Il labirinto di Dio, di Paolo Montaldo – Incipit

Mancano pochi giorni alla pubblicazione del romanzo di Paolo Montaldo, IL LABIRINTO DI DIO: la ricerca di un tesoro tra passato e presente, un gruppo di “eroi per caso” che viaggia in lungo e in largo per l’Europa, un buon numero di cattivi che mette loro i bastoni tra le ruote.

Gli ingredienti per incuriosire e coinvolgere i lettori in questa avventura ci sono tutti, e perfettamente amalgamati.

Non ci resta che svelarvi le prime righe di un incipit che non è propriamente tale, tanto per aumentare ulteriormente la dose di mistero…

—————-

Città del Vaticano, 31 luglio 2001

Il panno sporco del tempo. Ecco cosa gli piaceva del mondo. Tutto il resto lo lasciava indifferente. A padre Jean Leon piaceva sollevare il panno sporco del tempo liberando i misteri dalle cose antiche che trovava.
Uno sguardo leggero, chiaro come il cielo di Avignone dove era nato, girava intorno, fra le colonne del Bernini in cerca della porta giusta. Ogni volta era più complesso varcare le soglie del Vaticano. File di persone passavano davanti al servizio d’ordine e nessuno era esentato dai controlli. Fatto salvo di sapere dove entrare senza problemi. Si accarezzò l’inquieta barba corta, rosso scuro, e riprese il passo svelto di sempre. Svoltò in un vicolo laterale e suonò tre volte a un citofono senza nome. Un gracchìo senza voce si sentì un attimo dopo.
«Visita accolta per padre Anselmo – disse la voce calda di padre Jean Leon. Uno scatto liberò la porta anonima. Padre Jean Leon spinse con vigore il peso del tempo ed entrò cauto in un buio andito che sapeva di chiuso e fresco antico. Lo accolse una figura celata da abiti monacali che gli aprì una porta scura su di un corridoio bianco e accaldato.
«La terza porta a destra» disse da sotto l’abito scuro una fresca voce femminile. Padre Jean Leon si voltò in tempo per cogliere due occhi celesti e un viso leggero, contornati dall’abito delle Clarisse. La figura sparì nel buio dell’ingresso, mentre lui si avviava alla terza porta. La aprì cauto. Lo accolse una piccola saletta bianca, illuminata da una finestra impolverata. La porta si riaprì quasi subito per lasciare passare l’entusiasmo italiano. Un uomo corto, robusto, con un collo da toro, due morse al posto delle mani grandi, piedi fatti per passi svelti, occhi scuri e penetranti, un sorriso largo come una catena di monti. Prese con vigore la mano dell’amico, mentre gli occhi si scambiavano regali di benvenuto.
«Mi hai chiamato: eccomi» disse padre Jean Leon.
«Mi fa felice vederti. Vieni».
Erano parole sussurrate. Passarono in un locale attiguo, ingombro di tempo antico stipato sopra un tavolone, e dove una scrivania consumata dalle notti di lavoro, attorniata da due sedioline legnose, li accoglieva.
Padre Anselmo alzò un ricevitore vecchio e gracchioso, pigiò un bottone e chiese due caffè. Italiani. Arrivarono in poco tempo, mentre i due religiosi portavano alle labbra i ricordi degli studi passati insieme.
Bevvero in silenzio il gusto tostato dei chicchi.
Padre Jean Leon ruppe il silenzio.
«Dimmi».
«Quello che sto per dirti, non posso dirtelo e perciò non l’ho mai detto».
«Breve e preciso».
«In questa sezione dei Musei Vaticani, facciamo un lavoro che non esiste. Anzi non esistiamo neppure noi».
Il filo di lana della memoria prese fuoco nella testa di padre Jean Leon.

[…]

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1 Response to “Il labirinto di Dio, di Paolo Montaldo – Incipit”


  1. 1 LIDIA 4 gennaio 2011 alle 12:27

    Complimenti, un “codice da vinci” molto più intelligente e preciso dell’originale nella parte storica. L’ironia con cui viene presentata l’umanità dei personaggi è simpaticissima….immaginare che in Vaticano si mangi ordinando i panini al bar merita un 10 e lode.


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