Archive for the 'Autori allo specchio' Category

Il senso della qualità della vita

In coda, al casello di ingresso della tangenziale, mi chiedo se stiamo perdendo il senso della misura; sto andando al lavoro e mi sento diversa da tutti gli altri giorni, eppure il percorso è sempre il medesimo, l’auto pure, io idem. La giornata però è iniziata in modo diverso, rispetto a tutti gli altri giorni. Ieri sera sono stata al rosario di una mia amica di gioventù, nonché vicina di casa.
Ieri sera la nostra parrocchia era piena di tutte le persone che hanno voluto bene alla mia amica.
La mia anziana mamma non se l’è sentita di venire al rosario e questa mattina ha voluto salutare la persona che ci ha lasciato andando sotto casa sua, prima  che il carro funebre la portasse via per sempre da quella casa, dai suoi affetti più cari, da noi vicini e amici. Sono andata anche io a tenere compagnia alla mia fortissima mamma ottantacinquenne, ho sentito che dovevo stare vicino a lei e soprattutto volevo salutare per l’ultima volta la mia amica. Per motivi di lavoro non potevo andare al funerale. Sono stata lì, di fianco a mia mamma in attesa. In un attimo ho visto scorrere immagini felici di noi ragazzetti correre in quei prati che, per fortuna, nella mia zona sono rimasti tali.
Il sorriso della mia amica vinceva su tutti i nostri, lei quando rideva, rideva di voglia e di cuore.
Ed ora lei non c’è più. Accompagno mia mamma a casa, devo andare di corsa in ufficio.  Dopo, in coda al casello penso al maledetto tumore che ha spento la vita della mia amica. Piango. Me ne sbatto che i vicini di auto mi vedano.
Fra le lacrime vengo attratta da uno spettacolo inconsueto: due corsie più in là c’è un grosso camion fermo, sul quale sono stipati dei poveri polli all’interno di gabbie piccolissime. Li osservo, con gli occhi un po’ umidi, alcune povere bestie si muovono appena, altre sembrano già morte. Non c’è spazio in quelle gabbie. Scuoto la testa e mi dico che non è possibile e in quel momento la mia mente fa un aggancio terribile: ‘ ….noi mangiamo quella carne, ci nutriamo di quei polli, polli che non sanno che cosa significhi correre liberi in un’aia, becchettare a terra il mangime, avere un minimo spazio in cui muoversi, noi mangiamo una carne arrabbiata. Da dove vengono i tumori? Quali ne possono essere le cause? A livello energetico che  cosa ci può dare una nutrizione che alla base ha un quid energetico di rabbia, di sofferenza, di ingiusta oppressione? Dicono che il tumore parta da una cellula che impazzisce in noi, credo che la tesi sia sempre questa e se questa fosse una vendetta di madre natura che, amando la nostra  vita più di quanto la amiamo noi, ci vuole semplicemente dire di tirare il freno, di smetterla di  anteporre il guadagno alla salute, di fare attenzione e riprendere il senso della misura? Della misura della nostra vita…’
Arrivo alla cassa, pago e riguardo ancora una volta quel camion pieno zeppo di polli semimorti che fra poco saranno esposti su banconi di supermercati e negozi diversi. Penso alle lacrime di mia mamma quando con la mano salutava il feretro e mandava un ultimo bacio alla mia amica, penso a me ed ai miei turbamenti irrisolti e, come sempre faccio in questi casi, penso al valore della vita.
Vorrei scendere dalla macchina ed aprire tutte quelle gabbie. Non servirebbe a nulla, quei poveri polli intontiti e sofferenti morirebbero tutti schiacciati dalle auto in corsa. Mi sento soffocare da un sistema che non ha senso, che non dà importanza alla qualità della vita. Mi dirigo al lavoro con l’intenzione di condividere questo momento di riflessione e ripromettendo a me stessa di vivere nel miglior modo possibile ogni attimo che la vita vorrà concedermi da oggi in poi.
Un paio di giorni dopo (che strano, proprio nella settimana del mio onomastico, quasi come se la vita volesse ricordarmi di esistere, di esserci, di farmi un regalo ogni tanto anche solo con il pensiero consapevole di esserci), purtroppo la vita strappa a tutti noi un’altra persona cara. Ancora adesso, ora mentre scrivo, non me ne rendo conto. Non si possono perdere due amiche, tutte e due nella stessa settimana, non è giusto vero?! E’ difficile arrendersi a queste strane coincidenze, è difficile accettarle senza fare una lacrima. Impossibile ed infatti io scrivo fra le lacrime. Anche lei era bella, il suo sorriso illuminava tutti noi. Sorrideva anche quando non era felice. Io non sono mai stata così brava; quando sono triste se ne accorgono persino le pietre. Ecco che cosa ho imparato dalle mie due amiche che non ci sono più. Ho imparato che devo smetterla di prendermela eccessivamente quando le cose non vanno come vorrei, devo semplicemente accettarlo. Sono sconnessa mentre scrivo, la mia anima è scossa da tutto questo dolore che mi appare senza senso. Le mie amiche mi mancano, so che mi mancheranno sempre. Non le vedevo spesso, sapevo che c’erano. Due donne straordinarie con una cosa in comune: il sorriso dolce. Un modo di onorare e sorridere alla vita che ho sempre ammirato in entrambe. La prima portata via da un tumore e la seconda da tre infarti da fumo (questa la diagnosi dei medici). Perché si fuma? Perché si fuma così tanto? Perché si ha bisogno di mettere del fumo velenoso dentro ai nostri polmoni, dentro di noi? Che cosa si tenta di cacciare dentro, insieme al fumo? La prima risposta ovvia che mi arriva è il dolore per quelle cose che non vanno, che non vanno come si vorrebbe e si è così bravi dal non dar a vedere la sofferenza, non si piange, non se ne parla più di tanto. Solo le persone che ci amano di più ne sono consapevoli e ci dicono di non fumare, di buttare le sigarette, questo di sicuro veniva detto anche a lei, alla mia amica che fumava così tanto…
So che non è il massimo assumere il ruolo di vittima e piangere sulle spalle degli altri, credo però sia umano condividere gli stati d’animo con i propri cari,  penso non ci si debba vergognare delle proprie sensibilità.
A monte di un tumore e di tre infarti ci sono cause ed effetti scatenanti, come le problematiche famigliari irrisolte, i litigi con le persone che amiamo di più, la mancanza di un lavoro, una non attenzione alla dieta, al nostro fisico, a quei rapporti sentimentali  che ci devastano e potrei continuare all’infinito ma, in assoluto prima di tutto,  credo che quando il nostro fisico si ammala è perché in qualche modo noi, in prima persona, abbiamo smesso di amarlo, forse per pensare a tutto il resto, a tutte quelle  cose che non vanno. Siamo noi che abbandoniamo noi stessi, ecco perché ci ammaliamo. Ci vuole molta grinta per stare al mondo, per continuare ad andare avanti, per non mollare, ci vuole molto amore per farcela.
Le mie parole di oggi, sconnesse ed addolorate, forse non servono a nulla, di sicuro non possono riportare in vita le mie due amiche, se non attraverso il ricordo dei loro due bei volti sorridenti. Nel mio piccolo vorrei che queste parole fossero spunto per una riflessione,  per un momento di attenzione verso la vita, verso noi stessi, verso le persone che amiamo e verso quelle che abbiamo più vicino, per amarle ora, adesso che ci sono e non quando non potremo più abbracciarle o fare loro gli auguri di Buon Natale…
Io vorrei davvero che ci si fermasse  un attimo per accarezzare la nostra anima errante, per dirci bravi subito dopo aver commesso un errore, per poterci regalare un sorriso anche quando non ci piacciamo per nulla, per poterci concedere un sorso di acqua fresca ed un semplice pezzo di pane. Io vorrei davvero che ci si fermasse un attimo per comprendere a fondo quanto sia grande il dono della Vita. Sì, vorrei che la vita riacquistasse il valore che ha per tutti, vorrei che ci si fermasse per contemplare un momento di semplicità come un tramonto, un arcobaleno, lo sguardo di un bambino e vorrei che in tutto questo non ci si dimenticasse di noi stessi, del nostro cuore che batte e batte e batte, cuore che è da ringraziare per ogni suo battito.
Dedicato a tutte le persone care che in questi giorni hanno sofferto come me: non perdiamo il senso della misura della qualità della nostra vita. Ora abbiamo due angeli in più che ci aiuteranno nel farlo, onoriamo la vita anche per Loro.
Daniela Lovera.

Le alchimie della vita

… Una passeggiata in centro con un caro amico, dopo un pò lui mi chiede una copia del mio primo libro.
S’intitola “Vento” ormai lo sapete tutti o quasi. Mai dare nulla per scontato!
Vuole regalare il mio libro (che onore!) ad una sua amica… e poi, e poi è passato tanto tempo da allora e ne sono successe tante.
Ho incontrato due donne ed ho capito subito che erano in gamba, mi sono piaciute immediatamente; credo di essere piaciuta loro. Con il tempo ho capito che per alcune alchimie è preferibile essere in “tre”. Il numero perfetto!
Ed ora il mio “Vento” soffia sulla mia esistenza e muove le pagine del mio secondo libro, che a brevissimo vi presenterò! Dio mio, la Vita è proprio bella!
Ah, dimenticavo, il mio caro amico si chiama Angelo.

Daniela Lovera, autrice di: Il circolo degli dei

Creare è scrivere. Scrivere è creare

Anni di attesa, molti tentennamenti e troppa paura, ma la perseveranza non mi

abbandonava, con il suo pungolo frequente.

Il mio cuore è fatto così: non può fare a meno di ascoltare, eppure non ha neanche le orecchie!

Ed ora sto per stringere fra le mani il mio primo libro (il mio primo libro portato

alla ‘luce del sole’). Mi sento come una mamma, in attesa di stringere la sua creatura fra le mani e mi accorgo invece, di quanto sia stata ri-creata io, scrivendo.

Sento di dover dire un ‘grazie’ o forse molti più di uno.

Troverò il tempo ed il modo per farlo di persona e come piace a me, per ora ringrazio le invisibili orecchie del mio cuore!

 

25 marzo 2009

 

Daniela Lovera, autrice di: Il circolo degli dei


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