Archivio per marzo 2010

PRINCIPESSE ALLA RISCOSSA

Da quando ha fatto la sua apparizione, CenerOntola ha avuto subito un successo strepitoso!

Sul blog “Parole appiccicate” di Davide Nonino che ormai le fa da gentiluomo di corte, è lei la vera star! Ha oltre 2700 fan su facebook e ormai è un’autentica primadonna.

Ma, attenzione, non una di quelle da copertina patinata: una donna VERA, come quelle che devono risolvere mille problemi quotidiani e che per farlo ci mettono grinta, creatività, senso dell’umorismo e impegno. E’ giunto il momento che le principesse della vita reale facciano sentire la loro voce.

Da qui nasce l’iniziativa PRINCIPESSE ALLA RISCOSSA.  Per saperne di più visitate la pagina di faceboook:

http://www.facebook.com/cenerontola?v=app_7146470109

e partecipate!

Un grazie a Davide Nonino ma soprattutto una speciale standing  ovation alla nostra

CenerOntola for President!!!

Nicoletta

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Horror e pornografia dell’anima: “Gli asciugamani in tinta”

Il romanzo di Nella Re Rebaudengo “Gli asciugamani in tinta” è costruito in modo rapsodico, a brevi capitoli, dove il più lungo è di un paio di pagine e il più breve conta appena qualche riga. In questi giorni l’ho letto tre volte (per la presentazione al Circolo dei Lettori) e potrei liquidarlo dicendo che è un lungo disperato racconto che parla di persone alto-borghesi molto squallide che agiscono in modo falso e spudorato. Eppure il romanzo ha una sua oscura bellezza, è di grande tragicità, attira nella lettura e a tratti, devo confessarlo, risulta persino divertente.
I personaggi sono dei campioni di cinismo infantile. Si muovono all’interno di appartamenti ordinati, puliti, curati, e questo ordine mette ancor più in risalto il loro disordine interiore. Nelle loro case nulla stride, mentre fuori tutto è squallore. Fuori c’è una città quasi onirica, sudicia, buia, che nasconde luoghi notturni dove i personaggi cercano di colmare il loro vuoto interiore con atti di sopraffazione. È una giungla e solo il più forte riesce a sopravvivere: il più forte, cioè colui che meglio esercita il cinismo e la finzione.
Fra tutti i personaggi Matteo è quello che maggiormente incarna queste contro-virtù. Lui passa indenne attraverso tutte le tragedie e le disgrazie delle donne che gli ruotano intorno. Le donne gli corrono dietro perché è un bel ragazzo, alto, prestante, e pratica il sesso con l’impegno di uno sportivo. Matteo è il campione di quel vuoto morale che tutti i personaggi, in una certa misura, possiedono.
La vera protagonista del romanzo è la suicida Mariapaola e la sua propaggine Carlotta, colei che sceglie di andare a vivere nel suo appartamento, convinta di essere non solo in grado di tenere sotto controllo tutti gli oggetti ancora presenti nell’alloggio (innanzitutto il diario della suicida) ma pure godendo di ciò che sta facendo, anche se ha una qualche intuizione di quanto possa diventare pericoloso. Infatti alla fine Carlotta non riuscirà a tenere sotto controllo nulla, e la suicida prenderà possesso di lei. Il diario è un oggetto magico: leggendolo, Carlotta viene come per magia abitata da chi l’ha scritto. Dopo la lettura, Carlotta agirà come posseduta da Mariapaola e Mariapaola la utilizzerà per compiere la sua personale vendetta. (E questo è l’aspetto horror del romanzo).

Le esistenze di questi personaggi sono non solo intrecciate, ma intricate fra di loro; un personaggio dipende dall’altro e in questo intreccio di rapporti i loro caratteri prendono forma e si sviluppano. La storia del romanzo è la somma delle loro storie, intese come vicende personali, ma anche come relazioni interpersonali.

Il problema è che nessuno si domanda mai come si stia comportando. Queste persone agiscono, si sposano, comprano case, fanno figli, ma non si chiedono che cosa stanno facendo della loro vita, come la stanno usando e soprattutto quali responsabilità abbiano verso se stessi e le persone vicine a loro. Vivono in un vuoto dove non c’è spazio per la verità: tutto è finzione. La loro preoccupazione maggiore è non far trapelare nulla di se stessi.
Ed è qui che sta la pornografia: nella finzione dei sentimenti e delle emozioni.

I personaggi del romanzo vivono dentro un cerchio di solitudine dove nessuno riesce a penetrare. In Carlotta la solitudine genera spazi (cioè vuoti) interiori che possono venire occupati da altri. Livia è sola nel suo amore per la letteratura (e sposa un uomo ignorante; bello, ma ignorante e infingardo). La suicida Mariapaola così si esprime: “fosse per i miei amici, parenti, amori e nonamori, non verrei mai ritrovata…”. La solitudine porta anche alla paura e all’accettazione di situazioni degradanti e assurde.
Il sesso, il non-amore, le relazioni dove si finge in continuazione e si dice il contrario di quello che si pensa, la pornografia dei sentimenti, la mancanza di verità nei rapporti interpersonali, la crudeltà mentale, la sporcizia sono altre tematiche importanti nella narrazione. Le donne sono tutte troie, gli uomini tutti maiali che non capiscono niente. Le donne fingono il piacere e l’amore, Matteo non si dà nemmeno la pena di fingere, lui è uno sportivo del sesso, e non si domanda mai niente.
Le coppie si sposano ma non sanno nemmeno loro perché lo fanno. Carlotta almeno spera di essere felice col suo Stefano, ma la vendetta di Mariapaola sta già crescendo dentro di lei…

La ricerca dell’amore occupa un posto preponderante nel romanzo. Questo è un libro dove tutti vogliono l’amore, ma lo vogliono senza convinzione e si arrendono subito. Non hanno il coraggio, non hanno la forza, non hanno i nervi per cercarlo davvero, questo amore, e si arrendono prima ancora di cominciare a cercarlo sul serio. Depongono le armi prima di cominciare la battaglia. Si accontentano di surrogati fisici (pornografici). E allora cosa rimane? Rimane semplicemente il non-amore (Mariapaola, dal suo diario: ”Sguazzo in una melma piatta e vischiosa come il non-amore. E come ci sguazzo bene…”).

Che cosa è il non-amore?

Io credo che il non amore sia l’assoluta mancanza di senso di responsabilità (Matteo: “Non mi sembra di poter essere ritenuto responsabile del suo gesto… e poi non era mica di primo pelo…”, dimostrando nessun sentimento di fronte alla morte; “Non che mi consideri colpevole di qualcosa, ci mancherebbe. Era una a cui piaceva il cazzo, Mariapaola”).
La vendetta arriva nell’ultima pagina. È inevitabile che, alla fine, qualcuno paghi per tutto questo mondo di finzione, di disprezzo verso gli altri, di falsità e di corruzione. Invece di sparare per vendetta con precisione sul o sui responsabili della sua sconfitta, Mariapaola spara nel mucchio (e questo è un altro elemento che fa del romanzo un horror, perché non è il più cattivo che alla fine paga).

Marisa Porello

(dal blog http://marisaporello.wordpress.com)

Nella Re Rebaudengo, Gli asciugamani in tinta, Neos Edizioni, 2010.

Opinionista beffarda. Phone story

Con l’approssimarsi della primavera, torna sulle pagine del blog la nostra amata Opinionista beffarda armata di penna dalla punta acuminata più che mai. Bentornata Gianfranca, leggere le tue osservazioni sul nostro vivere quotidiano sarà un piacere.

Nicoletta

PHONE STORY

Di questi tempi capita spesso che nei posti in cui c’è un piccolo assembramento di persone sole, che non hanno niente da fare, leggasi spiaggia, sale di aspetto varie, campetti assolati pieni di sdraio in montagna, magari anche dal parrucchiere, ci sia qualcuno che non sa stare senza fare proprio niente e allora pensa di ottimizzare il tempo libero intrattenendo rapporti telefonici col mondo intero.
Si direbbe che ad un certo momento, quando li assale la “vampa telefoniaca” incomincino a scorrere la rubrica, alla disperata ricerca di un nome evocare col loro cellulare.
Trovata la vittima, che poi, forse, vittima non è, in quanto in molti sono felici di ricevere telefonate, incomincia, per gli astanti, un intrattenimento estemporaneo, che, se a tutta prima può sembrare o essere una enorme rottura di scatole, un’invasione del proprio silenzio, del diritto alla lettura, si può trasformare in un happening, in un teatrino da seguire attentamente, incazzandosi addirittura se si perde una frase.
Al che uno si mette comodo, in caso chiude il libro, chiude gli occhi e, fingendo di essere magari addormentato, si mette in ascolto.

TELEFONATA UNO

“Ciao! Dove sei?”.
“…”.
“Ti disturbo?”.
Evidentemente NO!
“Ah! Allora ti racconto: è appena andato via”.
Si scoprirà che si tratta dell’ex marito.
“Allora, ti ricordi che ti avevo detto che non voleva venire, perché diceva che per un giorno e mezzo non valeva la pena, ma almeno stare una, dico una giornata con i tuoi figli, ma secondo me è perché doveva andare in montagna a scopare con quella… allora, dicevo, è comparso. Così, che stronzo, non ho neppure potuto fare uno straccio di programma! Ha preso i bambini e li ha portati al ristorante e io, come una cretina, a casa.
Ho mandato un messaggio a Bruno ma non sapevo se poteva rispondermi.
Invece mi ha risposto subito e allora l’ho chiamato.
Una telefonata stupenda, mi ha detto delle cose bellissime, era solo, siamo stati un’ora…
Mi ha detto che non possiamo andare avanti così, ma non sa come fare con lei, che per adesso deve far finta, e tu sai cosa intendo… ma mi fa un male, pensare che si scopa sua moglie…
Gli ho proposto di vederci, sarebbe stato poi ieri, e lui mi ha detto che non poteva, che la domenica dovevano andare in campagna dal cognato, che ne so, ma quanto mi fa incazzare…”.
“…”.
“Certo, la domenica è il giorno delle famiglie, tutto regolare, ma io sto male.
Poi, ieri, cioè proprio domenica, mentre i bambini erano in barca col padre mi chiama e mi dice che aveva trovato una scusa e stava venendo qui!”.
“…”.
“Figurati se io gli dicevo che qua c’era tutta la famiglia riunita, però era fuori discussione farlo venire qua… Ti avevo detto che già una volta era piombato per due ore e che ho mollato i bambini in spiaggia per stare con lui in casa di mia suocera… ci pensi?”.
“…”.
Già, lui non pensava, ha preso ed è partito, chissà che scusa ha trovato.
Comunque, l’ho bloccato e sono andata a prendere la macchina, così come ero, col pareo e il costume bagnato… e gli sono andata incontro fino su, verso il Nava, ci siamo fermati in una
piazzola… Era un ossesso, perché gli avevo detto che non venisse giù, pensa che mentre guidavo lo chiamavo per calmarlo…”.
“…”.
Guarda, gli ho chiesto cosa devo ancora fare per fargli capire… insomma, sono venuta via così…”.
“…”.
“Ma già che è importante! Poi ci siamo nascosti in un uliveto…”.
“…”.
“Siamo stati due pazzi, ma cosa vuoi fare… poi sono tornata a razzo, perché credevo che Paolo tornasse presto coi bambini, alle cinque ero di nuovo al mare, invece hanno fatto tardi e Paolo si è pure fermato a dormire… Ti dico, è appena partito… ha ricevuto una telefonata, di sicuro era quella, era nero… che palle, mi ha anche detto che forse non viene il prossimo weekend, che è troppo uno
sbattone, che lui è stanco, che ha bisogno di fare un po’ la sua vita… perché io, la mia, quando la faccio, devo sempre scappare, nascondermi…
Certo che però, quel pomeriggio nell’uliveto…
Senti, adesso devo andare che la Lucrezia mi chiama che vuole fare il bagno con me…Vengo, amore… Ti chiamo domani.
Ciao! Ciao, ciaociaociaociacaciacia…”.

Gianfranca Fra, autrice di “Delitti e provette”

(Immagine tratta dal sito http://www.brandeo.com/node/1161)

La nascita di una passione

Chi firma questo brano è un nuovo componente del gruppo di autori Neos. Il suo libro uscirà nei prossimi mesi ma la sua intenzione di collaborare è concreta fin da ora.

Benvenuto, Riccardo e grazie!

Nicoletta

——————————–

Tanti anni fa, nella sala d’attesa d’un dentista, lessi un articolo su una rivista, forse l’Europeo, l’Espresso o Gente, assolutamente non ricordo. Ero bambino, non so neppure per quale ragione mi venne in mente di aprire quel giornale per grandi, che reputavo di certo noioso perché senza fumetti o disegni. Non ricordo nemmeno che cosa mi spinse a iniziare proprio l’avventura della lettura.

Fu il mio primo articolo.

Facevo seconda o terza elementare e leggere era il mio punto debole. Sui giornali, al limite, mi riusciva di guardare le fotografie e la pubblicità. Da scuola, portavo a casa belle pagelle, ma al fondo la maestra scriveva sempre: “legge stentatamente”. Odiavo leggere. Odiavo questa parola “stentatamente”, questo termine astruso che non sapevo neppure cosa volesse dire. Lo odiavo perché era molto chiaro a mia madre, che poi mi costringeva, dopo i compiti, ai tempi supplementari, in compagnia dei primi libri di lettura, che contenevano le fiabe di Tolstoj, sottraendomi a preziosi momenti di gioco.

Comunque sia, iniziai a leggere quegli strani codici, chiamati parole, forse anche perché da quel dentista di zona Mirafiori l’attesa era davvero lunga e io morivo dalla noia.

Il giornalista raccontava della sua gioventù e di come diventò reporter. Stando alle sue parole, fu quasi come un gioco. Assisteva ai fatti nella sua città, ne sceglieva qualcuno, preparava la cronaca, e poi la inviava per lettera alla testata locale. All’epoca non c’era ancora internet e tutto avveniva tramite lettera, affrancatura e buca apposita. Con grande piacere questo giornalista, di cui non lessi neppure il nome al termine del brano, si vedeva le epistole pubblicate sotto forma d’articolo, settimana dopo settimana. Un giorno decise di telefonare al direttore del giornale, giusto per scambiare due parole, per capire se il suo sforzo fosse sempre gradito. Questi non volle prendere la chiamata. Lo fece liquidare con una balla, ma gli mandò anche un assegno come compenso. Lui riprovò a contattare il direttore, almeno per dirgli che non voleva soldi, o se non altro per ringraziarlo. Ma trovò sempre il muro di quel mastino della segretaria.

La cosa andò avanti così per diversi mesi, finché gli venne proposta l’assunzione.

Di quell’articolo ricordo soprattutto la seconda parte dove venivano descritte le avventure in Algeria e Viet Nam, incontri con personaggi famosi e vere e proprie inchieste su scandali o crisi planetarie. Tra le parti più toccanti, mi ritornano come vaghi e remoti rottami celesti piombatimi addosso chissà quando, i dettagli delle sensazioni che provò nel camminare sulle strade di Kampala o di Abidjan, dove lui era l’unico bianco in un fiume di neri diffidenti; o per il centro di Algeri, dove fu costretto a prestare molta attenzione per non calpestare le persone accampate sui marciapiedi. Poi gli odori del caldo, delle spezie e del sudore, il non sapere dove andare a dormire, o come trovare un taxi spericolato per arrivare sui campi di battaglia da civile…

“Questo è ciò che voglio fare da grande!”, pensai una volta terminato il pezzo.

Riccardo Marchina

“Donne” Collettiva – 12 artiste per un pensiero libero

“Donne”  Collettiva – 12 artiste per un pensiero libero in occasione della Festa della Donna – Donna Sommelier in collaborazione con il Corriere dell’Arte ospita i lavori dal 6 al 20 marzo.

Location: Donna Sommelier Europa – Spazio Castello – Piazza Castello, 9 – Torino – tel. 0115785220 (telefonare per orari visite).

“naviganti” by Valeria Tomasi

DONNE AMICHE

Ecco, è iniziato un nuovo anno da dedicare a tutte noi, da usare bene, giorno dopo giorno, procedendo verso il prossimo 8 marzo.

Vorrei ringraziare le amiche  che hanno visitato e ancora stanno visitando il blog, che hanno letto i brani e lasciato un commento.

Desidero ringraziarvi attraverso le parole di una nuova amica: Maria Varano.

“A tutte voi…

Non lasciate che luci artificiali disegnino di voi ombre deformate e irriconoscibili,

sapevate ballare prima che vi portassero via il corpo,

sapevate cantare prima che vi portassero via la poesia,

sapevate sognare prima che…

Se davvero cercate qualcosa

non guardate lontano,

è nelle vostre mani

il segreto della magia”.

Maria Varano

————

In alto, sulla testata del blog, troverete anche il contributo di un autore Neos,  Pier Giorgio Mora, che ieri ha inviato i suoi auguri a tutte le donne (compresa la sua nipotina di 8 anni, nata proprio l’8 marzo).

Nicoletta

A VETTE ALTISSIME di Lilia Contini

L’amicizia è donna, io la sento e la rispetto molto, fa parte di me stessa, della mia vita, dei miei sentimenti, del mio vissuto, del mio credo! Ho avuto tante amiche nate dai primi incontri sui banchi di scuola e proseguite intonse nel tempo.
L’amicizia è gioia, dolore, condivisione, fraternità, solidarietà, è molto di più: è qualcosa che non conosce distanze, non confini, non differenze sociali, non religiose, non anagrafiche, é un fiore prezioso che può fiorire in chiunque, in qualsiasi momento, luogo, circostanza… appunto alla circostanza mi riferisco quando penso e desidero parlare della mia nuova amicizia con Caterina Migliazza Catalano, nuova amicizia ma non per questo meno profonda, ma è del tutto straordinaria, assolutamente speciale!
Cinque anni fa rimasi colpita dalla scomparsa di un ragazzo diciannovenne sulla strada di Assisi, conobbi il tragico evento durante la trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?”, in questi anni non ho mai dimenticato Fabrizio Catalano e la sua famiglia; quest’autunno la vicenda che non aveva  avuto negli anni esito positivo, fu riproposta nella stessa trasmissione ed io mi raddrizzai improvvisamente dalla poltrona per non perdere una  parola, un risvolto, qualunque cosa; c’erano i genitori ed il fratello di Fabrizio, rimasi così colpita da quella famiglia trafitta al cuore che nella stessa serata decisi di inviare un messaggio di solidarietà; la mia sensibilità verso il dolore era aumentata a dismisura con la perdita del mio amatissimo figlio Stefano, accaduta un anno prima.
Dopo quel messaggio io e Caterina, mamma di Fabrizio ci siamo cercate, ci siamo donate l’una all’altra con doloroso trasporto ed il fiore più bello, più puro, più prezioso, il fiore dell’Amicizia è sbocciato e cresciuto rigoglioso ed appassionato nonostante la distanza Viadana/Torino. La tecnologia ci ha aiutate: ora conosciamo molto l’una dell’altra, ci siamo scambiate fotografie di noi, dei nostri cari, dei nostri animali, delle nostre abitudini, dei  nostri sentimenti, di angoli delle nostre case in cui ci possiamo immaginare, e ci incontriamo spesso anche al telefono aiutandoci a vicenda.
E’ nata veramente un bellissima amicizia, pensavo esclusiva, ma sbagliavo; infatti leggendo il libro  “CERCANDO FABRIZIO-STORIA DI UN’ATTESA  SENZA RESA” mi sono resa conto dell’amicizia dimostrata da Marilù Tomaciello a Caterina, ha dato una tal prova di condivisione e di aiuto, che è riuscita ad innalzare e a sublimare l’Amicizia!
Non solo è accorsa per offrirle una spalla su cui piangere tutte le sue lacrime, ma si è prodigata totalmente  tuffandosi in quel doloroso vortice che aveva coinvolto l’amica, non abbandonandola mai!
Marilù si è spesa in modo totale per Caterina, tanto da pensare e scrivere un libro insieme a lei che ricordasse a tutti coloro che lo leggeranno quanto può una grande amicizia: può coinvolgere, può portare sostegno, speranza, conforto, solidarietà e può tenere abbracciata Caterina, cullandola come una mamma con la sua bambina! Marilù ha cercato di lenire il dolore di quel cuore colpito a morte, ha portato materialmente il suo aiuto organizzativo,  ha portato il suo cuore offrendolo all’amica.
A Marilù e Caterina un grazie per l’ammirevole esempio di una vera AMICIZIA elevata a vette altissime.
Con amicizia, Lilia Contini


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pubbli_volario Illustrazione di Valeria Tomasi
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