La nascita di una passione

Chi firma questo brano è un nuovo componente del gruppo di autori Neos. Il suo libro uscirà nei prossimi mesi ma la sua intenzione di collaborare è concreta fin da ora.

Benvenuto, Riccardo e grazie!

Nicoletta

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Tanti anni fa, nella sala d’attesa d’un dentista, lessi un articolo su una rivista, forse l’Europeo, l’Espresso o Gente, assolutamente non ricordo. Ero bambino, non so neppure per quale ragione mi venne in mente di aprire quel giornale per grandi, che reputavo di certo noioso perché senza fumetti o disegni. Non ricordo nemmeno che cosa mi spinse a iniziare proprio l’avventura della lettura.

Fu il mio primo articolo.

Facevo seconda o terza elementare e leggere era il mio punto debole. Sui giornali, al limite, mi riusciva di guardare le fotografie e la pubblicità. Da scuola, portavo a casa belle pagelle, ma al fondo la maestra scriveva sempre: “legge stentatamente”. Odiavo leggere. Odiavo questa parola “stentatamente”, questo termine astruso che non sapevo neppure cosa volesse dire. Lo odiavo perché era molto chiaro a mia madre, che poi mi costringeva, dopo i compiti, ai tempi supplementari, in compagnia dei primi libri di lettura, che contenevano le fiabe di Tolstoj, sottraendomi a preziosi momenti di gioco.

Comunque sia, iniziai a leggere quegli strani codici, chiamati parole, forse anche perché da quel dentista di zona Mirafiori l’attesa era davvero lunga e io morivo dalla noia.

Il giornalista raccontava della sua gioventù e di come diventò reporter. Stando alle sue parole, fu quasi come un gioco. Assisteva ai fatti nella sua città, ne sceglieva qualcuno, preparava la cronaca, e poi la inviava per lettera alla testata locale. All’epoca non c’era ancora internet e tutto avveniva tramite lettera, affrancatura e buca apposita. Con grande piacere questo giornalista, di cui non lessi neppure il nome al termine del brano, si vedeva le epistole pubblicate sotto forma d’articolo, settimana dopo settimana. Un giorno decise di telefonare al direttore del giornale, giusto per scambiare due parole, per capire se il suo sforzo fosse sempre gradito. Questi non volle prendere la chiamata. Lo fece liquidare con una balla, ma gli mandò anche un assegno come compenso. Lui riprovò a contattare il direttore, almeno per dirgli che non voleva soldi, o se non altro per ringraziarlo. Ma trovò sempre il muro di quel mastino della segretaria.

La cosa andò avanti così per diversi mesi, finché gli venne proposta l’assunzione.

Di quell’articolo ricordo soprattutto la seconda parte dove venivano descritte le avventure in Algeria e Viet Nam, incontri con personaggi famosi e vere e proprie inchieste su scandali o crisi planetarie. Tra le parti più toccanti, mi ritornano come vaghi e remoti rottami celesti piombatimi addosso chissà quando, i dettagli delle sensazioni che provò nel camminare sulle strade di Kampala o di Abidjan, dove lui era l’unico bianco in un fiume di neri diffidenti; o per il centro di Algeri, dove fu costretto a prestare molta attenzione per non calpestare le persone accampate sui marciapiedi. Poi gli odori del caldo, delle spezie e del sudore, il non sapere dove andare a dormire, o come trovare un taxi spericolato per arrivare sui campi di battaglia da civile…

“Questo è ciò che voglio fare da grande!”, pensai una volta terminato il pezzo.

Riccardo Marchina

4 Responses to “La nascita di una passione”


  1. 1 gemma rota surra 12 marzo 2010 alle 18:46

    “L’amare il proprio lavoro costituisce la miglior approssimazione concreta alla felicità sulla terra” (vorrei aver scritto io questa frase,e la faccio mia anche se è di Primo Levi).
    Ma tu sei riuscito a fare quello che volevi fare da grande?
    Gemma Rota

    • 2 Riccardo Marchina 15 marzo 2010 alle 11:00

      La verità non è mai come uno se la immagina da bambino. La mia attività principale è legata al mondo dell’industria, un qualcosa che si trova molto lontano dal giornalismo… Tuttavia ho avuto la possibilità di cimentarmi anche in questa professione che Leo Longanesi commentava con un bel “sempre meglio che lavorare”. E al momento posso continuare a farlo.
      Le differenze? Mi occupo di argomenti locali e perciò il mio Viet Nam sono i quartieri periferici della città, i miei personaggi famosi… non lo sono poi così tanto… Penso sia l’entusiasmo per scrivere a farmi sentire comunque sempre come quel giornalista del famoso articolo che girava il mondo in modo avventuroso ed entrava a contatto con i “grandi” della terra.

  2. 3 silvia maria ramasso 23 marzo 2010 alle 23:57

    Pnsate che io invece volevo fare la guardiana di oche! Sì, lo so che non è un mestiere molto comune… è che mia nonna mi raccontava sempre la favola di Pelle d’Asino. La principessa fuggita alle mire del babbo nascosta sotto la pelle del povero asino che campava da mendica alla corte del re pascolando i reali pennuti.
    – Bene – io pensavo – per custodire le oche si sta seduti al sole tutto il giorno in mezzo a un bel prato, e mentre le oche becchettano io mi leggo un libro dietro l’altro-. Certo, non sognavo di fare l’editore, ma i libri c’entravano, eccome! Passavo talmente tante ore a leggere su Readers digest gli articoli dei naturalisti sulle bestie più strane che mia nonna mi vaticinava la perdita della vista!

  3. 4 bucaspor 12 gennaio 2019 alle 04:24

    Thanks for finally writing about >La nascita di una
    passione | Felici di leggere, felici di scrivere! <Loved it!


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