I quattro massoni di Chieri, di Amedeo Pettenati. Un discorso, un restauro, un romanzo

Venerdì 10 settembre a Chieri, Amedeo Pettenati presenterà alle ore 18,30, presso la libreria Della Torre in via Vittorio Emanuele II, 34 a Chieri (To) il suo nuovo romanzo “I QUATTRO MASSONI DI CHIERI”.

In occasione della inaugurazione dei restauri della Cappella della Madonna delle Grazie, avvenuta in Chieri il 3 settembre, riportiamo il discorso dell’autore.

Alla presentazione in Duomo dei restauri alla settecentesca  Cappella della Madonna delle Grazie, patrona di Chieri, di Bernardo Vittone, l’architetto Simona Gallina ha confermato scientificamente quello che io ho detto  in biblioteca, ma ha potuto esprimere in chiesa che, secondo me, coerentemente vieta a un cattolico di iscriversi alla massoneria, certe tesi poco politically correct. Quello che ha detto è che la cappella ha una finestra a triangolo equilatero, un delta irradiante per la massoneria e per pianta un stella a sei punte, massonicamente il sigillo di Salomone, che si ottiene dall’intersezione di due triangoli equilateri. Unendo i vertici della stella si ottiene, poi, un esagono che è la figura geometrica alla base del pavimento e delle pareti della cappella. Perché Vittone l’ha fatto? Perché era un massone e voleva fare del bene alla città.

Come volevano fare del bene alle loro capitali l’architetto massone Christopher Wren, che dopo l’incendio di Londra del 1666,  progettò la disposizione della cattedrale di Saint Paul, in modo che il 3 aprile, il giorno della consacrazione del Tempio di Salomone quando sorgeva la lucente stella del mattino, dalla cupola della chiesa si vedesse in linea la Borsa di Londra ed essa formasse un triangolo con la Torre. Cosi come il massone George Washington, primo presidente degli Stati Uniti progettò il Campidoglio in modo che, il giorno della consacrazione del Tempio di Salomone, dalla sua cupola si vedesse in linea la Casa Bianca ed essa formasse un triangolo con la Torre di Londra.

Molte scene del mio romanzo sono ambientate nel convento dei gesuiti del Sant’Antonio tenendo conto della geomanzia massonica, che è la geometria applicata alla geografia: il tabernacolo accanto al sant’Antonio dove si riuniscono i nostri giovani massoni è addossato a nord del convento in una posizione che per la massoneria è quella dei profani e infatti i quattro non sono ancora completamente iniziati al Tempio. A est e a sud del secondo chiostro ci sono la foresteria “La cantina del convento”, collocata nei lati dove sorge la lucente stella del mattino che porta fortuna e a est di questa una banca dove, non a caso, è collocata la Borsa di Londra. A ovest, luogo della razionalità c’era la biblioteca dei novizi e ora c’è un condominio dove io ho abitato per una mezza dozzina di anni e dove ho messo un po’ di buon senso.

A parte questo simbolismo, il mio è un libro perfettamente aderente alla realtà storica settecentesca, dove si intrecciano le biografie dei nostri quattro intellettuali irregolari: il conte Radicati di Passerano, il professore universitario Bernardo Andrea Lama che insegnava eloquenza latina all’Università di Torino e viveva nel convento dei filippini di Chieri, e gli architetti Bernardo Antonio Vittone, venuti a Chieri al seguito del loro maestro Filippo Juvarra. Erano quattro personaggi in cerca di autore e di un luogo di incontro, Chieri appunto. L’intersecarsi delle loro personalità è la trama del libro.

Radicati è un personaggio che avevo già in mente per farne la voce narrante di un altro romanzo; approfondendolo ho incontrato la figura di Lama, entrambi liberi pensatori, con una cultura che si inseriva perfettamente nel filone newtoniano della massoneria speculativa di allora. Quando mi è stato proposto di scrivere un libro sulla Madonna delle Grazie, li ho associati ai due architetti con una cultura ermetica ed esoterica anch’essa riconducibile a un altro filone della massoneria del tempo.

La loro maturazione avviene nella stato sabaudo dove il duca Vittorio Amedeo II ha appena acquistato il titolo di re e si impegna in una riammodernamento dello stato per renderlo competitivo con le altre potenze europee, limitando le ingerenze della Chiesa nello Stato e riformando l’università e l’esercito. Ne è scaturito un viaggio che va fino alle radici della massoneria piemontese, nata proprio in seno all’esercito comprendente circa duemila emigrati irlandesi che, esiliati dalla loro isola, portarono la massoneria di oltremanica in Piemonte.

Siamo anche nel periodo della “crisi della coscienza europea” dalla quale scaturirà l’Illuminismo e i nostri intellettuali si impegnano in questa direzione, impegnandosi nel definire i nuovi concetti della divinità, della luce e della percezione visiva. E sullo sfondo si tratteggia la figure dell’illuminista Pietro Giannone, vittima dell’Inquisizione che morirà nella prigione della Cittadella torinese, altra costruzione sul sigillo di Salomone, e si intravede il genio massonico di Mozart in una Vienna conosciuta dal grande pittore Andrea Pozzo, gesuita che ha compiuto il suo noviziato nel convento Sant’Antonio.

Mozart è il prosecutore del filone esoterico della massoneria impersonato da Vittone e Galletto, basti ricordare “Il flauto magico”. Pietro Gainnone è un esempio del secondo lato della massoneria, quello newtoniano che porterà all’Enciclopedia, altra chiave di Salomone per interpretare tutto lo scibile umano.

Amedeo Pettenati

4 Responses to “I quattro massoni di Chieri, di Amedeo Pettenati. Un discorso, un restauro, un romanzo”


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