e di gatti


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