Archivio per 18 ottobre 2009

Opinionista beffarda. Momenti felici

La vita di molte persone è estremamente ripetitiva, povera di soddisfazioni, avara di novità e di momenti entusiasmanti. Per lo meno, a noi sembra così.
Ci si alza la mattina molto presto, si eseguono minuziose abluzioni, facciamo un’adeguata colazione. Poi ci si lavano i denti, e ci si avvia verso l’amato posto di lavoro.
C’è chi prende le chiavi dell’automobile, e scende in garage e si infila direttamente in coda. Papino, per esempio, si mette il lussuoso giaccone invernale da moto super imbottito, prende il casco ed esce per tirare fuori dal box il suo amato scooter. Scende le scale con il casco già infilato e sembra un enorme formicone zampettante. Se è inverno si sistema la copertina anti freddo sulle gambette e parte.
Il tragitto casa-lavoro, a parte il fatto che lo conduce in un luogo funesto, può tuttavia presentare aspetti di un certo interesse tecnico.
In primo luogo, le soste ai semafori: dal suo punto di osservazione può spaziare ed osservare il parco macchine circostante. In seguito a quello che si presenta ai suoi occhioni verdi, può stilare una rapida statistica: vengono così classificate le vetture in base al colore “Quattro macchine grigio metallizzato in fila!” alla cilindrata, al tipo “Cinque station-wagon!”, alla marca “Tre tedesche e tre giapponesi!”, a qualche particolare sequenza numerica nelle targhe. “Una targa speculare!”
Continuando a spaziare, si possono rilevare presenze di macchine vetuste, tipo Ritmo, Fiat Seicento, Simca Mille, solitamente guidate da un vecchietto “Col berrettino!” e cioè dal prototipo di persona che guida molto adagio, frenando a tutti gli incroci, e ai semafori, per ripartire, impiega un’eternità. Di solito queste macchine, secondo papino, vengono giudicate dal possessore “dei gioiellini”; peccato che fumino, di solito, come un vulcano!
(In queste occasioni papino, che dallo scooter respira a pieni polmoni queste salubri dismissioni, si mette ad espirare rumorosamente, per svuotare completamente i polmoni. Questo succede anche in macchina, quando ci si trova dietro ai famosi gioiellini senza aver chiuso l’aria. Inoltre, si devono aprire completamente tutti i finestrini dell’auto, per favorire il ricambio d’aria. (Questo capita anche se ci si trova in autostrada, a 140 km/h).
Osservando osservando, a seconda del panorama, può capitare che il semaforo diventi verde mentre lui è ancora intento alle statistiche; ovvio che immediatamente dalle macchine retrostanti partano segnali acustici. Papino riparte, mandando l’incauto suonatore a quel paese (si fa per dire). Primo: l’hanno disturbato in un momento d’interesse. Secondo: cosa vogliono da lui? E li distacca ignominiosamente, con una poderosa accelerata, per lasciare indietro quella massa puzzolente e sfumazzante.
Se al semaforo, invece, lo affianca qualche “collega di scooter” la cosa si fa interessantissima perché ci sono un sacco di cose da vedere: marca, cilindrata, freni, variatore, valvole, miscela, raffreddamento, accessori, tipo specchietti, parabrezza, copertina, borse, bauletti; neanche fossero signore con una Vuitton!
Si guatano, sentono di appartenere ad una sola grande famiglia, che si sta ingrandendo sempre più: infatti, anche nel cortile dell’ospedale gli scooter dei medici (I paramedici invece entrano all’alba, con l’auto) stanno proliferando. Prima o poi faranno pagare il posteggio, o ci vorrà il tagliandino di riconoscimento. Gli specializzandi, notoriamente indigenti, riesumano i loro vecchi Ciao, la Vespa 50 della sorella e via, felici e, specialmente, veloci nel traffico.
Tornando a casa, posato il casco, tolto il giaccone e presa coscienza di dove si trova, dopo aver distrattamente ascoltato le voci della famiglia, con un commosso luccichio negli occhi dice: “Oggi, al semaforo c’erano quattro scooter, Io, un chirurgo, un radiologo, un endocrinologo!”. Felice; mi pare di vederlo, aprire la manetta, guizzare in pole position.
Al semaforo si può anche trovare lo spunto per un confronto ravvicinato: “Provo a stargli dietro” se il collega parte a razzo. Peccato che una volta il “collega” fosse una ragazzina speedy, magari in ritardo a scuola, che filava come un treno. La figura era quella di un vecchio ganimede che corre dietro alle adolescenti, di un pedofilo!
Anche nel parcheggio ci possono essere momenti felici, quando ci si accosta ad un collega con il mezzo, ci si scambiano pareri, si ripiegano insieme le copertine e le si ripongono nei bauletti, si mette la catena o l’antifurto. Possono nascere nuove amicizie. Si riprova l’ebbrezza del senso di appartenenza di quando si facevano lunghi viaggi in moto e, incrociando un altro motociclista, ci si salutava con la mano o con i fari. Che tempi!
A papino fa veramente piacere notare che l’uso della scooter prenda piede; se gli si annuncia che stamattina Martina è arrivata a scuola in Vespa con suo padre, lo si vede veramente felice: ti ascolta e memorizza e, quando per caso incontra il papà di Martina, gli si avvicina con un sorriso disarmante e lo apostrofa con un “Ho saputo che ti sei preso la Vespa!” e poi, “Come ti trovi” e via col repertorio tecnico. Ma non finisce qui. Se per caso lo rincontra alla cena di fine anno, con tattica raffinata si trova un posticino a tavola proprio accanto a lui e, dopo poco, dà la zampata: “Sempre contento della Vespa?”. La serata sarà felice.

Gianfranca Fra, autrice di: Delitti e provette

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