Archivio per aprile 2010

Intorno al fiume – da La Stampa del 27 aprile 2010

Martedì scorso un’intera pagina de La Stampa è stata dedicata al libro “Intorno al fiume – venti itinerari tra le confluenze del Po” di Stefano Camanni e Ippolito Ostellino.

Buona lettura e… buone passeggiate!

“Il viaggio” di Riccardo Marchina

Gli aerei che volano al crepuscolo commettono peccato perché violano la pace del cielo. Disturbano il fragile equilibrio del cosmo e fanno tremare le stelle anche quando non è la notte di San Lorenzo. La luna riflette la luce del sole in questo spicchio di mondo. Illumina le parole e gli schiamazzi della gente che tira tardi e di andare a dormire non ne vuole sapere. Ogni discorso è un frammento di storia e di vita vissuta. Ogni gemito è angoscia o serenità, divertimento o preoccupazione. Milioni di parole sono solo banali pettegolezzi, fiato e letteratura sprecati; altre risultano fondamentali per tenere in piedi il cielo. Ma questo è noto solo agli iniziati, a coloro che ricordano ancora di alzare la testa e godere dello spettacolo celeste. I pensieri più vari e assai disordinati, proprio come appaiono gli astri, accompagnano Asra sdraiata al buio. La intrattengono, quasi come una musica soave che conquista la sua mente nomade.
Sdraiata su un giaciglio di fortuna sul cassone di un carro in legno scoperchiato, Asra è solita addormentarsi in questo modo. Naturalmente predilige l’estate perché può farlo all’aperto e può godere dello spettacolo offerto dal soffitto del mondo. In una notte così ventilata, poi, è anche estranea al fastidio delle zanzare e agli odori molesti della latrina ricavata poco più in là.
Il carrozzone è scrostato dall’insistenza delle intemperie affrontate nel corso i lunghi anni in cui ha girovagato per l’Europa intera, ma è ancora un buon ricovero. Da uno dei paletti che servono per montare il tendone utilizzato in inverno, come capotte del mezzo, parte un filo dritto e bianco su cui sventolano stracci stesi, come bandiere di nazioni malconce.
Per terra, non distante dalle ruote, ci sono i tappeti su cui si stenderanno più tardi gli uomini. Loro arrivano sempre a notte fonda, solo quando le dita non riescono più a pizzicare le corde del violino per la stanchezza e l’usura. Se ne tornano solo quando le cantine chiudono e la gente se ne va a dormire ubriaca di vino e d’illusioni più o meno felici, fomentate dalla vita sociale.
Le donne hanno il privilegio di poter riposare prima e, anche se il viaggio non è ancora finito, possono consegnare al domani il loro drabarimòs.
Non ricordo quanto tempo è passato dall’ultima volta che ho incontrato Asra. Non ho presente nemmeno in quale campo o periferia ci siamo incrociati. Chissà, tra cani spelacchiati dall’alopecia e cumuli di rifiuti ammassati sui marciapiedi.
Ma a me piace ricordarla così, mentre guarda verso l’alto le stelle del cielo, dal basso della Camargue, dove si trova, naturalmente di passaggio.
Mi sembra che la nostra amicizia, o meglio direi il nostro contatto, si sia chiuso con un atto informale un ciao, più simile a un “a domani”, che a un vero e proprio addio. E’ buffo che con certe persone ci si congedi con ufficialità un gran numero di volte, per ritrovarsi in qualche modo sempre o intralciarsi di nuovo, e con altre basti un ciao per non vedersi mai più.
La nostra conoscenza è stata più che altro scambio di informazioni… viaggio su due pianeti diversi: il suo quello dei rom (che poi nella sua lingua significa essere umano) e il mio quello dei gagè (semplicemente non rom).
Sono vecchie ciance, se non da bar, da centro d’ascolto o circolo parrocchiale, avvenute una manciata di anni fa.
Oggi lei sa che tra i gagè il posto di lavoro fisso è un miraggio, anche se quando glielo raccontavo non riusciva a capire il perché noi “non rom” ambissimo a farci imprigionare da un ufficio o una fabbrica; condivide l’idea che la letteratura sia una fuga dalla realtà, soprattutto quando questa è sempre uguale e monotona; ha chiaro che gli americani di oggi sono gli antichi romani della notte dei tempi o gli ottomani dell’epoca dei suoi bisnonni.
Abbiamo riso più di una volta della pubblicità passata per la radio di stato negli anni Settanta, recitata da annunciatrici fredde, scazzate e mono-tono. Ci siamo chiesti come certi vecchi possano pensare di curare la cirrosi epatica a colpi di stravecchie di prima mattina al bar della stazione.
Se non mi confondo, per lei il mondo è degli ubriaconi, dei rabdomanti dell’acquavite persi dietro un bicchiere di aceto con il sogno fisso del vino delle nozze di Cana.
Asra mi ha insegnato che la cultura, o meglio la tradizione degli zingari, è imbevuta di bibbia.
Tra le varie storie, come quella dello zingaro anziano e malconcio che si perde i bambini dal carro per tutto il mondo, lampante giustificazione della presenza gitana ovunque; o quella della cottura dell’essere umano, (il nero è troppo cotto, il bianco troppo poco, lo zingaro rosolato al punto giusto), ho saputo anche di credo più profondi. Gli zingari, ad esempio, sono certi della metempsicosi, ovvero della trasmigrazione dell’anima dopo la morte in oggetti, animali, persone o ambienti. Asra percepisce presenze ovunque e parla di esseri demoniaci come Nivasha o Phuvasha, di streghe e spiriti dei morti buoni.  Asra, come tutta la sua gente, è fatalista e karmatica cronica.
Nel suo mondo inafferrabile, compare l’anima di Papusza e della sua poesia… Mi ha insegnato che è la gente che non conta a meritare monumenti. Secondo lei sono solo alcune anime semplici e pure a mantenere in piedi questo mondo sempre più malato. “Allora, i pilastri che servono sono quelli che se ne stanno nascosti sotto terra, nell’anonimato?”, le ho chiesto irriverente io.
Asra ha cercato di farmi capire la pace, come la si deve cercare dentro di noi, e come si diffonde con il pensiero, senza il supporto d’inutili parole, di discorsi ovattati da improponibili e goffi altoparlanti.
Poi, un giorno, se n’è andata a drabarimòs.
Andare a drabarimòs, come mi ha raccontato, vuol dire vagare per chiedere l’elemosina, aiuto, o qualsiasi cosa. Drabarimòs è anche leggere la mano in cambio di compensi.
Asra sostiene che le profezie delle carte o quelle ricavate dalla decifrazione delle pieghe sul palmo bianco di genti pulite, siano utili solo a certe ragazzine, che confondono l’amore con la dissenteria e si lagnano in infiniti sospiri e mal di pancia. Tuttavia, non condivide il mio scetticismo sui fenomeni paranormali e si dichiara dedita alla comunicazione con il divino e l’occulto vero. Ben diversa la sua mente dalla mia. Figlio della religione laica, io credo che la preghiera del mattino corrisponda alla lettura del quotidiano, l’informazione.
“Se vuoi essere saggio, ascolta”, mi ripeteva sempre.
La parola drabarimòs viene da un’antica leggenda, tramandata da un rom kalderash dell’Argentina, probabilmente arrivato dalla Russia. In pratica, la divinità O Del (un dio biblico) avverte i rom di lasciare in fretta e furia il paese in cui si trovano. L’onnipotente ha infatti deciso di punire ferocemente il re dei gagè e tutta la sua gente. Gli anziani nomadi si preoccupano perché sono consapevoli di non avere mezzi per affrontare l’esodo. Ma O Del li rassicura dicendo che potranno ottenere tutto il necessario dalle donne non rom. “L’unico sforzo che vi chiedo è quello di mandare le vostre mogli a farsi consegnare gioielli, vestiti e cibo”. O Del spiega agli anziani che le donne gitane non troveranno resistenza perché si occuperà lui stesso di stordirle nella mente e renderle malleabili. “Prenderete ciò che vi serve per il vostro pellegrinaggio sulla terra”, detta O Del come suo comandamento.
Quando Asra mi ha raccontato questa leggenda ho subito pensato che il viaggio dei Rom non è ancora terminato e immagino questa storia ogni volta che vedo una ragazza ubriaca che sia a una cena, a una festa o a ballare; o quando incontro certe signore distratte e assenti, decisamente restie a capire. Sono situazioni volute da O Del? Poi, medito in tranquillità e cerco l’apparire in lontananza di gonne lunghe a fiori e foulard colorati.
Ogni tanto, immagino che Asra voglia ancora farmi scivolare gentilmente qualcosa  nella mente, che abbia ancora qualche perla da insegnarmi, utile per questo mio cammino… E la cerco fin dove la vista riesce ad arrivare.

Riccardo Marchina, autore de LA PIAZZA DELLA ZINGARA

Opinionista beffarda. Telefonata due

Andare al ristorante o in qualche locale per l’happy hour è una cosa molto piacevole. Si arriva, in caso si aspettano fuori gli altri, si entra, ci si accomoda.
Mentre si aspetta che i camerieri arrivino con i menù, si provvede rapidamente a sistemare i cellulari.
Che siano a portata, sulla modalità silenziosa, pochi quelli decisamente spenti.
Qualcuno digita velocissimamente un ultimo sms.
Altri, magari, decidono di inviare un saluto collettivo a qualcuno assente, poi, la cena incomincia.
Antipasti, pausa, e già qualcuno sente un  subliminale senso di disagio.
Si agita sulla seggiola, cerca il cellulare, guarda.
Ecco, magari una sigaretta, mentre aspettiamo i primi.
Si alza con aria furbetta, mostrando il pacchetto e scivola leggiadramente fuori dal locale.
Mentre fuma, ammesso che sia uscito solo, pensa bene di ottimizzare quel poco di tempo, invece di fare una piccola pausa di riflessione in silenzio, guardare il balconcino fiorito della casa di fronte, la bella ringhiera di ferro battuto del terrazzino un po’ più in là, un antico portoncino scolpito, lucidissimo.
No, questa è un’imperdibile, golosa occasione per fare una improcrastinabile telefonatina.
Tira fuori il cellulare, digita un numero.
“Ciaaaao, bella!”.
Sono tutte “Belle”!
Anche la più cozza viene salutata con un garrulo “Ciao bella!”.
Si suppongono feste dall’altra parte della linea, sicuramente. “Dove sei?”.
“Sono a cena con… sono uscita un attimo a fumare…! Tuttapposto?”.

“No, niente, ma sai chi c’è qui? La Borio!”.

“Mah, con un buro, vecchio, doppiopetto, capello un po’ cotonato… Poi c’è un’altra coppietta analoga! Borio è da vedere!”.

“Beh, giacca viola con camicia in nuance… pizzo nero allo scollo… gonna come sopra e cinturone di tigrotto di Mompracem con fibbione aureo, strizzastomaco… Versace? Cavalli? Ma come farà a ingurgitare… ha un piatto pieno di funghi…! No, non ho visto il vino!”.

“Ah! Le scarpettine…! No, non le ho ancora viste, ma non mancherò, a costo di far rotolare qualcosa sotto il suo tavolo!!!”

“No, non mi ha ancora vista, e spero che continui, così resta più nature, altrimenti, sai che commedia scatena!”.

“Va bene ti richiamo, adesso rientro che ho finito la sigaretta!”.

“Sì, sì, stai tranquilla, in caso ti mando un mess. Sì, ciao, buona serata, ciaociaociaociaociaaaaao!”.

Gianfranca Fra, autrice di “Delitti e provette”

immagine tratta dal sito: news.silveroakcasino.com/wp-content/uploads/happyhour.jpg

“L’orto… teatro” di Danilo Torrito

L’orto… teatro

“Siamo i pomi… quelli d’oro
lo cantiamo tutti in coro
siam nell’animo succosi
nelle forme anche curiosi”
D’improvviso un broccoletto
entra in scena e fa un balletto:
“Se continuo e fo… il furbetto
finirò in un buon pranzetto”
Con un fare un pò sornione
lento avanza un peperone:
“Sono buono in insalata
ancor più in peperonata”
Cade l’occhio sulle cime
delle classiche zucchine:
“Con il nostro giallo fiore
la pastella ha più sapore”
Con gli ortaggi sulla scena
mille idee per pranzo e cena
ma la frutta rigogliosa
non è certo inoperosa
Sopra i rami la ciliegia
un pò frivola si atteggia
e la fragola invidiosa
si rigonfia assai altezzosa
Tra di loro le albicocche
sembran dir: “…siam noi le cocche…”
mentre il fico si fa… viola
e la rabbia lo divora
Pere e mele in sintonia
son pervase di euforia:
“…se ci mangi notte e giorno
levi il medico di torno…”
Rosse gialle verdi o viola
sono gioia per la gola
l’allegria giammai si arresta
tutti i giorni… frutta fresca.

Danilo Torrito

immagine tratta dal sito: digitalbologna.com/PickledBeans.htm

Appassionanti appuntamenti di aprile

Tutte le presentazioni Neos Edizioni dal 15 al 22 aprile.

Giovedì 15 aprile, alle 21.00, presso la Sala consiliare del Municipio di Andezeno (To) in piazza Italia 3 –
Presentazione di “L’usuraio di Chieri” di Amedeo Pettenati.
Sarà presente l’autore.

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Giovedì 15 aprile, dalle 15,30 alle 17,30, presso il Centro d’Incontro in corso Belgio 91 – Torino –
Presentazione di “Cercando Fabrizio – Storia di un’attesa senza resa” di Caterina Migliazza Catalano e Marilù Tomaciello.
Saranno presenti le autrici.

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Venerdì 16 aprile, alle 21.00, presso la sala consiliare del municipio di Castiglione Tinella (Cn), via Circonvallazione 7
Presentazione di “La belle des belles – Vita di Virginia Oldoini contessa di Castiglione” di Amedeo Pettenati.
Sarà presente l’autore.

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Sabato 17 aprile, alle 17,30, presso la libreria “Natura Umana” di Paderno Dugnano (Mi), via Roma, 62 –
Presentazione di “La grande casa rossa” di Pier Giorgio Mora.
Sarà presente l’autore.

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Martedì 20 aprile, dalle 17.00 alle 19.00, presso il circolo “Asylum” (all’interno del parco Dalla Chiesa) in via Torino 9 a Collegno (To): nel corso del “Knit Café”, letture tratte da “Anime fuse” di Rossana Repetto.
Sarà presente l’autrice.

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Giovedì 22 aprile, alle 18.00, presso la biblioteca civica “Villa Amoretti” in corso Orbassano 200 (Parco Rignon – To) –
Presentazione di “L’eva d’or” di Giorgina Altieri.
Sarà presente l’autrice.

IL CAMMINO DELLA SINDONE – aprile-maggio 2010

IL CAMMINO DELLA SINDONE – Sacra rappresentazione in quattro quadri

12, 20, 23, 26 aprile 2010

5, 10, 18, 21 maggio 2010

inizio spettacoli ore 20.00

Real Chiesa di San Lorenzo – Piazza Castello – Torino

ingresso libero fino a esaurimento posti.

BUONA PASQUA!

Valeria Tomasi – interpretazione di Icona Bizantina



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