Archive for the 'Inediti' Category

PROVA BIKINI di Lucrezia Perrini

Quale donna non ha avuto nella sua vita il desiderio e il timore, al tempo stesso, del ritorno dell’estate, della angosciante prova costume… io no, praticamente mai! Perchè dico così per presunzione, per vanità… no, per certezza. La certezza che ogni anno, al ritorno dell’estate, praticamente nulla era cambiato rispetto alla precedente… sempre le stesse ossa di fuori da esibire! Ogni anno il mio desiderio di riempirmi, di armonizzarmi, di femminilizzarmi, nel senso più intrigantemente maschile del termine, rimaneva vano. Ogni anno c’era sempre lo stesso costume ad attendermi, tanto uno nuovo chi se ne sarebbe accorto. Non posso dire che sia stata una vera sofferenza perchè ero troppo tosta per lasciarmi coinvolgere o magari travolgere però ero molto dispiaciuta, questo sì. Come una ragazzina di oggi che voglia a tutti i costi le scarpe alla moda, quelle firmate che hanno tutte… anch’io volevo quelle rotondità che avevano le mie coetanee, per poterle esibire e soddisfare tutta la mia civetteria, perchè io no!?! Mah! al diavolo quelli che non mi vedevano… anche senza sex appeal, mi cercavano lo stesso perchè ero simpatica. Sono passati gli anni ed io mi sono riempita… di dentro e questo, sì, mi ha dato molta gioia… ah!, ma anche altrove, là dove volevo io, là dove ci tenevo tanto! Tutta la mia civetteria, la mia femminilità, sono state finalmente appagate… Beh, che dire, dopo tanti anni, quest’estate anch’io, ho il problema della prova costume!!! Tre, quattro chili in più e mi sento in sintonia col genere femminile, finalmente anch’io parlo di diete, di ginnastica… faccio la corsetta!!! Adesso ho proprio tutto quello che mi serve… sorridete? Anch’io… però sono tanto tanto felice ! E’ bello essere donna!
Lucrezia… forse con un altro nome sarei stata differente!?!

Lucrezia Perrini

PROVA COSTUME di Daniela Meinardi

Prova costume: facile a dirsi, ma con 55 anni alle spalle, e sulle spalle,  si trovano problemi già solo a scoprire le braccia;  i muscoli se ne stanno andando, la pelle fa delle strane righine negli angoli, e segue la forza di gravità, hai un bel metterti creme e olii, forse con un po’ di abbronzatura!
Daniela se ne stava davanti allo specchio: quello lungo, con i costumi dell’anno prima sul letto, la sua linea: da vestita, non era poi malvagia, sempre in giro in bicicletta, lavoro che richiedeva un certo sforzo fisico, e alimentazione sana le permettevano di avere più o meno lo stesso peso, e la stessa taglia, ma sotto i vestiti: sotto i vestiti era un’altra cosa, si vedeva un sacco di difetti: pelle smorta e cadente, piccoli nei e macchioline nuove di zecca, la cellulite, le vene varicose!
Basta!!! Quest’anno solo montagna! belle camminate, nel verde, ruscelli, cime innevate, il cane che ti accompagna, lo zaino con un buon libro, già ma un buon libro è bello leggerlo anche sulla spiaggia, dopo aver fatto una bella nuotata ristoratrice, e al mare ci sono le serate a passeggio con quei bei vestitini leggeri e setosi, e poi c’è il mare: una sensazione unica di vita e di movimento; qualcosa che non si può domare, ma solo farsi portare, sai cosa ti dico: mi metto il costume, e se non ti piace puoi pure guardare altrove, io per me spero di poter indossare il costume anche a 100 anni!

Daniela Meinardi

“PROVA BIKINI” – INVITO ALLA SCRITTURA

Alle amiche che amano scrivere, ecco un invito su un tema estivo. Un tema leggero, frivolo se vogliamo, ma sul quale, sicuramente, ognuna di noi ha qualcosa da dire.
Con i pensieri, i discorsi tra sé e sé, i dubbi e le considerazioni che si fanno davanti allo specchio, si potrebbero riempire pagine e pagine. Noi vi chiediamo solamente un massimo di 30 righe di word.

Inviate il vostro brano all’indirizzo e-mail amicidineos@gmail.com entro il 21 giugno (non dimenticate di indicare il vostro nome!).

Tutti i brani verranno pubblicati sul blog https://felicidileggere.wordpress.com

Buona scrittura!

Nicoletta

immagine tratta dal sito
www.ciemmerre.com/…/page/2/

“Il viaggio” di Riccardo Marchina

Gli aerei che volano al crepuscolo commettono peccato perché violano la pace del cielo. Disturbano il fragile equilibrio del cosmo e fanno tremare le stelle anche quando non è la notte di San Lorenzo. La luna riflette la luce del sole in questo spicchio di mondo. Illumina le parole e gli schiamazzi della gente che tira tardi e di andare a dormire non ne vuole sapere. Ogni discorso è un frammento di storia e di vita vissuta. Ogni gemito è angoscia o serenità, divertimento o preoccupazione. Milioni di parole sono solo banali pettegolezzi, fiato e letteratura sprecati; altre risultano fondamentali per tenere in piedi il cielo. Ma questo è noto solo agli iniziati, a coloro che ricordano ancora di alzare la testa e godere dello spettacolo celeste. I pensieri più vari e assai disordinati, proprio come appaiono gli astri, accompagnano Asra sdraiata al buio. La intrattengono, quasi come una musica soave che conquista la sua mente nomade.
Sdraiata su un giaciglio di fortuna sul cassone di un carro in legno scoperchiato, Asra è solita addormentarsi in questo modo. Naturalmente predilige l’estate perché può farlo all’aperto e può godere dello spettacolo offerto dal soffitto del mondo. In una notte così ventilata, poi, è anche estranea al fastidio delle zanzare e agli odori molesti della latrina ricavata poco più in là.
Il carrozzone è scrostato dall’insistenza delle intemperie affrontate nel corso i lunghi anni in cui ha girovagato per l’Europa intera, ma è ancora un buon ricovero. Da uno dei paletti che servono per montare il tendone utilizzato in inverno, come capotte del mezzo, parte un filo dritto e bianco su cui sventolano stracci stesi, come bandiere di nazioni malconce.
Per terra, non distante dalle ruote, ci sono i tappeti su cui si stenderanno più tardi gli uomini. Loro arrivano sempre a notte fonda, solo quando le dita non riescono più a pizzicare le corde del violino per la stanchezza e l’usura. Se ne tornano solo quando le cantine chiudono e la gente se ne va a dormire ubriaca di vino e d’illusioni più o meno felici, fomentate dalla vita sociale.
Le donne hanno il privilegio di poter riposare prima e, anche se il viaggio non è ancora finito, possono consegnare al domani il loro drabarimòs.
Non ricordo quanto tempo è passato dall’ultima volta che ho incontrato Asra. Non ho presente nemmeno in quale campo o periferia ci siamo incrociati. Chissà, tra cani spelacchiati dall’alopecia e cumuli di rifiuti ammassati sui marciapiedi.
Ma a me piace ricordarla così, mentre guarda verso l’alto le stelle del cielo, dal basso della Camargue, dove si trova, naturalmente di passaggio.
Mi sembra che la nostra amicizia, o meglio direi il nostro contatto, si sia chiuso con un atto informale un ciao, più simile a un “a domani”, che a un vero e proprio addio. E’ buffo che con certe persone ci si congedi con ufficialità un gran numero di volte, per ritrovarsi in qualche modo sempre o intralciarsi di nuovo, e con altre basti un ciao per non vedersi mai più.
La nostra conoscenza è stata più che altro scambio di informazioni… viaggio su due pianeti diversi: il suo quello dei rom (che poi nella sua lingua significa essere umano) e il mio quello dei gagè (semplicemente non rom).
Sono vecchie ciance, se non da bar, da centro d’ascolto o circolo parrocchiale, avvenute una manciata di anni fa.
Oggi lei sa che tra i gagè il posto di lavoro fisso è un miraggio, anche se quando glielo raccontavo non riusciva a capire il perché noi “non rom” ambissimo a farci imprigionare da un ufficio o una fabbrica; condivide l’idea che la letteratura sia una fuga dalla realtà, soprattutto quando questa è sempre uguale e monotona; ha chiaro che gli americani di oggi sono gli antichi romani della notte dei tempi o gli ottomani dell’epoca dei suoi bisnonni.
Abbiamo riso più di una volta della pubblicità passata per la radio di stato negli anni Settanta, recitata da annunciatrici fredde, scazzate e mono-tono. Ci siamo chiesti come certi vecchi possano pensare di curare la cirrosi epatica a colpi di stravecchie di prima mattina al bar della stazione.
Se non mi confondo, per lei il mondo è degli ubriaconi, dei rabdomanti dell’acquavite persi dietro un bicchiere di aceto con il sogno fisso del vino delle nozze di Cana.
Asra mi ha insegnato che la cultura, o meglio la tradizione degli zingari, è imbevuta di bibbia.
Tra le varie storie, come quella dello zingaro anziano e malconcio che si perde i bambini dal carro per tutto il mondo, lampante giustificazione della presenza gitana ovunque; o quella della cottura dell’essere umano, (il nero è troppo cotto, il bianco troppo poco, lo zingaro rosolato al punto giusto), ho saputo anche di credo più profondi. Gli zingari, ad esempio, sono certi della metempsicosi, ovvero della trasmigrazione dell’anima dopo la morte in oggetti, animali, persone o ambienti. Asra percepisce presenze ovunque e parla di esseri demoniaci come Nivasha o Phuvasha, di streghe e spiriti dei morti buoni.  Asra, come tutta la sua gente, è fatalista e karmatica cronica.
Nel suo mondo inafferrabile, compare l’anima di Papusza e della sua poesia… Mi ha insegnato che è la gente che non conta a meritare monumenti. Secondo lei sono solo alcune anime semplici e pure a mantenere in piedi questo mondo sempre più malato. “Allora, i pilastri che servono sono quelli che se ne stanno nascosti sotto terra, nell’anonimato?”, le ho chiesto irriverente io.
Asra ha cercato di farmi capire la pace, come la si deve cercare dentro di noi, e come si diffonde con il pensiero, senza il supporto d’inutili parole, di discorsi ovattati da improponibili e goffi altoparlanti.
Poi, un giorno, se n’è andata a drabarimòs.
Andare a drabarimòs, come mi ha raccontato, vuol dire vagare per chiedere l’elemosina, aiuto, o qualsiasi cosa. Drabarimòs è anche leggere la mano in cambio di compensi.
Asra sostiene che le profezie delle carte o quelle ricavate dalla decifrazione delle pieghe sul palmo bianco di genti pulite, siano utili solo a certe ragazzine, che confondono l’amore con la dissenteria e si lagnano in infiniti sospiri e mal di pancia. Tuttavia, non condivide il mio scetticismo sui fenomeni paranormali e si dichiara dedita alla comunicazione con il divino e l’occulto vero. Ben diversa la sua mente dalla mia. Figlio della religione laica, io credo che la preghiera del mattino corrisponda alla lettura del quotidiano, l’informazione.
“Se vuoi essere saggio, ascolta”, mi ripeteva sempre.
La parola drabarimòs viene da un’antica leggenda, tramandata da un rom kalderash dell’Argentina, probabilmente arrivato dalla Russia. In pratica, la divinità O Del (un dio biblico) avverte i rom di lasciare in fretta e furia il paese in cui si trovano. L’onnipotente ha infatti deciso di punire ferocemente il re dei gagè e tutta la sua gente. Gli anziani nomadi si preoccupano perché sono consapevoli di non avere mezzi per affrontare l’esodo. Ma O Del li rassicura dicendo che potranno ottenere tutto il necessario dalle donne non rom. “L’unico sforzo che vi chiedo è quello di mandare le vostre mogli a farsi consegnare gioielli, vestiti e cibo”. O Del spiega agli anziani che le donne gitane non troveranno resistenza perché si occuperà lui stesso di stordirle nella mente e renderle malleabili. “Prenderete ciò che vi serve per il vostro pellegrinaggio sulla terra”, detta O Del come suo comandamento.
Quando Asra mi ha raccontato questa leggenda ho subito pensato che il viaggio dei Rom non è ancora terminato e immagino questa storia ogni volta che vedo una ragazza ubriaca che sia a una cena, a una festa o a ballare; o quando incontro certe signore distratte e assenti, decisamente restie a capire. Sono situazioni volute da O Del? Poi, medito in tranquillità e cerco l’apparire in lontananza di gonne lunghe a fiori e foulard colorati.
Ogni tanto, immagino che Asra voglia ancora farmi scivolare gentilmente qualcosa  nella mente, che abbia ancora qualche perla da insegnarmi, utile per questo mio cammino… E la cerco fin dove la vista riesce ad arrivare.

Riccardo Marchina, autore de LA PIAZZA DELLA ZINGARA

La nascita di una passione

Chi firma questo brano è un nuovo componente del gruppo di autori Neos. Il suo libro uscirà nei prossimi mesi ma la sua intenzione di collaborare è concreta fin da ora.

Benvenuto, Riccardo e grazie!

Nicoletta

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Tanti anni fa, nella sala d’attesa d’un dentista, lessi un articolo su una rivista, forse l’Europeo, l’Espresso o Gente, assolutamente non ricordo. Ero bambino, non so neppure per quale ragione mi venne in mente di aprire quel giornale per grandi, che reputavo di certo noioso perché senza fumetti o disegni. Non ricordo nemmeno che cosa mi spinse a iniziare proprio l’avventura della lettura.

Fu il mio primo articolo.

Facevo seconda o terza elementare e leggere era il mio punto debole. Sui giornali, al limite, mi riusciva di guardare le fotografie e la pubblicità. Da scuola, portavo a casa belle pagelle, ma al fondo la maestra scriveva sempre: “legge stentatamente”. Odiavo leggere. Odiavo questa parola “stentatamente”, questo termine astruso che non sapevo neppure cosa volesse dire. Lo odiavo perché era molto chiaro a mia madre, che poi mi costringeva, dopo i compiti, ai tempi supplementari, in compagnia dei primi libri di lettura, che contenevano le fiabe di Tolstoj, sottraendomi a preziosi momenti di gioco.

Comunque sia, iniziai a leggere quegli strani codici, chiamati parole, forse anche perché da quel dentista di zona Mirafiori l’attesa era davvero lunga e io morivo dalla noia.

Il giornalista raccontava della sua gioventù e di come diventò reporter. Stando alle sue parole, fu quasi come un gioco. Assisteva ai fatti nella sua città, ne sceglieva qualcuno, preparava la cronaca, e poi la inviava per lettera alla testata locale. All’epoca non c’era ancora internet e tutto avveniva tramite lettera, affrancatura e buca apposita. Con grande piacere questo giornalista, di cui non lessi neppure il nome al termine del brano, si vedeva le epistole pubblicate sotto forma d’articolo, settimana dopo settimana. Un giorno decise di telefonare al direttore del giornale, giusto per scambiare due parole, per capire se il suo sforzo fosse sempre gradito. Questi non volle prendere la chiamata. Lo fece liquidare con una balla, ma gli mandò anche un assegno come compenso. Lui riprovò a contattare il direttore, almeno per dirgli che non voleva soldi, o se non altro per ringraziarlo. Ma trovò sempre il muro di quel mastino della segretaria.

La cosa andò avanti così per diversi mesi, finché gli venne proposta l’assunzione.

Di quell’articolo ricordo soprattutto la seconda parte dove venivano descritte le avventure in Algeria e Viet Nam, incontri con personaggi famosi e vere e proprie inchieste su scandali o crisi planetarie. Tra le parti più toccanti, mi ritornano come vaghi e remoti rottami celesti piombatimi addosso chissà quando, i dettagli delle sensazioni che provò nel camminare sulle strade di Kampala o di Abidjan, dove lui era l’unico bianco in un fiume di neri diffidenti; o per il centro di Algeri, dove fu costretto a prestare molta attenzione per non calpestare le persone accampate sui marciapiedi. Poi gli odori del caldo, delle spezie e del sudore, il non sapere dove andare a dormire, o come trovare un taxi spericolato per arrivare sui campi di battaglia da civile…

“Questo è ciò che voglio fare da grande!”, pensai una volta terminato il pezzo.

Riccardo Marchina

A VETTE ALTISSIME di Lilia Contini

L’amicizia è donna, io la sento e la rispetto molto, fa parte di me stessa, della mia vita, dei miei sentimenti, del mio vissuto, del mio credo! Ho avuto tante amiche nate dai primi incontri sui banchi di scuola e proseguite intonse nel tempo.
L’amicizia è gioia, dolore, condivisione, fraternità, solidarietà, è molto di più: è qualcosa che non conosce distanze, non confini, non differenze sociali, non religiose, non anagrafiche, é un fiore prezioso che può fiorire in chiunque, in qualsiasi momento, luogo, circostanza… appunto alla circostanza mi riferisco quando penso e desidero parlare della mia nuova amicizia con Caterina Migliazza Catalano, nuova amicizia ma non per questo meno profonda, ma è del tutto straordinaria, assolutamente speciale!
Cinque anni fa rimasi colpita dalla scomparsa di un ragazzo diciannovenne sulla strada di Assisi, conobbi il tragico evento durante la trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?”, in questi anni non ho mai dimenticato Fabrizio Catalano e la sua famiglia; quest’autunno la vicenda che non aveva  avuto negli anni esito positivo, fu riproposta nella stessa trasmissione ed io mi raddrizzai improvvisamente dalla poltrona per non perdere una  parola, un risvolto, qualunque cosa; c’erano i genitori ed il fratello di Fabrizio, rimasi così colpita da quella famiglia trafitta al cuore che nella stessa serata decisi di inviare un messaggio di solidarietà; la mia sensibilità verso il dolore era aumentata a dismisura con la perdita del mio amatissimo figlio Stefano, accaduta un anno prima.
Dopo quel messaggio io e Caterina, mamma di Fabrizio ci siamo cercate, ci siamo donate l’una all’altra con doloroso trasporto ed il fiore più bello, più puro, più prezioso, il fiore dell’Amicizia è sbocciato e cresciuto rigoglioso ed appassionato nonostante la distanza Viadana/Torino. La tecnologia ci ha aiutate: ora conosciamo molto l’una dell’altra, ci siamo scambiate fotografie di noi, dei nostri cari, dei nostri animali, delle nostre abitudini, dei  nostri sentimenti, di angoli delle nostre case in cui ci possiamo immaginare, e ci incontriamo spesso anche al telefono aiutandoci a vicenda.
E’ nata veramente un bellissima amicizia, pensavo esclusiva, ma sbagliavo; infatti leggendo il libro  “CERCANDO FABRIZIO-STORIA DI UN’ATTESA  SENZA RESA” mi sono resa conto dell’amicizia dimostrata da Marilù Tomaciello a Caterina, ha dato una tal prova di condivisione e di aiuto, che è riuscita ad innalzare e a sublimare l’Amicizia!
Non solo è accorsa per offrirle una spalla su cui piangere tutte le sue lacrime, ma si è prodigata totalmente  tuffandosi in quel doloroso vortice che aveva coinvolto l’amica, non abbandonandola mai!
Marilù si è spesa in modo totale per Caterina, tanto da pensare e scrivere un libro insieme a lei che ricordasse a tutti coloro che lo leggeranno quanto può una grande amicizia: può coinvolgere, può portare sostegno, speranza, conforto, solidarietà e può tenere abbracciata Caterina, cullandola come una mamma con la sua bambina! Marilù ha cercato di lenire il dolore di quel cuore colpito a morte, ha portato materialmente il suo aiuto organizzativo,  ha portato il suo cuore offrendolo all’amica.
A Marilù e Caterina un grazie per l’ammirevole esempio di una vera AMICIZIA elevata a vette altissime.
Con amicizia, Lilia Contini

8 marzo 2010 – le donne raccontano l’amicizia

All’inizio di questa giornata che per le donne ha un significato particolare, il blog ospita i brani che sono stati inviati da coloro che hanno aderito all’invito alla scrittura diffuso sia su queste pagine che su facebook.

Nel ringraziarvi tutte, una per una, vi auguro un 8 marzo in cui poter ritrovare nel sorriso di una vostra amica, appena conosciuta o che fa parte da tempo della vostra vita, il vostro sorriso.

Nicoletta

p.s. in alto, sulla testata del blog, troverete anche il contributo di un autore Neos,  Pier Giorgio Mora, che invia i suoi auguri a tutte le donne (compresa la sua nipotina di 8 anni, nata proprio l’8 marzo).

Le immagini pubblicate sono state tratte dai seguenti siti:
http://www.countryliving.com
http://www.recover-from-grief.com
home.earthlink.net/~kkandjbates/
community.livejournal.com/femmes_fatale/6209.html
http://www.renc.igs.net/~tcollier/One Flaw In Women Text.htm
http://www.more.com/2009/2930-independent-women–friends-open-a
weblogs.baltimoresun.com/entertainment/dining/reviews/blog/2008/07/
www2.worthingtonlibraries.org/teen/blog/index.cfm?catID=6
http://www.cancervic.org.au/preventing-cancer/attend-screening/cervical_cancer_screening/hpv_vaccine
orsoifeel.wordpress.com/2009/07/08/today-i-need-a-hug
http://www.ncjrs.gov/html/ojjdp/172875/page6.html
voceoperaia.style.it/archive.php?y=2008&m=03
blogs.marinij.com/katwilder/2008/08/

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