Archive for the 'Opinionista beffarda' Category

LA STAMPA – CUORI ALLO SPECCHIO – 12 settembre 2010 – Un amore estivo da mamma spettatrice

Per tutta l’estate “Cuori allo specchio” vuole ospitare i racconti dei lettori dedicati all’Estate Della Vita. Quella rimasta aggrappata con più dolcezza e tenacia alla loro memoria. Può essere piacevole e liberatorio condividerla con gli altri.

http://www.lastampa.it/forum/forum2.asp?IDforum=463

Un amore estivo da mamma spettatrice

Ormai sono lontane le estati in prima persona degli amori, dei dolori, degli addii e degli arrivederci. Le estati delle attese, dello sbocciare di giovani sentimenti o le estati del rifiuto, delle aspettative deluse.
Quest’estate sono stata spettatrice, in quanto madre, di una storia carina, delicata ma, ahimé, un po’ triste. Eccola.
Una mattina di agosto apro la porta per uscire di casa e sullo zerbino vedo un pacchettino di carta bianca. Il classico pacchetto delle panetterie che incartano quadrati di focaccia calda, profumata.
In un angolo, una lettera dell’alfabeto e, un po’ all’interno, scostando la carta, un piccolo post-it rosa fucsia con il numero di un cellulare scritto con la solita grafia tondeggiante delle adolescenti.
Il proprietario della lettera dell’alfabeto (ovvero mio figlio) dormiva ancora placido, mentre io e suo padre aspettavamo curiosi che si svegliasse per avere ilari spiegazioni, racconti, aneddoti. Al risveglio, dopo la sorpresa e lo stupore, l’interrogativo: chi sarà?
La sera prima, in gruppo, in passeggiata, si era parlato di focaccia, di chi faceva la migliore. Lui aveva espresso il suo autorevole giudizio e quella recapitata sullo zerbino proveniva proprio dal suo forno prediletto. Che gesto gentile, che carina, chi sarà mai? Boh.
Sono seguite indagini tra gli amici di focaccia, chi diceva «ma dai, fattela!». Hai ringraziato, almeno? Sì, ho mandato un sms. Già, non esageriamo.
La scoperta dell’identità della sconosciuta ragazzina recava una sottile delusione del goloso, in quanto non abbastanza carina. Non se ne fa nulla. Un vero peccato.
Siamo addirittura stati consultati, il padre e io, sul modo gentile per arginare altre eventuali donazioni, per evitare illusioni, malintesi. Per lo meno non ha fatto il «bastardo», come si dice tra adolescenti. Però, che tristezza.
Nelle lunghe giornate di agosto, magari sentendo qualche vecchia canzone delle mie lontane estati, ho immaginato più e più volte lo svolgersi della vicenda dalla parte di lei, in cui mi sono ampiamente identificata, e ogni volta mi prendeva un nodo in gola.
L’immagine della ragazzina che la mattina presto va a comperare la focaccia per un ragazzo carino, il pensiero gentile, l’ansia per lo svolgimento della storia, l’attesa, il gentile rifiuto, ma sempre rifiuto, era toccante. Mi auguro almeno che sia stata una sofferenza lieve.
Verso la fine della vacanza i ragazzini del paese facevano la questua per le case per raccogliere i fondi per la festa dei fuochi. Anche da noi suonano alla porta: il «facacciaro» va ad aprire, sento che saluta e poi sparisce, delegando me a elargire i fondi. Alla porta, c’è una ragazzina timida con in mano un sacchetto per le offerte. C’era vento, aveva i capelli che le coprivano il viso. Metto i soldi nel sacchetto, saluto e chiudo.
«Ma la conosci quella ragazza?», chiedo a mio figlio. «È quella della focaccia». Peccato, non l’ho neanche vista bene. Che tenera, però. Magari è venuta per vedere mio figlio, per guardarlo negli occhi dopo il rifiuto della focaccia. E giù altre lacrime, mentre pensavo a questi piccoli dolori, l’ultimo giorno, prendendo il sole, tenendo gli occhi chiusi perché nessuno si accorgesse di nulla.
Come potevo spiegare a mio marito e a mio figlio che questa storia delicata aveva smosso tutte le mie tristezze sedimentate nel tempo, i ricordi delle attese, e delle delusioni?
Sono piccoli dolori, in fondo, ma quanto bruciano. Peccato, peccato. Davvero.
MY FAIR LADY 49

Dietro a questo pseudonimo si cela la nostra Opinionista beffarda, Gianfranca Fra, autrice di “Delitti e provette”, il cui brano viene pubblicato ancora una volta su La Stampa. Bentornata Gianfranca!


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Opinionista. Congedo temporaneo

L’Opinionista non sa più cosa dire.
L’Opinionista è praticamente basita.
L’ultima telefonata di cui potrebbe riferire si svolgeva grossomodo così:
In pullman, sale una donna tra i trenta e i quaranta, appesa al cellulare, urlante.
Frase n. 1: “Ma io gli ho detto non mi frega un cazzo dei tuoi auguri di merda!”.
Frase n. 2: “Ma non mi frega più niente! Ma vaffanculo!”.
L’Opinionista in fondo è ormai inesorabilmente una persona di anni 60, educata nel pre-sessantotto, e, avendo attraversato il suddetto anno in condizioni di coma intellettuale, si è risvegliata nel “post” nelle stesse condizioni “quo ante”.
L’Opinionista si alza la mattina e come prima cosa legge il giornale.
Delitti, stupri. bambini ammazzati di botte dalle madri o dai loro compagni di merende a base di coca, ex compagni o ex mariti che ammazzano le ex, compagne o mogli, ragazzini ubriachi, droghe naturali e sintetiche, sangue, ultras  violenti, poliziotti morti dopo la partita, transessuali ammazzati, politici ricattati, clandestini, di nuovo giri di droga, ubriachi al volante che fanno stragi, nonni pedofili, maestri pedofili, preti pedofili, padri padroni che violentano le figlie, banchieri rampanti che mandano in rovina la gente, arbitri venduti, la benzina, non si arriva a fine mese, elezioni, proiezioni, ricontiamo i voti, malasanità, tangenti, morti, vogliamo la verità, vogliamo giustizia, ho realizzato il mio sogno di entrare nella casa, fate outing, i figli in erasmus, la movida, le canne nel cortile della scuola, i morti del sabato sera, terremoti, frane, abusi edilizi, mafia, camorra, ‘ndrangheta, tav…
Un tempo l’Opinionista dopo aver letto il giornale correva al pc a scrivere pezzi irriverenti, graffianti, divertenti. Si divertiva a trovare il ridicolo.
Adesso è ammutolita dall’orrore.
Non c’è più niente da ridere.
Questo è il mondo che in un certo senso abbiamo contribuito a costruire, e quello che lasceremo ai nostri figli. Che senso di fallimento.
Per questo l’Opinionista ha deciso che per un po’ di tempo si dedicherà alla riflessione: sul tempo che passa, sul senso della vita, sui ricordi, sulle cose preziose da tramandare.
L’Opinionista manda un affettuoso saluto ai lettori e ringrazia per l’attenzione.

Gianfranca Fra, autrice di Delitti e provette


Opinionista beffarda. Telefonata due

Andare al ristorante o in qualche locale per l’happy hour è una cosa molto piacevole. Si arriva, in caso si aspettano fuori gli altri, si entra, ci si accomoda.
Mentre si aspetta che i camerieri arrivino con i menù, si provvede rapidamente a sistemare i cellulari.
Che siano a portata, sulla modalità silenziosa, pochi quelli decisamente spenti.
Qualcuno digita velocissimamente un ultimo sms.
Altri, magari, decidono di inviare un saluto collettivo a qualcuno assente, poi, la cena incomincia.
Antipasti, pausa, e già qualcuno sente un  subliminale senso di disagio.
Si agita sulla seggiola, cerca il cellulare, guarda.
Ecco, magari una sigaretta, mentre aspettiamo i primi.
Si alza con aria furbetta, mostrando il pacchetto e scivola leggiadramente fuori dal locale.
Mentre fuma, ammesso che sia uscito solo, pensa bene di ottimizzare quel poco di tempo, invece di fare una piccola pausa di riflessione in silenzio, guardare il balconcino fiorito della casa di fronte, la bella ringhiera di ferro battuto del terrazzino un po’ più in là, un antico portoncino scolpito, lucidissimo.
No, questa è un’imperdibile, golosa occasione per fare una improcrastinabile telefonatina.
Tira fuori il cellulare, digita un numero.
“Ciaaaao, bella!”.
Sono tutte “Belle”!
Anche la più cozza viene salutata con un garrulo “Ciao bella!”.
Si suppongono feste dall’altra parte della linea, sicuramente. “Dove sei?”.
“Sono a cena con… sono uscita un attimo a fumare…! Tuttapposto?”.

“No, niente, ma sai chi c’è qui? La Borio!”.

“Mah, con un buro, vecchio, doppiopetto, capello un po’ cotonato… Poi c’è un’altra coppietta analoga! Borio è da vedere!”.

“Beh, giacca viola con camicia in nuance… pizzo nero allo scollo… gonna come sopra e cinturone di tigrotto di Mompracem con fibbione aureo, strizzastomaco… Versace? Cavalli? Ma come farà a ingurgitare… ha un piatto pieno di funghi…! No, non ho visto il vino!”.

“Ah! Le scarpettine…! No, non le ho ancora viste, ma non mancherò, a costo di far rotolare qualcosa sotto il suo tavolo!!!”

“No, non mi ha ancora vista, e spero che continui, così resta più nature, altrimenti, sai che commedia scatena!”.

“Va bene ti richiamo, adesso rientro che ho finito la sigaretta!”.

“Sì, sì, stai tranquilla, in caso ti mando un mess. Sì, ciao, buona serata, ciaociaociaociaociaaaaao!”.

Gianfranca Fra, autrice di “Delitti e provette”

immagine tratta dal sito: news.silveroakcasino.com/wp-content/uploads/happyhour.jpg

Opinionista beffarda. Phone story

Con l’approssimarsi della primavera, torna sulle pagine del blog la nostra amata Opinionista beffarda armata di penna dalla punta acuminata più che mai. Bentornata Gianfranca, leggere le tue osservazioni sul nostro vivere quotidiano sarà un piacere.

Nicoletta

PHONE STORY

Di questi tempi capita spesso che nei posti in cui c’è un piccolo assembramento di persone sole, che non hanno niente da fare, leggasi spiaggia, sale di aspetto varie, campetti assolati pieni di sdraio in montagna, magari anche dal parrucchiere, ci sia qualcuno che non sa stare senza fare proprio niente e allora pensa di ottimizzare il tempo libero intrattenendo rapporti telefonici col mondo intero.
Si direbbe che ad un certo momento, quando li assale la “vampa telefoniaca” incomincino a scorrere la rubrica, alla disperata ricerca di un nome evocare col loro cellulare.
Trovata la vittima, che poi, forse, vittima non è, in quanto in molti sono felici di ricevere telefonate, incomincia, per gli astanti, un intrattenimento estemporaneo, che, se a tutta prima può sembrare o essere una enorme rottura di scatole, un’invasione del proprio silenzio, del diritto alla lettura, si può trasformare in un happening, in un teatrino da seguire attentamente, incazzandosi addirittura se si perde una frase.
Al che uno si mette comodo, in caso chiude il libro, chiude gli occhi e, fingendo di essere magari addormentato, si mette in ascolto.

TELEFONATA UNO

“Ciao! Dove sei?”.
“…”.
“Ti disturbo?”.
Evidentemente NO!
“Ah! Allora ti racconto: è appena andato via”.
Si scoprirà che si tratta dell’ex marito.
“Allora, ti ricordi che ti avevo detto che non voleva venire, perché diceva che per un giorno e mezzo non valeva la pena, ma almeno stare una, dico una giornata con i tuoi figli, ma secondo me è perché doveva andare in montagna a scopare con quella… allora, dicevo, è comparso. Così, che stronzo, non ho neppure potuto fare uno straccio di programma! Ha preso i bambini e li ha portati al ristorante e io, come una cretina, a casa.
Ho mandato un messaggio a Bruno ma non sapevo se poteva rispondermi.
Invece mi ha risposto subito e allora l’ho chiamato.
Una telefonata stupenda, mi ha detto delle cose bellissime, era solo, siamo stati un’ora…
Mi ha detto che non possiamo andare avanti così, ma non sa come fare con lei, che per adesso deve far finta, e tu sai cosa intendo… ma mi fa un male, pensare che si scopa sua moglie…
Gli ho proposto di vederci, sarebbe stato poi ieri, e lui mi ha detto che non poteva, che la domenica dovevano andare in campagna dal cognato, che ne so, ma quanto mi fa incazzare…”.
“…”.
“Certo, la domenica è il giorno delle famiglie, tutto regolare, ma io sto male.
Poi, ieri, cioè proprio domenica, mentre i bambini erano in barca col padre mi chiama e mi dice che aveva trovato una scusa e stava venendo qui!”.
“…”.
“Figurati se io gli dicevo che qua c’era tutta la famiglia riunita, però era fuori discussione farlo venire qua… Ti avevo detto che già una volta era piombato per due ore e che ho mollato i bambini in spiaggia per stare con lui in casa di mia suocera… ci pensi?”.
“…”.
Già, lui non pensava, ha preso ed è partito, chissà che scusa ha trovato.
Comunque, l’ho bloccato e sono andata a prendere la macchina, così come ero, col pareo e il costume bagnato… e gli sono andata incontro fino su, verso il Nava, ci siamo fermati in una
piazzola… Era un ossesso, perché gli avevo detto che non venisse giù, pensa che mentre guidavo lo chiamavo per calmarlo…”.
“…”.
Guarda, gli ho chiesto cosa devo ancora fare per fargli capire… insomma, sono venuta via così…”.
“…”.
“Ma già che è importante! Poi ci siamo nascosti in un uliveto…”.
“…”.
“Siamo stati due pazzi, ma cosa vuoi fare… poi sono tornata a razzo, perché credevo che Paolo tornasse presto coi bambini, alle cinque ero di nuovo al mare, invece hanno fatto tardi e Paolo si è pure fermato a dormire… Ti dico, è appena partito… ha ricevuto una telefonata, di sicuro era quella, era nero… che palle, mi ha anche detto che forse non viene il prossimo weekend, che è troppo uno
sbattone, che lui è stanco, che ha bisogno di fare un po’ la sua vita… perché io, la mia, quando la faccio, devo sempre scappare, nascondermi…
Certo che però, quel pomeriggio nell’uliveto…
Senti, adesso devo andare che la Lucrezia mi chiama che vuole fare il bagno con me…Vengo, amore… Ti chiamo domani.
Ciao! Ciao, ciaociaociaociacaciacia…”.

Gianfranca Fra, autrice di “Delitti e provette”

(Immagine tratta dal sito http://www.brandeo.com/node/1161)

Opinionista beffarda. Moda

Leggendo La Stampa del 5 febbraio, finalmente un’ottima notizia: abbiamo le stiliste d’nuiautri.
Marsjai e Winter in Agnelli (il marito della Marsjai non è abbastanza noto…).
Ci mancavano, due attente alle nostre scelte, alla nostra fantasia, e via con tutti i motivi per cui hanno ritenuto necessario aprire il loro corner (cantun) all’interno di un altro grande nome della couture torinese.
E lo farà anche Inès de la Fressange a Parigi.
Meno male, almeno Parigi non sta indietro.
Ho subito notato, e in effetti proseguendo la lettura ho avuto conferma, che avevano tagliato fuori Lavinia Elkann, ma hanno detto che pensavano di contattarla.
Di nuovo, meno male.
Mi sembra giusto che con questi chiari di luna, due giovani donne intraprendenti trovino il loro sbocco professionale. Che si realizzino.
In fondo Dio esiste ed è buono: potranno continuare a pagarsi palestra e sushi, e baby sitter per gli amati figli.
Strano che quasi tutte si rivolgano al settore moda, che forse si dice in modo più sofisticato,  ma non importa.
Se una delle due diventava un medico chi se la filava? O un ingegnere biomedico, quelli che inventano gli arti finti?
Queste, male che vada, inventeranno qualcosa per vestirli.
Un bel paio di jeans in plastica riciclata per una Pistorius dell’alta società.
Sì, perché sono anche attente all’ambiente.

Gianfranca Fra, autrice di: Delitti e provette

Opinionista beffarda. Lavori

Da parecchio tempo avevo la sensazione che se nessuno dei giovani italiani si adatta più a fare un certo tipo di lavori, questi vengono dichiarati disponibili per la manodopera straniera.
E gli italiani stanno a guardare.
In attesa del lavoro gradito e sostenibile.
E’ vero, i ragazzi vorrebbero subito il lavoro perfetto, e anche ben retribuito.
Qui i genitori si fanno prendere dalla pietà e per non vedere il figlio scontento, lo supportano nella decisione di rinunciare al lavoro scomodo e di aspettare un’altra occasione.
Sono tanti, questi genitori, con ottime posizioni sociali e culturali, che probabilmente sono i primi a non accettare che i propri figli “si adattino” o “si abbassino” a occupazioni di cui sono loro i primi a provare una sorta di vergogna.
Che male c’è a dire che il proprio figlio/a, laureato, anche se senza infamia e senza lode, per il momento fa la colf, muratore, contadino, cameriere, il panettiere…  sottolineando con fervore quel “per ora…” detto a spallucce strette? Senza tenere presente che ogni lavoro è degno di  essere fatto, purché bene, umanamente  ricco di esperienze e portatore di maturazione personale?
C’è questo, dietro alle lunghe permanenze nella casetta natia, dietro le lunghe dormite mattutine, dietro la conservazione del rito della  paghetta settimanale, mentre chi si accaparra i lavori possibili può sicuramente guardare almeno un po’ oltre al tirare a campare giorno dopo giorno.

Gianfranca Fra, autrice di: Delitti e provette

Opinionista beffarda. Figli

Essere genitori è troppo impegnativo.
Non dovrebbe essere consentito a chicchessia.
Questa è la riflessione scatenata dalla lettura del Buongiorno di Gramellini, sabato.
Da troppo tempo penso che dietro ogni azione che coinvolga bambini, scuole e altro, ci siano genitori idioti.
Chi che vuole eliminare la festa di Natale o il  Presepe.
Chi vuole cambiare le parole alla canzone di Natale, chi si turba per la normale tenera adolescenza di Anna Frank.
Chi inonda il bambino di regali tecnologici, vestiti, SOLDI.
Chi non sa più dire di no.
Chi previene i desideri del Bambino.
Chi chiama l’avvocato perché il figlio è stato sospeso o respinto (si dice ancora così?).
Il Genitore è quello che, oltre a generare un individuo, provvede sistematicamente alla sua rovina.
Non si può neppure chiamare “troppo amore”, perché secondo me è visione distorta e trascende il concetto di amore materno o paterno.
C’è da chiedersi se ama di più i figli l’intellettuale che si preoccupa se nella classe dei figli non ci sono portatori di handicap, e fa un esposto al Preside perché la Scuola è discriminante, o la contadina calabro lucana che non sa quasi leggere e scrivere ma si preoccupa di mandare i figli con i compiti fatti e le unghie pulite.
Ci vorrebbe un severo esame di idoneità che selezioni le coppie che si apprestano a diventare i detentori dell’educazione, dei primi rudimenti di quella che è la scienza del vivere, con se stessi e con gli altri, prima di consentire che persone totalmente scriteriate mettano al mondo individui destinati a sofferenze, sbandamenti e fallimenti.
I casi di persone che, da tale situazione risorgano e mettano in primo piano dignità e orgoglio sono poco conosciuti, a fronte di racconti riccamente dettagliati di storie di genitori che regalano mastoplastiche alle bambine per favorire l’avverarsi del sogno di fama e ricchezza, genitori che mettono il regalo compulsivo sopra ogni altro criterio educativo o dimostrativo di profondo sentimento famigliare. C’è un disorientamento generalizzato carente di ogni linea guida ispirata a buon senso e banali principi solidi e realistici.
Regaliamo ai nostri rampolli illusioni e ci diamo caoticamente da fare per contrastare quanto, della vita, li possa turbare o distogliere dal proprio comodo quotidiano.
Giustifichiamo le loro nefandezze perché sono il riflesso della nostra incapacità a donare loro, semplicemente, una sensazione di pienezza affettiva che troppo contrasta con la fretta e il vuoto delle nostre esistenze.

Gianfranca Fra, autrice di: Delitti e provette


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