Archive for the 'Dietro le quinte' Category

DONNE AMICHE

Ecco, è iniziato un nuovo anno da dedicare a tutte noi, da usare bene, giorno dopo giorno, procedendo verso il prossimo 8 marzo.

Vorrei ringraziare le amiche  che hanno visitato e ancora stanno visitando il blog, che hanno letto i brani e lasciato un commento.

Desidero ringraziarvi attraverso le parole di una nuova amica: Maria Varano.

“A tutte voi…

Non lasciate che luci artificiali disegnino di voi ombre deformate e irriconoscibili,

sapevate ballare prima che vi portassero via il corpo,

sapevate cantare prima che vi portassero via la poesia,

sapevate sognare prima che…

Se davvero cercate qualcosa

non guardate lontano,

è nelle vostre mani

il segreto della magia”.

Maria Varano

————

In alto, sulla testata del blog, troverete anche il contributo di un autore Neos,  Pier Giorgio Mora, che ieri ha inviato i suoi auguri a tutte le donne (compresa la sua nipotina di 8 anni, nata proprio l’8 marzo).

Nicoletta

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8 marzo 2010 – le donne raccontano l’amicizia

All’inizio di questa giornata che per le donne ha un significato particolare, il blog ospita i brani che sono stati inviati da coloro che hanno aderito all’invito alla scrittura diffuso sia su queste pagine che su facebook.

Nel ringraziarvi tutte, una per una, vi auguro un 8 marzo in cui poter ritrovare nel sorriso di una vostra amica, appena conosciuta o che fa parte da tempo della vostra vita, il vostro sorriso.

Nicoletta

p.s. in alto, sulla testata del blog, troverete anche il contributo di un autore Neos,  Pier Giorgio Mora, che invia i suoi auguri a tutte le donne (compresa la sua nipotina di 8 anni, nata proprio l’8 marzo).

Le immagini pubblicate sono state tratte dai seguenti siti:
http://www.countryliving.com
http://www.recover-from-grief.com
home.earthlink.net/~kkandjbates/
community.livejournal.com/femmes_fatale/6209.html
http://www.renc.igs.net/~tcollier/One Flaw In Women Text.htm
http://www.more.com/2009/2930-independent-women–friends-open-a
weblogs.baltimoresun.com/entertainment/dining/reviews/blog/2008/07/
www2.worthingtonlibraries.org/teen/blog/index.cfm?catID=6
http://www.cancervic.org.au/preventing-cancer/attend-screening/cervical_cancer_screening/hpv_vaccine
orsoifeel.wordpress.com/2009/07/08/today-i-need-a-hug
http://www.ncjrs.gov/html/ojjdp/172875/page6.html
voceoperaia.style.it/archive.php?y=2008&m=03
blogs.marinij.com/katwilder/2008/08/

8 marzo 2010 – le donne raccontano l’amicizia

All’inizio di questa giornata che per le donne ha un significato particolare, il blog ospita i brani che sono stati inviati da coloro che hanno aderito all’invito alla scrittura diffuso sia su queste pagine che su facebook.

Nel ringraziarvi tutte, una per una, vi auguro un 8 marzo in cui poter ritrovare nel sorriso di una vostra amica, appena conosciuta o che fa parte da tempo della vostra vita, il vostro sorriso.

Nicoletta

Le immagini pubblicate sono state tratte dai seguenti siti:
http://www.countryliving.com
http://www.recover-from-grief.com
home.earthlink.net/~kkandjbates/
community.livejournal.com/femmes_fatale/6209.html
http://www.renc.igs.net/~tcollier/One Flaw In Women Text.htm
http://www.more.com/2009/2930-independent-women–friends-open-a
weblogs.baltimoresun.com/entertainment/dining/reviews/blog/2008/07/
www2.worthingtonlibraries.org/teen/blog/index.cfm?catID=6
http://www.cancervic.org.au/preventing-cancer/attend-screening/cervical_cancer_screening/hpv_vaccine
orsoifeel.wordpress.com/2009/07/08/today-i-need-a-hug
http://www.ncjrs.gov/html/ojjdp/172875/page6.html
voceoperaia.style.it/archive.php?y=2008&m=03
blogs.marinij.com/katwilder/2008/08/

8 marzo 2010 – le donne raccontano l’amicizia

All’inizio di questa giornata che per le donne ha un significato particolare, il blog ospita i brani che sono stati inviati da coloro che hanno aderito all’invito alla scrittura diffuso sia su queste pagine che su facebook.

Nel ringraziarvi tutte, una per una, vi auguro un 8 marzo in cui poter ritrovare nel sorriso di una vostra amica, appena conosciuta o che fa parte da tempo della vostra vita, il vostro sorriso.

Nicoletta

Le immagini pubblicate sono state tratte dai seguenti siti:
http://www.countryliving.com
http://www.recover-from-grief.com
home.earthlink.net/~kkandjbates/
community.livejournal.com/femmes_fatale/6209.html
http://www.renc.igs.net/~tcollier/One Flaw In Women Text.htm
http://www.more.com/2009/2930-independent-women–friends-open-a
weblogs.baltimoresun.com/entertainment/dining/reviews/blog/2008/07/
http://www.123greetings.com/events/best_friends_day/women_friends/women8.html
www2.worthingtonlibraries.org/teen/blog/index.cfm?catID=6
http://www.cancervic.org.au/preventing-cancer/attend-screening/cervical_cancer_screening/hpv_vaccine
orsoifeel.wordpress.com/2009/07/08/today-i-need-a-hug/
blogs.marinij.com/katwilder/2008/08/

Il regalo

La barba bianca si alzava e si abbassava al ritmo regolare del respiro. La luce filtrava attraverso le aperture a cuore delle imposte e illuminava la coperta di lana rossa.
Il ticchettio della sveglia dominava la stanza. Poi lo squillo, improvviso, forte, travolgente.
Aprì gli occhi e se li strofinò, spense la sveglia. Era giunto il gran giorno. Anche questa volta provò un brivido nel pregustare la gioia di alzarsi in volo nel cielo.
Scese dal letto e lo sguardo gli cadde sulla pila di lettere ammucchiata sulla scrivania di fronte alla finestra. Aveva finito giusto in tempo di leggere le ultime richieste e di trasmettere le ordinazioni al laboratorio. La sera precedente il suo aiutante-capo aveva consegnato l’ultimo carico.
Sul ripiano di legno lucido restava solo una piccola busta chiusa. Come ho fatto a non notarla prima? Si chiese e l’aprì.

Caro Babbo Natale,
avrai davvero molto da fare ogni anno per accontentare tutti i bambini.
Per me non ti chiedo nulla, sono un bambino fortunato e ho tanti giochi. Però vorrei farti una domanda. Tu, cosa vorresti come regalo di Natale?
Ti mando un grosso bacio.
Mattia

Si grattò la barba perplesso, era una domanda che non si era mai posto. Già, che regalo avrebbe preferito?
Si sedette sulla sedia a dondolo, con il foglio in mano e iniziò a pensare agli anni della sua infanzia.
Come suo padre e il padre di suo padre prima di lui, aveva iniziato da piccolo a lavorare nel laboratorio, prima guardando gli artigiani, poi imparando da loro l’arte della fabbricazione dei giocattoli. Durante l’adolescenza si prendeva cura delle renne e trascorreva molto tempo nel deposito delle slitte per verificare che fossero in perfetto stato, riparava, sostituiva, tirava a lucido, non si fermava un momento.
Quando la barba iniziò a spuntare, fu la volta delle lezioni di volo, mesi e mesi di allenamento, prove di decollo e di atterraggio, studio delle mappe e delle rotte.
Erano trascorsi molti anni e il suo lavoro era diventato la sua vita. Lo amava e non chiedeva altro.
Ma tu, proprio tu, cosa vorresti? chiedeva Mattia. E lui non sapeva rispondere.
Cosa vorrei?  Vorrei… vorrei…
E un ricordo affiorò dal passato: sua madre lo teneva sulle ginocchia, seduta sul divano, aveva un libro aperto e leggeva ad alta voce. Lui era piccolo e guardava le figure. Era una storia che gli piaceva molto ma non ne ricordava la fine.
Vorrei un libro, si disse, vorrei tempo per sedermi sul divano e leggere la fine della storia.
Si alzò di scatto lasciando la sedia dondolare a lungo mentre dalla porta spalancata della camera da letto si udivano i suoi passi che facevano vibrare i gradini che conducevano al laboratorio.
Quella notte, le slitte fecero fatica a sollevarsi dal suolo, erano cariche oltre ogni limite, furono utilizzate tutte, anche quelle di riserva da sottoporre alla revisione annuale.

La mattina di Natale, Mattia trovò un pacchetto sotto l’albero. E un biglietto.

Caro Mattia,
la risposta alla tua domanda è nel pacchetto, questo è il mio regalo per te.
Babbo Natale

La mamma di Mattia si sedette sul divano, aprì il libro e iniziò, ad alta voce, a leggere.
Nello stesso momento, in tante altre case di tanti e tanti paesi del mondo, un papà o una mamma fecero la stessa cosa.
E tante e tante e tante altre persone si sedettero sorridendo con il libro contenuto nel pacchetto trovato vicino all’albero, lo aprirono e iniziarono a leggere.

Nicoletta

La carica dei cinquecento

Nello stesso periodo in cui il blog muoveva i suoi primi passi, è stato creato su Facebook il profilo Amici di Neos.

Tutti gli autori Neos sono stati i primi “amici” a far parte del gruppo e via via si sono aggiunti gli amici degli amici con diramazioni negli ambienti del cabaret, dello spettacolo, della scrittura. Poi, gli amanti della lettura, a tutti i livelli, di tutte le latitudini, e coloro che fanno parte del mondo dell’editoria.

Come per il blog, oltre alla segnalazione degli eventi  sono state ideate rubriche fisse che periodicamente appaiono sul profilo. VOCABOLIBRO: frasi, aforismi, citazioni sui libri e LEGGERE E’ DONNA: immagini tratte dalle produzioni artistiche di ogni epoca.

Ora siamo più di cinquecento.

Grazie a tutti gli “Amici di Neos”!!!

Nicoletta


Gli amici non sono né molti né pochi, ma in numero sufficiente.

(Hugo Von Hofmannsthal)

Spiaggia

Era quella con i colori più belli: il verde scuro della macchia che tappezzava le alture, il bianco della sabbia e le almeno tre tonalità di azzurro del mare. Capo Ricuddi con la sua torre, unica traccia dell’opera dell’uomo, chiudeva a destra il panorama. Proprio davanti alla spiaggia c’era un isolotto che occupava con la sua mole la parte centrale dell’orizzonte.
Aveva deciso di trascorrere l’intera giornata al mare distesa sul lettino sotto l’ombrellone con un libro aperto davanti. Voleva dedicarsi al suo passatempo preferito: osservare. Nessuno avrebbe sospettato che attraverso gli occhiali da sole, invece di leggere, lei non si sarebbe lasciata sfuggire nemmeno un particolare.
Sistemò il pareo sul lettino, si sfilò le infradito, sedette e con gesti un po’ impacciati si tolse il caftano. La crema l’aveva già spalmata in camera, prima di colazione, in questo modo avrebbe potenziato l’azione protettiva, e poi era così fastidioso avere quell’unto sulle mani che, non si sa come, finiva sempre col trovarsi ricoperte di sabbia.
Non le restava che sdraiarsi e iniziare.
Non era, per fortuna, una di quelle spiagge infestate da bambini urlanti e da madri prive di ogni pietà per le orecchie dei vicini di ombrellone: gli occupanti erano per lo più adulti con una buona percentuale di giovani donne e giovani uomini che facevano bella mostra di sé sulla battigia, che attraversavano la passerella diretti al piccolo chiosco, che giocavano coi racchettoni nei pochi spazi rimasti liberi.
Sui lettini restavano mature e rotonde signore in costumi dai colori cupi, qualche viso pallido dalla pelle delicata e qualche altra ragazza come lei, con troppi chili in più per sentirsi a suo agio. Ce n’era una due ombrelloni più in là, il suo sguardo era tra il triste e il rassegnato, si copriva gli occhi con una mano per vedere qualcuno che, in acqua, la salutava e le faceva segno di raggiungerlo, non si era nemmeno tolta il prendisole.
Due file più indietro un’altra proprietaria di forme più che giunoniche fornita di compagno longilineo stava soffiando in un bicchierino per raffreddare il caffè che lui le aveva appena portato. Anche a lei sarebbe piaciuto bere un caffè ma solo il pensiero di alzarsi in piedi, rinfilarsi il caftano, arrivare al chiosco sotto gli occhi di tutti e ritornare le fece scomparire all’istante la voglia, meglio distrarsi con l’osservazione.
Gambe snelle, pelli ambrate, bikini colorati e ridottissimi, glutei di velluto: ecco cosa veniva offerto agli sguardi maschili quella mattina. Era tutto un gioco di occhiate, i fortunati partner di tali meraviglie viventi erano fieri di esibire la loro donna e nel contempo non si lasciavano sfuggire nulla di ciò che veniva mostrato altrove. Del resto, gli occhi sono fatti per guardare, no?
Decise di procedere in maniera ordinata partendo da un lato della spiaggia e spostando progressivamente la visuale: sulla riva, una sirenetta si faceva fotografare dal fidanzato, bikini turchese che spiccava su un’abbronzatura perfetta, non si vedevano segni bianchi, catenina d’argento alla caviglia, capelli biondi e ricci raccolti in una coda alta. Si atteggiava a modella, braccia dietro la testa click, mano sui fianchi e labbra sporgenti click, sorriso malizioso e gamba piegata tipo fenicottero click. Poi fu la volta delle foto in acqua: sdraiata sul bagnasciuga lambita dalle onde click, supina click, prona click. Per togliersi la sabbia di dosso la sirenetta si tuffò in acqua seguita a ruota dal fidanzato in un viluppo di braccia e gambe. Sembravano calamitati, quei due.
In prima fila sotto l’ombrellone, una bruna mozzafiato in posizione orizzontale si faceva spalmare la crema, si era tolta il reggiseno e il fortunato fruitore di quel corpo, con la scusa della crema, le metteva le mani dappertutto insistendo particolarmente sull’interno coscia.
Tre lettini più in là una venere dalla pelle nera si stava sistemando il tanga. I laccetti scendevano dai fianchi e si riunivano al centro dove un filo si perdeva tra le natiche. Il seno era a stento contenuto da due triangoli striminziti. Ad ogni suo movimento, il brillante che portava all’ombelico mandava bagliori intermittenti attirando, come se ce ne fosse stato bisogno, l’attenzione su di lei. Il suo compagno: bianco, maturo e ricco quanto basta, la guardava rapito dall’estasi.
Da lontano le giunse una specie di miagolio, una voce femminile alta e fastidiosa. Si guardò intorno e, dopo un po’ riuscì a individuarne la proprietaria: una rossa lentigginosa e filiforme non smetteva di gesticolare rivolta al paziente consorte a cui non restava che annuire facendo ben attenzione ad essere sincronizzato con il tono di voce di lei che si alzava e si abbassava in un lungo monologo.
Si gustò la scena fino a quando finalmente la rossa sembrò calmarsi e dopo aver indossato un paio di occhiali da sole da diva anni ’30 si sdraiò sul lettino concedendo all’uomo un po’ di tregua.
Ritornò con lo sguardo alla bruna che era ancora oggetto delle attenzioni dello spalmatore folle: i suoi gesti le ricordavano un servizio che aveva visto in televisione sulla stagionatura del prosciutto crudo in cui mani maschili in primo piano cospargevano accuratamente di pregiato grasso di maiale ogni coscia già preparata per la fase di asciugatura.
La sua attenzione si spostò su un gruppo di donne a mollo con l’acqua a metà gamba. Abbronzate e ciarliere indossavano quelli che le riviste di moda e attualità definiscono bikini-gioiello: concepiti in modo da restare al loro posto solo a patto di rimanere pressoché immobili e talmente incrostati di strass, pietre, lustrini, perline che non sono davvero l’ideale per bagnarsi. E poi, per quale motivo rovinare tali autentiche meraviglie?
Ricordò che spesso aveva notato che le donne, specie quelle piuttosto appariscenti, non vanno al mare per nuotare. Si installano con le loro pari al massimo a tre metri dalla riva e si confidano, guardano, commentano tra loro in una versione esibizionista e occidentale dell’hammam ma di fare il bagno o nuotare no, proprio non se ne parla. Al massimo, quando hanno il compagno a portata di mano, gli si avvinghiano al collo e restano lì, appese al loro salvagente umano con l’acqua che a malapena arriva alle spalle. Mostrano un timore malizioso accompagnato da gridolini infantili. Che sia verità o finzione poco importa:  al giorno d’oggi le occasioni offerte agli uomini per far emergere il loro ancestrale istinto di protezione e possesso sono così rare che un contentino, almeno in vacanza, bisogna pur concederlo.
Improvvisamente si accorse che il rumore delle onde che faceva da sottofondo non era più lo stesso, sembrava che qualcuno avesse alzato il volume. Anche gli altri se ne accorsero e la spiaggia si immobilizzò per un attimo come in un fermo-immagine. Lei si alzò in piedi per vedere meglio quando dall’acqua si alzò un urlo stridulo seguito da un altro e poi da un altro ancora. Alcuni uomini si tuffarono e iniziarono a procedere verso il largo.
Qualcosa si muoveva in superficie e si avvicinava. La prima a sparire fu la sirena bionda, strappata dalle braccia del compagno che cercava di aiutarla a raggiungere il bagnasciuga. Gridando venne tirata sotto. Ormai tutti si affollavano sulla riva, terrorizzati e impotenti.
Le donne che stavano chiacchierando in acqua cercarono di uscire urtandosi e spingendosi a vicenda. Una di loro cadde all’indietro e facendo una scia di schiuma gorgogliante si inabissò. Le altre tentarono di afferrarla ma nessuna di loro riuscì a toccare la riva. Vennero inghiottite una dopo l’altra nella scia di schiuma che le trascinò in profondità.
Si vide un gigantesco tentacolo grigio-argento uscire dall’acqua. Velocissimo ghermì la bruna con tutto il lettino  che in un attimo sparì tra le urla di lei. Il compagno restò impietrito accanto al posto vuoto, ancora con il tubo di crema in mano.
La nera in tanga era in piedi sulla riva, curiosa e inorridita al tempo stesso si faceva scudo con il corpo del partner. La punta del tentacolo le artigliò la caviglia e la prese con sé. Un altro tentacolo raggiunse la rossa che, con gli occhi sbarrati e la bocca spalancata venne trascinata sulla sabbia e, senza emettere un suono, scomparve in acqua.
Il gorgoglio si spense. Il rumore delle onde tornò quello di sempre.
Tutto era durato pochi istanti.
Gli uomini che si erano tuffati erano illesi. Le donne superstiti si cercarono con lo sguardo. Sulla spiaggia erano rimaste lei, la ragazza in prendisole e l’altra donna che stringeva ancora tra le dita il bicchierino di caffè. Si fissarono senza parlare e insieme individuarono una alla volta le mature signore dal viso impallidito sotto l’abbronzatura, in piedi accanto ai lettini.
C’erano tutte.

Nicoletta


FACEBOOK – AMICI DI NEOS

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pubbli_volario Illustrazione di Valeria Tomasi
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