Archivio per 21 giugno 2009

Opinionista beffarda. Privacy

La domenica, giorno (volendo) di relax e riflessioni, il nostro blog ospita le “opinioni” di Gianfranca Fra: considerazioni tra il serio e l’ironico.
Al giorno d’oggi va sempre più di moda la professione di Opinionista; ne sono pieni i “parterre” di qualunque trasmissione televisiva e persino un insulso giovanotto vincitore di un reality ha annunciato che il sogno della vita sua è quello di diventare Opinionista.
La simpatica, vispa signora che aveva raccolto le proprie esperienze in un libercolo intitolato “Il bambino stimolato” al fine di attirare l’attenzione sull’infanzia ipercinetica, ha deciso di continuare la sua attività.
Nel senso di prendere uno per uno argomenti di attualità e sviscerarli, indagarli e tirarci fuori il comico e il tragico.
Come in tutte le cose della vita.
Materiale ce n’è da vendere.
Ci vuole sempre una personalità con spirito acuto.
E lei ci riprova.
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PRIVACY
Il diritto alla privacy è una invenzione abbastanza recente, innescata dal sacrosanto bisogno delle persone famose di starsene qualche volta in pace. (Sempre che non sia troppo perché se no ti dimenticano)
E si è allargata anche all’uomo sconosciuto, a cui nessuno mai si sognerebbe di fare fotografie, e mandarle su Novella 2000, durante cenette a lume di candela, tintarelle in topless, e altre amenità del genere.

Il recondito bisogno di  tutti noi di comparire se no non sei nessuno, ha fatto in modo che si verifichino eventi uguali e contrari:
Vuoi poter essere cercato in continuazione (se no non avresti un cellulare sempre acceso) ma poi non metti il numero telefono di casa sulla apposita guida.
Se per caso hai spento il cellulare per la durata di un concerto, appena scattano gli applausi finali  lo riaccendi e scorri il display alla ricerca delle chiamate perdute. Guai perdere una chiamata, non sapere chi ti ha cercato.
Che ti frega se qualcuno ti ha cercato? Ti ricercherà!
Bello se in quel momento il pianista attacca il bis e il tuo cellulare si mette a suonare. Succede.
Lo stesso accade con l’avviso di chiamata che interrompe le telefonate, importanti o no tra due persone.
Io non ho chiesto di sapere che qualcuno mi vuole parlare! Che trovi semplicemente occupato e richiami. (Altrimenti poi devo chiamare io!).
La telefonata era l’ultimo modo per dialogare, in due e basta, finito pure quello!

Più ci si è preoccupati di garantire la privacy e più sono stati scovati modi per rompere le scatole a tutti. Per  esempio: quando mai ci sono giunti auguri di compleanno dai politici, a noi esimi sconosciuti? E dove hanno preso i nostri dati?
E gli auguri da enti benefici ignoti che approfittano per allegare un modulo per offerte?
Ecco, l’unico vantaggio di questa posta invadente potrebbe essere che quando qualche famigliare la guarda realizza che c’è un compleanno in vista e cerca di fare fronte all’evento.

Uno dei maggiori sistemi di disturbo della quiete domestica, poi, sono le telefonate di promozione.
Piccole aziende agricole che propongono i loro prodotti, centri di bellezza che omaggiano la prima visita di controllo, societa’ di telefonia, insomma uno rimpiange quasi l’antico rappresentante del “Folletto” che ogni tanto suonava alla tua porta praticamente sempre mentre avevi appena buttato gli spaghetti!
Un sistema per scrollarsi questi ci sarebbe: bisogna aver presenza di spirito e propensione per la bugia e la recitazione.
Come la simpatica signora che giocava a fare la colf.
Lei, per esempio solleva la cornetta e chiede “Pronto” con voce assolutamente incolore. ( Se poi è qualche persona cara c’è sempre tempo per il saluto in tono affettuoso-entusiasta).
Quando le chiedono: “La signora Ferrero?” lei risponde, sempre con lo stesso tono: “Chi parla?”
E mentre sente “Buongiorno, sono Pierina della Tele…” mette insieme la risposta, sfoderando pure una parvenza di accento regionale (siculo, veneto, pugliese, come vuoi) che può essere:
“Guardi che la signora non c’è, io sono la babbysitt”
Questo in caso sia l’ora di cena, o il pomeriggio. (Magari, per aver maggiore credibilità si azzarda anche a gridare, allontanando la cornetta “Attento che cadi!”).
Oppure:
“Guardi che la signora non c’è, io sono la donna che fa i lavori”. se trattasi di orario mattutino.
Questi chiedono quando possono trovare  la signora e lei risponde :”Ma non so, arrivano sempre tutti tardi…”.
Per qualche giorno funziona.
Poi si ricomincia.

Un giorno telefona la gentile segretaria di un centro estetico che la sorprende (ha chiesto della signora Ferrero e lei ha sbadatamente detto “Sì”!) e la blocca con un elenco di prestazioni gratuite e scontate.
Dopo aver annaspato un po’ le viene  l’illuminazione:
“Guardi che io sono sua madre!” per far capire che alla vegliarda queste cose non possono più interessare.
“Ma guardi che potrebbe provare anche lei, signora!
“No, davvero, ormai, alla mia età…”.
“Ma quanti anni ha, scusi?”.
Rapido calcolo mentale:” Ne ho settanta….! Sto bene così!”.
“Ma complimenti, comunque, ha una voce giovanissima!”.
“Grazie, lei è davvero gentile, buongiorno!”.
Anche stavolta è andata, e in fondo giocare al teatrino è un po’ il suo hobby.

Quando poi suona al campanello il testimone di Geova la signora urla nel citofono “No! Qui non c’è nisciuno, io non apro a nisciuno!”.
“Ma possiamo parlare anche con lei dell’avvento di Cristo…”.
“No! Io c’ho da lavorare! Vai via!”.

E saltella via felice a passare l’aspirapolvere.
Peccato che la solita vecchietta del terzo piano apra incondizionatamente a tutti e dopo poco si sente suonare il campanello di casa.
Guarda dallo spioncino, riconosce quello di prima e riattacca l’aspirapolvere, e qui esagera, cantando, come le brave colf dei vecchi tempi, “Fin che la barca vaaaaa lasciala andareeee…”.


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