Archivio per luglio 2009

Pillola d’estate in città

Un mercoledì sera di fine luglio a passeggiare da sola lungo la via Mensa, a Venaria.

Il cielo è chiaro e le piccole finestre aperte sull’aria ancora pesante di caldo. Laggiù in fondo, l’orologio mi aspetta come un vecchio amico, circondato dal pulviscolo d’acqua della fontana.

Giungo nei pressi del cancello: la piazza mi si offre. I suoni sono attutiti, nessun rumore turba questo momento tutto per me.

Ripercorro il cammino a ritroso voltandomi a dare un’ultima occhiata al tondo faccione dell’orologio. E mentre passo accanto alle persone sedute nei dehors dei ristoranti e alzo lo sguardo verso i balconi ornati di fiori, ho la sensazione che in questo mio luogo del cuore nulla di male potrà mai accadere.

Nicoletta

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Compiti di italiano

Alzi la mano chi non ricorda gli odiati compiti delle vacanze! Si partiva con quella “zavorra” di libri e quaderni che sembravano quanto mai fuori luogo sul tavolo della veranda o sopra il plaid da pic-nic. Eppure si facevano, un po’ di malavoglia ma, al rientro, gli esercizi di matematica avevano riempito i fogli a quadretti e le relazioni sui romanzi letti erano pronte.

Danilo Torrito fa, a modo suo, i compiti e ci regala questa sua personalissima versione tratta dalla sezione “Le grandi opere rivedute e scorrette” della sua raccolta di poesie “Passaggi”, di recente pubblicazione.

“I Promessi Spo… rchi”

Su quel ramo del Lago di Como
il Manzoni c’ha scritto un bel tomo
che racconta di Renzo e Lucia
una storia di sesso e follia

Don Rodrigo diceva alla pia:
“Brutta stronza sarai solo mia!”
e il suo amato cornuto e mazziato
a una monaca par si sia dato

C’era pure un simpatico frate
che a Perpetua le aveva poi date
di quel gruppo una grande impicciona
che non dava a nessuno la mona

E che dire di Azzeccagarbugli
grande esperto di donne e di mogli
avvocato di gran “levatura”
che per tutte c’aveva la cura

Un bel tipo “non l’ho nominato”
lo capisce chi un tempo ha studiato
che ha cercato di fare il furbetto
se lo è preso così nel culetto

Forse ho un po’ travisato li fatti
raccontando sto gruppo di matti
ma miei cari son mica Manzoni
non rompetemi tosto i maroni

Perché in fondo la storia passata
ha da essere un poco cambiata
e chissà che non tiri di più
con un po’ di quel sano… frù frù!”

Danilo Torrito

Considerazioni su una primavera spesa male

Alzarsi dalla propria poltrona per andare in cucina a prendere un bicchiere d’acqua è una cosa che non richiede né impegno, né attenzione.  Lo si fa e basta.

Alzarsi dal computer per consultare un libro e poi sedersi di nuovo, è una azione del tutto trascurabile, anche se necessaria.

Ti accorgi solo dell’eroicità di questi movimenti quando il male ti impedisce la normalità degli atteggiamenti. Allora cominci a calcolare: adesso per alzarmi è meglio che giri su un fianco oppure faccio scendere per prima la gamba destra.  Una volta con i piedi a terra, quali sono gli appoggi più vicini? E al fondo della stanza, per girare a sinistra mi appoggio alla stipite o con una passo in più raggiungo il lavandino?

E’ una situazione totalmente altra.  Le cose che ciascuno fa senza pensare diventano oggetto di ponderazione. Di calcoli sulla propria efficienza, di sani bilanciamenti tra il volere e il potere.  Se riesci a far quadrare bene i conti ti senti un eccellente stratega, se no, più che un fallito, senti dolori che ti montano da tutte le parti.

Non erano pensieri di grande valore filosofico, neppure regole dettate dall’economia del proprio fisico, ma cazzate di prim’ordine di uno che sta sdraiato tutto il giorno ascoltandosi per capire da dove il dolore monti, quale sia la sua lunghezza d’onda, e come possa essere utilizzato per scandire la progressione del tempo.

E il segno peggiore dell’invalidità arrivò col rialzo dell’asse del gabinetto.

Dal nuovo livello diede una occhiata in giro e scorse sul fondo della vasca da bagno una confezione di medicine.  Doveva essere cascata dal mobiletto sopra il bagno  quando aveva fatto l’inventario della pillole che gli mancavano.  Si disse che doveva pur raccogliere quella scatola.  Poteva sedersi sul bordo del bagno, chinarsi, ma sapeva che per la sua schiena era troppo pericoloso.

Si fosse seduto per terra, di fianco alla vasca, poetava allungare un braccio e prendere la scatola, ma poi, sarebbe riuscito ad alzarsi?

L’unica soluzione gli sembrò quella di far scorrere l’acqua nel bagno, e una volta raggiunto il livello desiderato, poteva prendere la confezione, tanto le pillole erano incapsulate in  contenitori di plastica.  L’istinto ecologico ebbe la meglio, avrebbe buttato via una vasca d’acqua, equivalente dell’acqua di cui i avevano bisogno quattro famiglie africane per sopravvivere.

Pertanto uscito dal bagno disse con noncuranza alla moglie:  “C’è una scatola di medicine  nel bagno, potrebbe essere il Tiklid”, sicuro che la scatola sarebbe ritornata al suo posto. Uscì dal bagno spossato mentalmente.

Vennero giorni peggiori, vennero viaggi in ambulanza, vennero giorni migliori quando l’operazione permise di sedersi, e di dimenticare il conteggio dei passi.

Reputò l’operazione un successo, anche se vedeva gli altri operati muoversi con maggiore scioltezza.  “Ma sono più giovani” si diceva.  Uscì, venne accompagnato a casa, i dolori erano senz’altro diminuiti, ma non come si aspettava.

Che cosa  può fare chi non riesce a recuperare le proprie capacità deambulatorie?

Inevitabilmente ci pensa, poi comincia a capire quali saranno le proprie autonomie future, e si accorge di quante limitazioni avrà.  Quando era costretto al letto, sentiva con ansia l’approssimarsi della notte, rimanere sveglio per ore, e tentare di girarsi era una condizione di chiamiamola pure infelicità.

Ora, da quando aveva recuperato una parte di mobilità da renderlo indipendente, vedeva la notte come liberatoria, perché dormiva, con l’aiuto del sonnifero, e ritrovava la via del sonno malgrado le usuali corse in bagno, e in letto non aveva dolori di alcun genere.

La felicità della prima doccia, dopo che gli erano stati tolti i punti.  E la felicità ancora maggiore del primo bagno, con l’autonomia dell’alzarsi senza aiuto alcuno.  Altro che ricerca delle pastiglie di Tiklid.

Una delle ragioni per cui doveva migliorare era che durante una domenica di giugno sarebbe stata battezzata Alice, e Chiara e Roberto gli avevano chiesto di esserle padrino.

Raccattò  una sedia, tra i banchi delle prime file, e cercò di concentrarsi sull’importanza della proposta e su come fare il padrino.  La schiena doleva e non riusciva a seguire né le parole di Padre Cesare, e neppure l’importanza del momento.  Doveva bilanciarsi sulla sedia, c’era una situazione di alternanza sull’appoggio delle chiappe.

Guardava gli angeli sparsi per la Chiesa, si raccomandava a loro per comportarsi bene, per non fare smorfie ogniqualvolta si alzava e credo che alla fine l’aiuto degli angeli fu essenziale.

Poi tornò il problema della doccia.  Lo stare a letto per più di un mese gli aveva peggiorato la situazione di una vena, la safena sinistra, contorta e pieni di bugnoni.  Uno di questi si era incattivito e il dottore quando lo vide sentenziò: Tromboflebite, che vuol dire se hai una vena contorta non farti venire i bugnoni altrimenti…

E l’altrimenti venne alla prima visita di controllo:  “Adesso che la vena è meno infiammata, la operiamo.  Venga lunedì, a digiuno”.

Si tratta solo di una notte, è vero, il giorno dopo ti mandano a casa, ma la notte in ospedale è tremenda.  Una flebo d’acqua nel braccio, devi fare pipì, non sai farla nel pappagallo a letto, ma devi alzarti, e fa male, e lo stimolo a fare pipì non passa, quattro volte in un’ora.  Poi viene un nubifragio, finisce la flebo, ti sembra di tornare normale anche perché in bagno ci vai da solo.  E orni a casa, ma nel frattempo niente docce, lavarsi a pezzi, e il caldo aumenta.  Sì, l’operazione ti lascia solo buchi, 16 punti, cosa vuoi che sia, ma devi mettere una calza elastica, ci sono ematomi lungo tutta la gamba, sarebbe meglio scendere e allontanarsi dal tuo io.  Invece ci stai attaccato. senti l’odore del sudore mal lavato, ma con che io devi convivere, non si può fare niente di diverso?

No.

Luglio 2009

Pier Giorgio Mora, autore di: La grande casa rossa

Se una donna diventa una finzione

16-07-09

Addio al nubilato con unghie e capelli posticci, seni siliconati e statura artificiosa, un fenomeno che nasce da bambine. Ma da che cosa si sfugge?

Una donna con capelli allungati dalle extension, occhi resi azzurri dalle lenti a contatto usa e getta, nasino “rifilato”, labbra gonfiate dal silicone, cosi’ come gli zigomi e i prorompenti seni che escono dalla scollatura.
Casomai addome e glutei scolpiti da liposuzione oltreché dal pilates.
Ah, unghie posticce… e statura resa posticcia dal tacco 12.
Sale su una limousine e si reca all’addio al nubilato con le amiche, tutte belle come lei.
Perchè, poi, festeggiare così ostentatamente qualcosa per cui ci si è tanto sbattuti per fuggire?
Forse questa persona travestita da top model (ovviamente porta abiti, borsa e scarpe firmati e tarocchi) ha giocato, da bambina, a fare l’indossatrice, o l’attrice o a qualche personaggio del jet set così come un tempo si giocava alla casa, a mamma e bimbo, alla scuola, ci si travestiva con i vestiti della mamma e ci si ritrovava a fare poi, nella vita reale, le stesse cose che si erano recitate nei giochi, da bambini.
Oggi la recita si estende nel tempo, scavalca il reale, si sovrappone e non si sa più come siamo, come saremmo, sotto tutta questa finzione.
Ci fingiamo belli, ricchi e felici, ostentiamo allegria, e per farlo meglio beviamo magari un po’ troppo, per dimenticare i nostri difetti cancellati con finanziamenti girati senza fattura a chirurghi, a parrucchieri che segnano “solo la piega” sulla ricevuta fiscale e noi, con rabbia contenuta, lasciamo fare… almeno ci siamo tolti uno sfizio.
Vestiamo e trucchiamo le nostre bambine come queste mamme, con lo smalto alle unghiette, le mêches ai capelli, le minigonne a vita bassissima da cui escono panciotte che hanno da poco abbandonato il pannolino.
Incominciamo il travestimento, incominciamo l’inganno.
Chissà, però, se si inganna di più la gente che ci osserva o si stordisce la nostra mente insoddisfatta e vuota?

Gianfranca Fra

pubblicato su La Stampa, giovedì 16 luglio 2009

Presentazioni in villeggiatura

Lunedì 20 luglio, alle 21, nella Sala Conciliazione – Piazza del Comune – Assisi
Presentazione di “Cercando Fabrizio – Storia di un’attesa senza resa” di Caterina Migliazza Catalano e Marilù Tomaciello.

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Giovedì 23 luglio, alle 19,15, presso il Bar Cupido di Strada San Mauro 176 (angolo Strada Bertolla) 10156 – Torino
Presentazione de “Il circolo degli dei” di Daniela Lovera.
Al termine della presentazione si potrà proseguire la serata con aperitivo nel locale attiguo.

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Sabato 25 luglio, alle 18,15, nella sala dell’Albergo della Posta – Fobello
La proloco di Fobello presenta “La grande casa rossa” di Pier Giorgio Mora.
Presentazione della prof.ssa Piera Mazzone. Seguirà la lettura di alcuni brani.

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Venerdì 31 luglio, alle 18,00, a Prali (Val Germanasca)
In occasione della rassegna estiva “Pralibro”: presentazione di “Di donne e di gatti” di Gemma Rota Surra.
Sarà presente l’autrice.

Una pillola d’estate da Gemma

Se il blog è “dedicato a chi lontano dal blog proprio non ci sa stare nemmeno d’estate” (post dell’8 luglio di Nicoletta), comunico che al blog stesso sono stata “vicino” per l’immobilizzazione conseguente una piccola infrazione al calcagno, per la quale ho ben  verificato che nella suddetta condizione si è davvero particolarmente “felici di leggere, felici di scrivere”. Per fortuna potrò nuovamente camminare proprio il 31 luglio, giorno previsto per la presentazione del mio libro a Prali nell’ambito della manifestazione ‘Pralibro’!!!
Gemma Rota

autrice di: Di donne e di gatti

Quando…

Quando cammini in un campo e la tua mente è pura e santa, allora dalle pietre, da ogni pianta che cresce, da tutti gli animali escono le scintille dell’anima ed entrano in te. Tu ne vieni purificato e in te si accende un fuoco santo…

Danilo Torrito


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