Opinionista beffarda. Nostalgie

Ci devono essere momenti che si vivono e si fissano nel nostro animo in modo indelebile.
Eppure non sono fatti importanti, sono solo sensazioni che tornano quando si passa per un determinato posto, dove queste sensazioni sono nate in noi per la prima volta.

Un giorno, per caso, passiamo davanti all’asilo, alle scuole elementari; vediamo mamme e bambini sconosciuti e adesso che i figli vanno da soli si vorrebbe ritrovarsi ancora una volta davanti a quel cancello aspettandoli. Dopo il subitaneo sollievo di sentirsi affrancati da quella incombenza quotidiana, il fatto che sia ormai finita per sempre, lontana, ci dispiace.
Ci sembra che saremmo più attenti di un tempo al momento che vivevamo: alle loro faccette che ci guardavano di sotto in su, per il bacio (adesso si chinano, e parecchio!) che avremmo voglia di camminare adagio, e non strattonarli per la fretta di arrivare al prossimo impegno, chiacchierare con loro, e nel ricordare questo evento, che un tempo era quotidiano, riversiamo tutta la nostra tristezza per il tempo che passa.
Vorremmo tornare a casa e sederci tranquillamente con loro sul divano del salotto a riguardare la puntata di D’Artagnan. Il solo ripensare alla canzone della colonna sonora ci fa venire i lucciconi!
In primavera, poi, c’è sempre una giornata in cui viene in mente il “saggio” di pianoforte, di danza, tutte cose smesse, lontane. Capita quando si  passa davanti alla palestra o al teatrino sul cui palco orde di bambini massacravano tutti gli anni gli stessi pezzi: marcia alla turca, papillons, per Elisa, qualche valzer di Chopin, sul vecchio pianoforte un po’ scordato, dal suono metallico…
Si comperava il mazzetto di fiori per la maestra, si usciva dopo che tutti avevano suonato (Che barba! Che fatica tener fermi tutti quei piccoli!).
Vestiti in modo inusuale (qualche mamma aveva una giacchetta per l’occasione), si usciva nel pomeriggio ancora luminoso e si andava a mangiare il gelato.
Però, era bello!

Le nostre nostalgie ci portano a ricordare con loro, per vedere se, come noi, hanno amato quei momenti, o quei lontani viaggi in macchina giocando a “lui e lei”, “è arrivato un bastimento…” tanto per non sentire la noia, la sete, mentre si guardava quando c’era il primo autogrill.
Immagini sepolte tornano come dei flash: mentre guardiamo “Io non ho paura”  rivediamo i campi di grano dorato della Calabria, lungo quella interminabile autostrada verso la Sicilia, quando, arrivati al traghetto, ci sentivamo ormai a casa.
Le memorie si dipanano e allora da lì saltiamo a quella volta di Montepulciano dove non immaginavamo la “festa delle botti” in costume e ci eravamo incantati lungo le stradine strette, dietro quelli del posto, tifosi urlanti. Alla macchina rossa, la prima comperata dopo la nascita dei bambini e andata a ritirare con loro tutti eccitati.
E’ un po’ come guardare un album di fotografie stampato nella nostra memoria, senza pagine e senza cronologia, sono le emozioni che si richiamano l’un l’altra e ci ricordano quanto siamo stati bene.

Gianfranca Fra, autrice di: Delitti e provette

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2 Responses to “Opinionista beffarda. Nostalgie”


  1. 1 Daniela Lovera 27 ottobre 2009 alle 15:30

    … toccherà mai la superficie della mia piena coscienza quel ricordo, l’attimo antico che l’attrazione d’un attimo identico è venuta così di lontano a richiamare, a commuovere, a sollevare nel più profondo di me stesso? …

    M. Proust – alla ricerca del tempo perduto –

  2. 2 Gianfranca Fra 29 ottobre 2009 alle 23:53

    E’ un onore l’accostamento!


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