LA MIMOSA (per il compleanno di Giuliana)

Dio era stanco.  Aveva finito di plasmare Eva. Da allora continuava a domandarsi se era cosa buona, e non riusciva a rispondersi.  Era il settimo giorno, e doveva riposarsi.
La sua stanza era molto in disordine.  C’erano prove di alberi, modellini di animali, dei disegni delle maree, pile di cose diverse accanto al suo giaciglio.  Giaciglio? Non un semplice letto?
No, giaciglio, un posto per riposare e dormire, il letto era ancora di là da venire.  Al letto forse avrebbero pensato Adamo ed Eva, lei gli aveva chiesto:  “Ma dove dormirò?  Dov’è la nostra camera da letto?” e lui burbero aveva risposto:  “Dovete pur fare qualcosa anche voi”. E lei aveva sorriso in modo enigmatico.
Doveva dire che era stato piuttosto soddisfatto della sua settimana.  La cosa che lo aveva entusiasmato di più era stato il terzo giorno, quando disse; “La terra produca germogli, erbe che producano seme….” e aveva visto un fiorire di erbe, piante, cespugli, una meraviglia.  Gli era rimasta impressa una pianta, non grande, con foglie lunghe e strette, e fiori che sembravano palline, verdi come le foglie.  Faceva tenerezza, quella pianta.
Arrivò al giaciglio, si distese, chiuse gli occhi e si disse:  “Adesso è il settimo giorno, proviamo a dormire”.
Ma non riusciva, nel dormiveglia vedeva Adam che vagava per l’eden, solo: “Ma io gli ho dato una compagna, a quel testone, perché non è con lei?” Vedeva il leone riposare con la leonessa, il granchio con la granchia, il pipistrello era sveglio, ma svolazzava con la pipistrella.  “E quello scemo?”.
Tese l’orecchio e senti Adam lamentarsi: “Siate fecondi, ha detto il Signore, chissà cosa vuole dire, la donna mi ha piantato in asso, mi ha detto lavati, cosa vuol dire, adesso non la vedo più, sono ancora solo, uffa, ma perché? Perché?”.
“Mi tocca alzarmi”, disse Dio. Mettendo il piede a terra urtò in un barattolo di colore giallo, gliene era avanzato un po’ quando aveva fatto il sole, e non sapeva dove metterlo.
Non ci badò, tirò vicino una nuvola e ci si accomodò per scendere sulla Adama, la terra.
Un viaggio breve ed atterrò vicino alla pianta che gli piaceva tanto e si fermò colpito dal cambiamento: su di essa era colata la vernice gialla avanzata dall’aver fatto il sole. E adesso le palline verdi erano diventate gialle, anche se era buio le vedeva luminose, si disse: “Ma guarda, che belle.  Chiamerò questi rametti mimos*”.
Trovò Adam in riva al fiume:  “Lavarmi, mi ha detto, ma se sono nuovo e pulito”.
“Adam”. Adam si impaurì: “Cosa vuoi, Signore? Non dovevi riposare?”.
“Ma se tu continui a lamentarti non riesco a prendere sonno. Perché ti lamenti?”
“Quella non mi vuole, prima mi ha detto che devo lavarmi, poi mi ha detto che puzzo. Ma cosa ne so, io?”.
“E tu entra nel ruscello, zotico, poi quando esci corri un po’ così ti asciughi, poi va da lei e dille: Eva, la sola donna della mia vita”. Dio si fermò un attimo scuotendo la testa: “Forse è meglio che tu non le dica niente,  quando sei asciutto avvicinati a lei e dalle un ramo di quella pianta dove è colato il sole, prendine un ramo, si chiama mimos, no, quello non è un ramo, è una clava, prendine uno più piccolo e poi vedrai. Adesso torno a riposarmi, non fare stupidate”.
Così Dio tornò al suo giaciglio e non sentì più Adamo lamentarsi.

*dall’uro alcaico: giallo

8 MARZO, LA MIMOSA

E il fiore era pieno del giallo sole,
sembrava fatto per regalare
ad Eva la capacità di essere amata.
Eva prese la mimosa, guardò Adamo,
lo vide differente dal bestione peloso
che in fondo era, credette che potesse
anche avere un’anima e sentimenti,
e Dio pensò: “Speriamo non si sbagli”,
e per millenni Eva ha condotto Adamo
sul sentiero dell’evoluzione, Dio era contento;
poi Adamo ha preso il sopravvento,
ha fatto il patriarcato, e i guai
sono piovuti e piovono anche adesso.
Da un po’ di anni noi Adami
portiamo le mimose alle nostre Eve,
ma dentro siamo ancora figli dei patriarchi,
patriarchini; tornate Eve a condurci
ancora sul sentiero dell’evoluzione.
Stasera non ho mimosa,
ma una primula gialla,
tu Giuliana che sei nata il giorno della donna
usala bene e cambia il mondo,
cerca di mettere a posto
i guai che ho combinato.
Grazie Giuliana e tanti auguri.

Pier Giorgio Mora – 8 marzo 2010

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