Archivio per gennaio 2010

Primi eventi di febbraio

Mercoledì 3 febbraio alle 17.00, presso la Biblioteca della Regione Piemonte in via Confienza, 14 – Torino – Conferenza “Feste barocche alla corte sabauda fra ‘600 e ‘700” – Intervengono:

Giusi Audiberti, studiosa di storia piemontese.

Vittorio Cardinali, giornalista e presidente dell’Associazione “Immagine per il Piemonte”.

Donatella Garitta, scrittrice.

Ingresso gratuito fino a esaurimento posti.

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Venerdì 5 febbraio, alle 21.00, presso la Sala consiliare in piazza Carlo Alberto Dalla Chiesa – Chivasso (To)

Presentazione di “Ascoltando Coltrane” di Patrizia Valpiani.
Introduce e modera Mario Corsato.
Letture a cura di Marco Gerli.
Con la partecipazione di Silvia Ramasso, editrice Neos, e Carmen Mortellaro, presidente Fedra onlus.

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Venerdì 5 febbraio, alle 21.00, presso la Biblioteca Comunale di Carmagnola (To) in via Valobra, 102
Presentazione di “Giuseppe Botta” di Massimiliano Borgia.

FIORI DI CAMPO – 5 febbraio 2010

TEATRO ARALDO – via Chiomonte, 3/a – Torino

Venerdì 5 febbraio 2010 – ore 20.45

FIORI DI CAMPO
Ideazione e Regia di Alessandra Gorga

Saper ricordare è vivere. Si ricorda con la mente ma anche col corpo, con i sensi, con tutto il nostro essere. Quando la mente dice basta, subentrano le emozioni: una musica, un gesto, uno sguardo, riportano in vita momenti fondamentali della nostra storia, che altrimenti andrebbero dimenticati. Ecco allora l’idea di concepire uno spettacolo che, per ricordare la shoah, utilizzi anche strade meno battute: la musica, la danza, la poesia, lasciando una porta aperta alla speranza: “Se accendono le stelle, vuol dire che qualcuno ne ha bisogno. Vuol dire che è indispensabile che ogni sera, al di sopra dei tetti, risplenda almeno una stella”.

Lo spettacolo è stato ideato e scritto da Alessandra Gorga. Le coreografie sono di Clelia Riva.  La rappresentazione è a cura della Compagnia Teatrale  Gli Argonauti.
Performers: Alessandra Gorga, Clelia Riva, Danilo Torrito, Tommaso Serratore, Alice Varano, Andrea Battistone.

27 gennaio: Giorno della Memoria

Olocausto

Oggi ho avuto un tonfo al cuore
rivedendo quell’orrore
forme esili emaciate
brutalmente martoriate

Volti immersi nell’oblio
la speranza solo in Dio
occhi persi e spalancati
rassegnati ed incavati

Cuori scarni ed arti ossuti
da uno scheletro tenuti
con la pelle che si scolla
come velo di cipolla

Corpi spenti accatastati
crudelmente sconquassati
senza alcuna identità
senza giusta dignità

Son trascorsi sei decenni
sembran secoli o millenni
c’è chi esprime un’opinione:
“L’Olocausto… è un’invenzione!”

L’invenzione di coloro
che strappavano anche l’oro
dalle bocche dei marchiati
che alli forni eran mandati

Oggi ho avuto un tonfo al cuore
rivedendo quell’orrore
e l’email che ho ricevuto
lì seduto mi ha tenuto

Il suo invito a non scordare
è un messaggio da serbare
ma la storia a quanto sembra
non insegna e non ritempra

Danilo Torrito

Il freddo non smorza il calore dei libri: tre presentazioni

Mercoledì 27 gennaio 2010 alle 17.30 presso la sala conferenze del Museo Regionale di Scienze Naturali, via Giolitti, 36 – Torino – presentazione di “Sei petali di ali” di Maria Cecilia Serafino.

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Mercoledì 27 gennaio alle 15.30 presso il Centro Donna, corso Vercelli, 141 – Torino – presentazione de “La sbadante” di Marisa Porello.


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Giovedì 28 gennaio alle 18.30 presso l’atelier della scultrice floreale Maria Cecilia Serafino, via Rosolino Pilo, 21 – Torino – Tre poeti: Patrizia Nicola (In silenzio), Daniele Melano (Ancora) e Danilo Torrito (Passaggi), tre sensibilità e tre stili differenti, si incontrano in una serata dedicata alla scrittura in versi.

Opinionista beffarda. Lavori

Da parecchio tempo avevo la sensazione che se nessuno dei giovani italiani si adatta più a fare un certo tipo di lavori, questi vengono dichiarati disponibili per la manodopera straniera.
E gli italiani stanno a guardare.
In attesa del lavoro gradito e sostenibile.
E’ vero, i ragazzi vorrebbero subito il lavoro perfetto, e anche ben retribuito.
Qui i genitori si fanno prendere dalla pietà e per non vedere il figlio scontento, lo supportano nella decisione di rinunciare al lavoro scomodo e di aspettare un’altra occasione.
Sono tanti, questi genitori, con ottime posizioni sociali e culturali, che probabilmente sono i primi a non accettare che i propri figli “si adattino” o “si abbassino” a occupazioni di cui sono loro i primi a provare una sorta di vergogna.
Che male c’è a dire che il proprio figlio/a, laureato, anche se senza infamia e senza lode, per il momento fa la colf, muratore, contadino, cameriere, il panettiere…  sottolineando con fervore quel “per ora…” detto a spallucce strette? Senza tenere presente che ogni lavoro è degno di  essere fatto, purché bene, umanamente  ricco di esperienze e portatore di maturazione personale?
C’è questo, dietro alle lunghe permanenze nella casetta natia, dietro le lunghe dormite mattutine, dietro la conservazione del rito della  paghetta settimanale, mentre chi si accaparra i lavori possibili può sicuramente guardare almeno un po’ oltre al tirare a campare giorno dopo giorno.

Gianfranca Fra, autrice di: Delitti e provette

Opinionista beffarda. Figli

Essere genitori è troppo impegnativo.
Non dovrebbe essere consentito a chicchessia.
Questa è la riflessione scatenata dalla lettura del Buongiorno di Gramellini, sabato.
Da troppo tempo penso che dietro ogni azione che coinvolga bambini, scuole e altro, ci siano genitori idioti.
Chi che vuole eliminare la festa di Natale o il  Presepe.
Chi vuole cambiare le parole alla canzone di Natale, chi si turba per la normale tenera adolescenza di Anna Frank.
Chi inonda il bambino di regali tecnologici, vestiti, SOLDI.
Chi non sa più dire di no.
Chi previene i desideri del Bambino.
Chi chiama l’avvocato perché il figlio è stato sospeso o respinto (si dice ancora così?).
Il Genitore è quello che, oltre a generare un individuo, provvede sistematicamente alla sua rovina.
Non si può neppure chiamare “troppo amore”, perché secondo me è visione distorta e trascende il concetto di amore materno o paterno.
C’è da chiedersi se ama di più i figli l’intellettuale che si preoccupa se nella classe dei figli non ci sono portatori di handicap, e fa un esposto al Preside perché la Scuola è discriminante, o la contadina calabro lucana che non sa quasi leggere e scrivere ma si preoccupa di mandare i figli con i compiti fatti e le unghie pulite.
Ci vorrebbe un severo esame di idoneità che selezioni le coppie che si apprestano a diventare i detentori dell’educazione, dei primi rudimenti di quella che è la scienza del vivere, con se stessi e con gli altri, prima di consentire che persone totalmente scriteriate mettano al mondo individui destinati a sofferenze, sbandamenti e fallimenti.
I casi di persone che, da tale situazione risorgano e mettano in primo piano dignità e orgoglio sono poco conosciuti, a fronte di racconti riccamente dettagliati di storie di genitori che regalano mastoplastiche alle bambine per favorire l’avverarsi del sogno di fama e ricchezza, genitori che mettono il regalo compulsivo sopra ogni altro criterio educativo o dimostrativo di profondo sentimento famigliare. C’è un disorientamento generalizzato carente di ogni linea guida ispirata a buon senso e banali principi solidi e realistici.
Regaliamo ai nostri rampolli illusioni e ci diamo caoticamente da fare per contrastare quanto, della vita, li possa turbare o distogliere dal proprio comodo quotidiano.
Giustifichiamo le loro nefandezze perché sono il riflesso della nostra incapacità a donare loro, semplicemente, una sensazione di pienezza affettiva che troppo contrasta con la fretta e il vuoto delle nostre esistenze.

Gianfranca Fra, autrice di: Delitti e provette

Presentazioni di fine gennaio

Martedì 19 gennaio, dalle 17.00 alle 19.00, presso il Circolo Asylum in via Torino, 9 (all’interno del parco Dalla Chiesa) a Collegno (TO)
Sferruzzando in compagnia dell’autrice!

Il Knit Café di Collegno e la Neos Edizioni vi invitano alle letture

tratte da “Il circolo degli dei” di Daniela Lovera.

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Martedì 19 gennaio alle 14,15.
Marisa Porello intervistata su Quartarete!

Marisa Porello, autrice de “La sbadante”, sarà protagonista del programma condotto da Cristiano Tassinari GENTE CHE PARLA, in onda su Quartarete ogni martedì dalle 12,30 alle 14,30.
Marisa parlerà del suo nuovo libro, fresco vincitore del Premio Fidapa 2009, martedì 19 gennaio alle 14,15.

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Giovedì 21 gennaio, alle 21.00, presso il Centro Incontro “Don G.Puglisi”, via Camandona, 9/a (Piazza della Repubblica), Rivoli (To)
Presentazione de “La sbadante” di Marisa Porello.

Intervengono il consigliere regionale Nino Boeti e Enrica Colombo della Spi Cgil.
Organizza l’associazione “Polvere di luna”, con il patrocinio del Comune di Rivoli – Assessorato alla Cultura in collaborazione con Neos Edizioni.

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Venerdì 22 gennaio, alle 18,30, presso l’associazione culturale “Nòste rèis” in piazza Savoi,a 2/d – Torino – Presentazione di “Correva l’anno 1704” di Pietro Terzolo.

Introduzione di Vera Bertolino, presidente dell’associazione “Nòste rèis”.
Interverranno:

Pietro Terzolo, autore
Albina Malerba, direttore del Centro studi piemontesi
Silvia Ramasso, editore Neos.
INGRESSO LIBERO CON BRINDISI FINALE

Marisa Porello racconta la storia della “Sbadante”

Una storia comune, quotidiana, condivisa ormai da almeno un paio di generazioni, quella raccontata ne “La sbadante” di Marisa Porello, primo romanzo della scrittrice di Castagnito pubblicato da Neos edizioni di Rivoli nella collana “Scrivere donna” (pagine 191, 13 euro, prefazione di Margherita Oggero); la difficoltà di essere vecchi e quella di vivere con loro, e la girandola di situazioni e problemi che ruotano intorno a questo aspetto trascurato dell’esistenza individuale e collettiva.
Lorenza è una giovane donna che dalle colline del Monferrato si trasferisce a Torino per realizzare i suoi sogni: laurearsi in Storia del cinema e diventare sceneggiatrice, sposarsi con Danilo, con il quale da tempo convive, e viaggiare. A Torino vive la zia Malvina, sorella del padre, sposata con Gerardo e senza figli. Quando il marito muore all’improvviso, Malvina sceglie l’amorevole nipote come punto di riferimento, e Lorenza accetta inconsapevolmente questa elezione. Ma l’invecchiamento della zia, lento e prolungato, riserva tante sorprese che colgono Lorenza spesso impreparata. C’è prima di tutto il fidanzato, che non accetta l’impegno crescente, poi gli studi trascurati, l’avvicendarsi delle badanti provenienti da ogni angolo del mondo (delle quali Marisa Porello scandaglia i tratti con occhio lucido e disincantato), i soldi, la solitudine della zia che muta l’attaccamento di Lorenza in una forma di schiavitù indotta, di tenera compassione dietro alla quale fa molte volte capolino la rabbia. Un avvincente affresco di personaggi ed emozioni costruito intorno a un tema attuale e diffuso, tratteggiato con sapiente e dosata ironia e senza alcuna concessione al facile buonismo. L’acutezza psicologica messa in campo dall’autrice scandaglia gli animi e li mette a nudo senza trasformarsi in elemento stilisticamente invadente: i suoi tocchi semplici e leggeri lasciano spazio alla voce del quotidiano e degli episodi di cui è tessuto, alle memorie e ai racconti, che con il ritmo del loro avvicendarsi avvincono la “banalità” solo apparente della storia. Passato e presente, soprattutto nella prima parte del libro, sono mescolati con la sapienza dello scrittore esperto. Altrettanto si può dire dell’impianto generale dell’opera, che ha la vivacità e l’asciuttezza proprie di una sceneggiatura: dialoghi serrati e incisivi, riflessioni descrittive che bene si armonizzano nell’impianto del racconto, tanto da poterne preconizzare una riduzione teatrale.
Marisa, lei nasce poeta. Quando e perché è passata al racconto e al romanzo?
“Ho cominciato a scrivere poesie da giovane come tanti adolescenti. Può capitare che qualcuno continui a scrivere anche quando diventa grande. Io faccio parte di questa schiera. Ma ai racconti e ai romanzi sono approdata solo dopo i 35 anni. Per scrivere un romanzo ci vuole grande tenuta e capacità di visione complessiva, in una parola maturità. Per me, scrivere è come correre: ci sono i cento metri, che è la poesia; poi gli  800 o i 5.000, i racconti; infine le grandi distanze, dai 20 chilometri in su, fino alla maratona. Ecco, per scrivere un romanzo ci vuole fiato. E io il fiato me lo sono fatta correndo, cioè scrivendo”.
Qual è il valore del prefisso che troviamo nel titolo?
“E’ una “s” privativa con forte accezione ironica. Il termine “badante” per indicare chi, per lo più straniero e donna, svolge un lavoro di assistenza, è stato usato per la prima volta una quindicina di anni fa. All’inizio eravamo tutti inorriditi dalla parola, poi a poco a poco ci siamo abituati e ora la troviamo addirittura nelle leggi e nei decreti della Repubblica. La “s” che gli ho messo davanti ha una doppia ragione d’essere: da un lato sottolinea la sbadataggine e il senso di alienazione della protagonista, Lorenza, dall’altro irride un termine che non dovrebbe essere utilizzato in un contesto di cura di persone, visto che è nato per designare un ‘sorvegliante di animali’”.
Quanto la componente “civile” della sua poesia è entrata nel romanzo?
“Una parte della mia produzione poetica degli ultimi anni è “politica” nel senso che parla di realtà che riguardano la “polis” e non solo la sfera emozionale. La sbadante credo possa aprire un dibattito politico sulla solitudine di chi si prende cura di una persona anziana, di chi lascia la propria famiglia a migliaia di chilometri per venire a fare un lavoro che agli italiani non è gradito, e di chi è vecchio e non autosufficiente. Ma è soprattutto il percorso spirituale di una giovane donna che scopre lati di sé che altrimenti non avrebbe potuto indagare”.
Dato il tema del libro e il modo in cui lo affronta, senza reticenze, si considera una scrittrice scomoda?
“Nella scrittura, come nella vita, cerco soprattutto la semplicità. La mia aspirazione è scrivere libri che si leggano come si beve un bicchiere d’acqua, con la stessa naturalezza.
Desidero che le cose che scrivo accendano una corrispondenza in chi legge perché credo che lo scrittore sia la persona che ha il dono di esprimere in parole ciò che tutti proviamo: dolore, gioia, amore odio, ironia, distacco, passione. Voglio che i lettori trovino un po’ della loro vita dentro le mie poesie e i miei racconti”.
Marisa Porello è nata a Castagnito, dove è vissuta fino al 1986 nella piccola azienda agricola condotta dal padre: da allora vive a Torino. L’esordio letterario risale al 2007 con la raccolta di poesie “La casa della poeta”, pubblicata da Neos edizioni, documento della passione più profonda, quella della scrittura in versi. Nella cui anima si agitano fin da subito le tradizioni contadine e la cultura materiale respirata per quasi trent’anni: con i ritmi, le manie, le  curiosità, i riti, gli oggetti e, perché no, le sue elementari e semplici saggezze.

Francesco Lodola

Gazzetta d’Alba – 22-12-2009

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“Promozione Salute – Notiziario CIPES Piemonte” (Confederazione italiana per la Promozione della Salute e l’Educazione Sanitaria) – novembre-dicembre 2009

CRONO-INEDITI

In questi giorni il comitato editoriale sta leggendo i manoscritti dal n. 40 al n. 80.

Appetitoso 2010

Galline a tavola – tecnica mista su jutaautore: Valeria Tomasi

Riprendono le attività, un nuovo anno di lavoro e di impegni da affrontare.

Che sia appetitoso, di quell’appetito che proviene dalla consapevolezza di aver ben cucinato, di aver usato gli ingredienti appropriati nelle giuste dosi.

Che sia soddisfacente, come dopo un incontro conviviale con buoni compagni di viaggio.

Che sia gratificante, perché le doti e la passione di ciascuno ricevano il riconoscimento che meritano.

Nicoletta


FACEBOOK – AMICI DI NEOS

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pubbli_volario Illustrazione di Valeria Tomasi
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