Archivio per giugno 2009

Opinionista beffarda. La villeggiatura

In procinto di partire per le vacanze, la nostra opinionista Gianfranca Fra ci propone il suo intervento domenicale quanto mai pertinente e ci dà appuntamento a settembre.
Al giorno d’oggi va sempre più di moda la professione di Opinionista; ne sono pieni i “parterre” di qualunque trasmissione televisiva e persino un insulso giovanotto vincitore di un reality ha annunciato che il sogno della vita sua è quello di diventare Opinionista.
La simpatica, vispa signora che aveva raccolto le proprie esperienze in un libercolo intitolato “Il bambino stimolato” al fine di attirare l’attenzione sull’infanzia ipercinetica, ha deciso di continuare la sua attività.
Nel senso di prendere uno per uno argomenti di attualità e sviscerarli, indagarli e tirarci fuori il comico e il tragico.
Come in tutte le cose della vita.
Materiale ce n’è da vendere.
Ci vuole sempre una personalità con spirito acuto.
E lei ci riprova.
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LA VILLEGGIATURA
Capita spesso di sentire le ex rampanti, ormai quasi tutte all’apice della carriera, alcune già pensionate o quasi, chiacchierare tra loro facendo progetti per le vacanze.
Lontane ormai dalla menopausa, talvolta diventate felicemente neo nonne, con mariti ancora in carriera ma per poco, oddio!
La prima cosa che viene messa in evidenza è: “Dipende da dove riusciamo a mettere la mamma (o il padre, ma le nonne sono quasi sempre più longeve…)”.
Oppure: “Dove mandate la mamma quest’anno?”.
Oppure ancora, tra fratelli: ”Che ne facciamo di mamma quest’estate?”.
Per poter fare uno straccio di vacanza in tutto relax.
Sì, perché ormai le nonne sono sempre più presenti nelle vite dei figli e nipoti e magari anche pronipoti, dati i progressi della medicina e l’allungamento della vita media.
Tenaci e vispe, le vegliarde riescono a far filare interi gruppi famigliari (una specie di donna Prassede del 2000) e a sfinire soavemente schiere di badanti.
Abituate da una vita all’antica “villeggiatura”, non si danno pace per il fatto che tante cose gli siano ormai precluse.

Una volta la villeggiatura (da villa-ae: possesso rustico, casa di campagna, podere, fattoria, cascina, tenuta – Dizionario Calonghi) significava che alla fine delle scuole, con i primi caldi (oddio, era già “emergenza” anche allora?) parecchie famiglie lasciavano le città per trasferirsi in luoghi più ameni e freschi.
C’erano le vigne della collina, le case in campagna, montagna, mare.
E poi, per chi non aveva proprietà, gli hotel (vedi Morte a Venezia) o le pensioncine.
C’erano anche le colonie, marine o montane.
Tutti via, dunque, per la lunghissima estate che si estendeva dalla metà di giugno a tutto settembre.
C’erano le “Smanie per la villeggiatura” già ai tempi di Goldoni, e anche il Gattopardo, Principe di Salina, se ne andava a Donnafugata.
In città, i mariti… e Marilyn Monroe!
Il boom economico aveva incrementato l’edilizia nei centri estivi per cui c’era anche la comodissima opportunità di affittare case o appartamenti per periodi più o meno lunghi.

Era un rito inesorabile, quello che si perpetrava nelle famiglie circa a febbraio quando la mater familias, una sera, rivolgendosi al marito diceva: ”Ha telefonato la Faure per sapere se prendiamo di nuovo la casa!”.
“Di già!”rispondeva lui, ancora preso da problemi di bilanci o inventari post natalizi.
“Sì, certo, deve fare i suoi programmi!”.
“E quanto vuole quest’anno?”.
Mai che ci fosse un anno uguale all’altro!
L’aumento era abbordabile e preso così su due piedi il marito acconsentiva.
“Bisogna mandare la caparra, ci pensi tu dalla banca?”.
Sistemato.
Al momento opportuno dunque la famigliola, spesso corredata di donna-fissa al seguito (“Se no che vacanze mi faccio io, sempre le stesse cose di casa tutti i santi giorni!”) partiva per la villeggiatura.
Tutti gli anni, da quando il primo figlio neonato manifestava di non tollerare il caldo (“Non sopporta il caldo, non vedi come mi suda! E poi non mi mangia, e dorme anche poco!”). Insostenibile!
La famiglia cresceva, cambiavano alcuni parametri, ma il concetto-base che bisognava andare in villeggiatura restava immutabile!
Per i bambini-ragazzini-ragazzi era il massimo, a loro bastava avere la compagnia, il tennis, le cacce al tesoro, le gite (o lo stabilimento balneare nel caso della casa al mare).
Anche le madamine facevano le loro passeggiatine tranquille al laghetto, magari con il lavoro al seguito, o qualche gita più impegnativa al rifugio. Ma non troppe, loro preparavano gli zaini con i panini, la carne in scatola, l’antipasto Monviso, il thermos e spedivano gli altri per poter andare a prendere il sole sul campetto.
I primi di agosto arrivava il marito, stanco e pallido e le possibilità erano: che si restasse fermi tutto il tempo della vacanza o che si partisse per un viaggetto, soli o con altre famigliole, così per vedere il mondo. O magari per la solita pensione a Spotorno. Venti giorni.
La villeggiatura finiva pochi giorni prima dell’inizio delle scuole e si riprendeva la vita di tutti i giorni: tutti belli abbronzati e ritemprati.
Con il trascorrere degli anni, con i figli che crescevano, si laureavano e si sposavano non sempre si tornava per tutta l’estate nella solita casa che, se poi non era di proprietà, veniva lasciata e ci si volgeva altrove.
Durante tutti questi anni si presentava spesso e volentieri il problema di qualche nonno o nonna da non lasciare soli in città. Niente paura: le case in questione avevano spesso una camera in più oppure si prendeva una camera nella pensione più vicina.
Problema risolto.
Ma si sa che niente può continuare all’infinito e anche i nonni poco per volta tralasciavano quel genere di vacanza per qualcosa di più tranquillo: magari la pensione era un po’ troppo affollata e rumorosa, troppo il caldo o l’altitudine poco adatta alla pressione.
Un certo anno poi, allo scadere dell’inverno, sentendo i progetti dei figli per l’estate, la nonna esclama: “E io, cosa faccio quest’estate?”. Battagliera. Pronta alla polemica.
Inizia così la ricerca di un posto per anziani, dove ci siano tutti i comfort e i nonni vengono convinti, anche se un po’ faticosamente, a trattenersi almeno un mesetto, magari due.
È pieno di ameni posti per vecchietti, peccato siano così inesorabilmente tristi.
Tutti sconosciuti i “villeggianti”, ognuno con le proprie fisime, incattiviti talvolta dall’idea di aver fatto qualcosa controvoglia, si lamentano con i figli e le figlie lontani, ormai anche loro con problemi di prostata o di osteoporosi, la sera, parlando dall’immancabile cellulare: “Qui non si sa cosa fare, capirai, con le altre madame, tutte vecchie noiose!”.
Di solito la lamentosa ha ormai in media 85-90 anni e un’energia titanica.
L’anno successivo, salute di tutti permettendo, si prova l’esperimento di una casa in mezza montagna, Langhe, Monferrato, che vada bene per tutti, dai neonati alla bisnonna.
Tacitata per un po’ dal progetto allettante, (può raccontare in giro che va a villeggiare con tutta la tribù, figlia, genero, nipote e ben tre pronipoti!) parte contenta e la vacanza trascorre abbastanza bene.
L’anno successivo, però, col cavolo che si ripete!
Ma non era andata tanto bene?
“Sì, ma io non posso rinunciare alle mie abitudini, non si riesce a fare il sonnellino alle due perché sono ancora tutti a tavola e non posso mangiare da sola prima… E poi i bambini mi stancano!”.
I figli e gli amici sono tutti più o meno accomunati dallo stesso problema e pensano, “un po’ per celia e un po’ per non morir”, che, dato che la città è piena di nonnini in questa situazione estiva, li si potrebbe “accorpare” (come si fa per le classi delle scuole), magari in un bell’alloggio con personale qualificato, per ottimizzare l’organizzazione e l’assistenza, oltre che cercare di farli “socializzare” in modo che non possano dire di non conoscere nessuno.
Qualche acciacco meno insignificante interviene l’estate successiva a tenerla un po’ calmina a casa sua in città, dove si rende conto di “Stare benissimo!” in compagnia di una delle tante servizievoli badanti che si appresta a massacrare col suo bel caratterino.
Data “l’emergenza caldo”, che però lei sembra non avvertire neppure (“Non capisco come fa la mamma, sempre col golfino!”) si sposta tra le stanze della sua bella, silenziosa casa da cui sono stati tolti, con suo sommo disappunto, i tappeti, per prevenire rovinose cadute.
La mattina nello studiolo del compianto consorte, mentre il sole è in cucina e il pomeriggio in salotto, dove c’è lo stereo e il televisore.
Pacchi di libri, tanto e’ stata operata di cataratta e legge benissimo! E poi i ferri da calza e l’uncinetto.
I figli telefonano, qualche nipote manda cartoline da paesi lontani.
“Anche quest’estate passerà”, dice acida al pallido medico della mutua che passa a misurarle la pressione e che deve ancora fare le ferie.
E per la prossima pensa di comperare due bei ventilatori.

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Grazie grazie grazie

Giovedì 18 giugno, un folto gruppo di amanti della poesia si è ritrovato nelle sale della villa che ospita gli uffici di Banca Mediolanum, in corso Galileo Ferraris a Torino per assistere alla presentazione del lavoro di Danilo Torrito, “Passaggi”.
Come in un puzzle ben riuscito, ogni tassello posizionato da mani differenti ha contribuito alla creazione di un insieme armonico di forme e colori che richiamano quelli delle vetrate policrome che ornano l’edificio.

Durante la presentazione si sono alternati l’editore Silvia Ramasso, Roberto Rollero che ha curato la prefazione, l’autore stesso. Le voci degli amici hanno dato vita a letture emozionate ed emozionanti: Laura Prunello, colei che ha messo in contatto Danilo con la casa editrice, Raffaele Galvagni, che ha arricchito le letture di toni ora scherzosi, ora più seri, Antonella Toma alla quale si deve la scelta di una location così prestigiosa.
Dopo l’ultimo, lunghissimo applauso e mentre l’autore, penna alla mano, apponeva sui libri dediche e rime, la serata è proseguita con il buffet allestito nel salone principale.

Ecco il personalissimo ringraziamento di Danilo Torrito che siamo lieti di pubblicare.

Grazie a tutti di gran cuore
per me è stato un grande onore
grazie a quelli lì presenti
e ai pensieri degli assenti
Grazie a Silvia l’Editrice
la Ramasso conduttrice
alla sua presentazione
che ha firmato l’ovazione
A chi ha fatto video e foto
ed è stato sempre in moto
a chi in sala era seduto
e a chi in piedi… ha combattuto
Grazie a tutti per i fiori
per quei mazzi e quei colori
per i doni assai graditi
e gli auguri più sentiti
Grazie a tutti per davvero
son commosso e assai sincero
agli Amici e ai Conoscenti
vanno i miei ringraziamenti

Danilo Torrito

Binari e scarponi, di Roberto Bergamino

bergaminoI sentieri delle Valli di Lanzo, raggiungibili in treno e di facile percorrenza.  Questa preziosa guida propone agli appassionati di montagna di affrancarsi qualche volta dalla necessità dell’auto e di raggiungere in treno il punto di partenza per piacevoli escursioni. Ecco allora venti itinerari che hanno come punto di partenza una delle stazioni della linea Torino-Ceres, che percorre le Valli di Lanzo, incastonate come gioielli nelle Alpi piemontesi e che è stata ripristinata da alcuni mesi, dopo una lunga attesa. Tutti i percorsi, descritti “passo per passo” con dettagliati punti di riferimento e corredati da numerose fotografie sono un ottimo suggerimento per coloro che desiderano trasformare anche il viaggio di avvicinamento al luogo dell’escursione in un momento interessante, da vivere pienamente anche insieme ai bambini e alla famiglia. Non mancano infine indicazioni tecniche, storiche, paesaggistiche, cenni sulle tradizioni locali, consigli per chi si avvicina all’escursionismo per la prima volta. Roberto Bergamino, nato e cresciuto in queste valli che tuttora sono la sua “casa” e che sono il tema principale di molte altre sue pubblicazioni, sa che non c’è bisogno andare dall’altra parte del mondo per trovare panorami mozzafiato. È già pronto, si mette alla testa del gruppo, il suo passo costante segna il ritmo di marcia; non dobbiamo fare altro che seguirlo.DSCN5620
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Il Ponte di Vana 20.2Stazione di Ceres
Itinerario 20. Il Ponte di Vana (650 m)
Tempo complessivo: poco meno di trenta minuti.
Segnavia: cartelli segnavia metallici.
Difficoltà: T.
Brevissima e facile passeggiata, l’ideale per una gita pomeridiana. Si raggiunge un caratteristico ponte risalente al 1740, posto sulla Stura, dove il corso d’acqua compie una curva. Vista la facilità e la brevità del percorso, la gita può anche essere unita alla salita a S. Cristina; in questo modo si ha una visione più completa dei dintorni di Ceres.
Salita: dalla stazione si esce sulla provinciale e si va a destra. Si passa davanti a un benzinaio e poi si piega a sinistra per passare su un ponte. Pochi metri dopo il ponte (volgendo lo sguardo a destra, se gli alberi sono senza foglie, si intravede già il Ponte di Vana), un cartello metallico manda a destra. Una stradina sterrata attraversa i prati e scende brevemente. Superato un pilone votivo, si entra in vista del Ponte di Vana (dieci minuti dalla stazione). Attraversato il ponte, una mulattiera sale a sinistra e, dopo un tornante, si cambia senso di marcia e si torna a monte del ponte. Si piega poi a sinistra e si passa tra due case per sbucare rapidamente su una strada asfaltata (via Matteotti) che va seguita verso destra, in discesa. Dopo alcune decine di metri, superata una villetta, andare a destra imboccando un viottolo in ripida discesa (via Verdi). In breve si torna in vista del benzinaio e della stazione ferroviaria. Occorrono poco meno di trenta minuti per il giro completo.

The day after

Gli scrittori scrivono e scrivono e poi, ancora, scrivono. Trattasi di persone di cuore allora?
È presumibile ma non assodato.
Ieri sera avrei voluto rivedere molti autori della Neos, ieri sera c’è stata la prima (dopo quella in Fiera del Libro) presentazione del mio libro a Venaria Reale; ho la “fortuna” di lavorare presso la Reggia per cui, su indicazioni di Silvia Ramasso, letteralmente incantata dalla bellezza del luogo, ho organizzato la serata per unire colleghi, amici ed autori della Neos. Ai famigliari, per l’occasione, è stata concessa una serata di sciopero; non so se agli altri autori capita di constatare che a volte (solo a volte) noi scrittori diventiamo un po’ stretti a chi ci sta vicino ed allora, ogni tanto, dobbiamo concedere un po’ di break, rispetto alla gioia orgogliosa dei nostri scritti.
Oltre a Silvia, a Nicoletta (super editor, come la chiamo io) ed alla sottoscritta, erano presenti tanti colleghi, i soliti buoni amici e solo un’autrice della Neos accompagnata dal marito, Giovanna Borzone, simpatica signora da me conosciuta anni fa (e ritrovata piacevolmente fra gli autori di Neos, durante la cena dello scorso dicembre) presso un circolo di tennis piemontese, sul cui ricordo partono immediatamente i brividi e chi ha letto il mio libro ben sa perché…
Non voglio cominciare questo reportage of the day after con una nota polemica; forse è proprio vero che nella vita non ci si deve aspettare molto, sarà per un’altra volta, rivedrò gli autori alle presentazioni a Torino. Sono fatta così, mi affeziono alle persone che incontro e che hanno interessi comuni ai miei, sopportatemi!
La serata dunque. È andata benissimo, ieri sera Venaria aveva un fascino particolare, le persone, le luci, la via centrale che per un attimo mi ha ricordato il viale di Noto… tanta emozione e la consapevolezza di aver scritto un bel libro. Me lo dico da sola, so che funziona, e lo stanno ribadendo le persone che lo hanno già letto e che lo stanno consigliando ad altri.
Silvia ha magistralmente gestito la regia della serata, come fa sempre e probabilmente anche lei si aspettava la presenza di qualche autore in più, non so, ieri sera non abbiamo parlato di questo.
Nemmeno con Nicoletta ho affrontato l’argomento, è uno stato d’animo che sento di condividere su queste pagine del Blog, alle quali non sempre seguono i post di commento, è una sensazione che sento il bisogno di liberare per ricordare a tutti, in primis a me, che gli scrittori scrivono e scrivono e poi, ancora scrivono, perché amano le parole, le loro parole e quelle che colorano la vita degli altri scrittori, dei lettori, di tutte le persone  che amano i Libri. Giuro, non sono una persona polemica, ma quando si tratta di libri divento una leonessa e parto in difesa; certo che gli scrittori sono proprio una razza strana!

Nel caso in cui qualcuno si domandasse il perché, in incipit, ho virgolettato la parola fortuna, consiglio vivamente di andare a scoprirne la motivazione profonda fra le pagine del mio libro che si intitola “Il circolo degli dei” e del quale vado orgogliosamente fiera.

Daniela Lovera

Opinionista beffarda. Privacy

La domenica, giorno (volendo) di relax e riflessioni, il nostro blog ospita le “opinioni” di Gianfranca Fra: considerazioni tra il serio e l’ironico.
Al giorno d’oggi va sempre più di moda la professione di Opinionista; ne sono pieni i “parterre” di qualunque trasmissione televisiva e persino un insulso giovanotto vincitore di un reality ha annunciato che il sogno della vita sua è quello di diventare Opinionista.
La simpatica, vispa signora che aveva raccolto le proprie esperienze in un libercolo intitolato “Il bambino stimolato” al fine di attirare l’attenzione sull’infanzia ipercinetica, ha deciso di continuare la sua attività.
Nel senso di prendere uno per uno argomenti di attualità e sviscerarli, indagarli e tirarci fuori il comico e il tragico.
Come in tutte le cose della vita.
Materiale ce n’è da vendere.
Ci vuole sempre una personalità con spirito acuto.
E lei ci riprova.
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PRIVACY
Il diritto alla privacy è una invenzione abbastanza recente, innescata dal sacrosanto bisogno delle persone famose di starsene qualche volta in pace. (Sempre che non sia troppo perché se no ti dimenticano)
E si è allargata anche all’uomo sconosciuto, a cui nessuno mai si sognerebbe di fare fotografie, e mandarle su Novella 2000, durante cenette a lume di candela, tintarelle in topless, e altre amenità del genere.

Il recondito bisogno di  tutti noi di comparire se no non sei nessuno, ha fatto in modo che si verifichino eventi uguali e contrari:
Vuoi poter essere cercato in continuazione (se no non avresti un cellulare sempre acceso) ma poi non metti il numero telefono di casa sulla apposita guida.
Se per caso hai spento il cellulare per la durata di un concerto, appena scattano gli applausi finali  lo riaccendi e scorri il display alla ricerca delle chiamate perdute. Guai perdere una chiamata, non sapere chi ti ha cercato.
Che ti frega se qualcuno ti ha cercato? Ti ricercherà!
Bello se in quel momento il pianista attacca il bis e il tuo cellulare si mette a suonare. Succede.
Lo stesso accade con l’avviso di chiamata che interrompe le telefonate, importanti o no tra due persone.
Io non ho chiesto di sapere che qualcuno mi vuole parlare! Che trovi semplicemente occupato e richiami. (Altrimenti poi devo chiamare io!).
La telefonata era l’ultimo modo per dialogare, in due e basta, finito pure quello!

Più ci si è preoccupati di garantire la privacy e più sono stati scovati modi per rompere le scatole a tutti. Per  esempio: quando mai ci sono giunti auguri di compleanno dai politici, a noi esimi sconosciuti? E dove hanno preso i nostri dati?
E gli auguri da enti benefici ignoti che approfittano per allegare un modulo per offerte?
Ecco, l’unico vantaggio di questa posta invadente potrebbe essere che quando qualche famigliare la guarda realizza che c’è un compleanno in vista e cerca di fare fronte all’evento.

Uno dei maggiori sistemi di disturbo della quiete domestica, poi, sono le telefonate di promozione.
Piccole aziende agricole che propongono i loro prodotti, centri di bellezza che omaggiano la prima visita di controllo, societa’ di telefonia, insomma uno rimpiange quasi l’antico rappresentante del “Folletto” che ogni tanto suonava alla tua porta praticamente sempre mentre avevi appena buttato gli spaghetti!
Un sistema per scrollarsi questi ci sarebbe: bisogna aver presenza di spirito e propensione per la bugia e la recitazione.
Come la simpatica signora che giocava a fare la colf.
Lei, per esempio solleva la cornetta e chiede “Pronto” con voce assolutamente incolore. ( Se poi è qualche persona cara c’è sempre tempo per il saluto in tono affettuoso-entusiasta).
Quando le chiedono: “La signora Ferrero?” lei risponde, sempre con lo stesso tono: “Chi parla?”
E mentre sente “Buongiorno, sono Pierina della Tele…” mette insieme la risposta, sfoderando pure una parvenza di accento regionale (siculo, veneto, pugliese, come vuoi) che può essere:
“Guardi che la signora non c’è, io sono la babbysitt”
Questo in caso sia l’ora di cena, o il pomeriggio. (Magari, per aver maggiore credibilità si azzarda anche a gridare, allontanando la cornetta “Attento che cadi!”).
Oppure:
“Guardi che la signora non c’è, io sono la donna che fa i lavori”. se trattasi di orario mattutino.
Questi chiedono quando possono trovare  la signora e lei risponde :”Ma non so, arrivano sempre tutti tardi…”.
Per qualche giorno funziona.
Poi si ricomincia.

Un giorno telefona la gentile segretaria di un centro estetico che la sorprende (ha chiesto della signora Ferrero e lei ha sbadatamente detto “Sì”!) e la blocca con un elenco di prestazioni gratuite e scontate.
Dopo aver annaspato un po’ le viene  l’illuminazione:
“Guardi che io sono sua madre!” per far capire che alla vegliarda queste cose non possono più interessare.
“Ma guardi che potrebbe provare anche lei, signora!
“No, davvero, ormai, alla mia età…”.
“Ma quanti anni ha, scusi?”.
Rapido calcolo mentale:” Ne ho settanta….! Sto bene così!”.
“Ma complimenti, comunque, ha una voce giovanissima!”.
“Grazie, lei è davvero gentile, buongiorno!”.
Anche stavolta è andata, e in fondo giocare al teatrino è un po’ il suo hobby.

Quando poi suona al campanello il testimone di Geova la signora urla nel citofono “No! Qui non c’è nisciuno, io non apro a nisciuno!”.
“Ma possiamo parlare anche con lei dell’avvento di Cristo…”.
“No! Io c’ho da lavorare! Vai via!”.

E saltella via felice a passare l’aspirapolvere.
Peccato che la solita vecchietta del terzo piano apra incondizionatamente a tutti e dopo poco si sente suonare il campanello di casa.
Guarda dallo spioncino, riconosce quello di prima e riattacca l’aspirapolvere, e qui esagera, cantando, come le brave colf dei vecchi tempi, “Fin che la barca vaaaaa lasciala andareeee…”.

Presentazioni fuori porta

Martedì 23 giugno, alle 18,30-19,00, presso il bar tabacchi “Bicerin d’la Venaria”, via Andrea Mensa 29/e, Venaria Reale (To), presentazione de “Il circolo degli dei” di Daniela Lovera.
APERICENA A 8 € (max 35 persone, pregasi confermare presenza allo 011 9576450).

Mercoledì 24 giugno, alle 21, presso la Sala consiliare in via Roma 4 (Almese – TO), presentazione di “In montagna tra storia e curiosità” di Gian Vittorio Avondo.

Sottobraccio per Torino, di Miranda Fontana

COPE sottobraccioxtoQuesto giovedì di inizio estate è dedicato ad un libro che è anche una guida, presentato attraverso due delle recensioni apparse in occasione della pubblicazione.

LA NUOVA PERIFERIA – 6 giugno 2007
“Questi itinerari ho cominciato a pensarli prima come appunti e schede per poter visitare la città più agevolmente, dopo, essendomi documentata ed avendo consultato diversi lavori, mi sono fatta una mia idea di come debba essere una guida della città: essenziale nei contenuti, pratica da consultare e da seguire”. Presenta così la scrittrice di Castelrosso Miranda Fontana il suo libro “Sottobraccio per Torino”, ovvero otto itinerari guidati per conoscere la città. Dal centro storico, agli edifici liberty, al Valentino, al Lingotto, al Borgo medioevale, al Quadrilatero, ai palazzi ottocenteschi. E poi ancora Superga, la collina, le residenze sabaude. Una guida efficace, essenziale, pratica da consultare e da seguire, comoda e leggibile. Miranda Fontana riesce ad accompagnare con entusiasmo i lettori alla scoperta di angoli caratteristici, di monumenti, di edifici con percorsi facili da seguire.
Piera Savio

LUNA NUOVA – Tribù – settembre 2007
E’ una rivolese, insegnante nelle scuole della città ora in pensione, a prenderci idealmente sottobraccio e a condurci attraverso itinerari insoliti e ricchi del fascino dell’arte e della storia, negli angoli più suggestivi di Torino. Itinerari guidati per conoscere meglio la città, gustarla attraverso le sue ricchezze note e meno note, coglierne aspetti insoliti, lasciarci attirare da curiosità e fatti meno conosciuti. Nonostante la completezza delle informazioni, la guida si presenta come un volume agevole e di facile consultazione, ottima dunque per chi vuole passeggiare in leggerezza per le vie più antiche della città e non esita ad alzare il naso per scoprire anche i dettagli più insoliti. Il tutto attraverso un’indagine storica che è anche frutto della grande passione di Miranda Fontana per le pagine del passato e per le loro ripercussioni sul presente. Una guida dunque essenziale, completa nelle sue informazioni di base, corredata da numerose fotografie a colori che illustrano i monumenti della città. Una curiosità: gli itinerari proposti nella guida sono nati come schede e appunti ad uso dell’autrice, appassionata visitatrice della città e, solo in seguito al forte gradimento della cerchia degli amici, si è decisa la loro pubblicazione.
Bruna Bertolo


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