Archivio per maggio 2009

Opinionista beffarda. Genitori e figli

La domenica, giorno (volendo) di relax e riflessioni, il nostro blog ospita le “opinioni” di Gianfranca Fra: considerazioni tra il serio e l’ironico.
Al giorno d’oggi va sempre più di moda la professione di Opinionista; ne sono pieni i “parterre” di qualunque trasmissione televisiva e persino un insulso giovanotto vincitore di un reality ha annunciato che il sogno della vita sua è quello di diventare Opinionista.
La simpatica, vispa signora che aveva raccolto le proprie esperienze in un libercolo intitolato “Il bambino stimolato” al fine di attirare l’attenzione sull’infanzia ipercinetica, ha deciso di continuare la sua attività.
Nel senso di prendere uno per uno argomenti di attualità e sviscerarli, indagarli e tirarci fuori il comico e il tragico.
Come in tutte le cose della vita.
Materiale ce n’è da vendere.
Ci vuole sempre una personalità con spirito acuto.
E lei ci riprova.
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GENITORI E FIGLI

Dovrebbero fare un regolamento, come quelli condominiali:
“Dal raggiungimento dei XX anni i genitori devono rispettare, seguire, ottemperare i consigli dei figli per l’amministrazione e lo svolgimento della vita quotidiana, ivi compresi, soprattutto, i periodi di assenza di famigliari preposti all’aiuto dei genitori medesimi”.
Invece funziona pressappoco in questo modo: il vecchietto si sente sempre comunque “genitore” anche se i figli dirigono una banca, un reparto ospedaliero, un ufficio postale, un’officina.
Non c’è buon senso che tenga: lui è  figlio e come tale va trattato.
Con, in più, quel tanto di capricciosità mista a supponenza senile che manda in bestia la figliolanza.
Dove si è nascosto quel grande immenso amore che faceva stravedere per i figli, che li metteva in palmo di mano (anche se non era propriamente il caso…) che spingeva quasi all’estremo sacrificio?
Il genitore anziano sta diventando un problema, non solo per le patologie dell’età, ma anche per il comportamento che mira scientificamente a mettere il bastone tra le ruote dell’organizzazione, faticosa, strappata al poco tempo libero, dei figli, già avanti negli anni, con problemi di lavoro, talvolta di salute e di famiglia.
Nulla che miri a sollevare, a tranquillizzare tramite l’accettazione benevola dei consigli filiali, tranne che la frase “Tu non ti preoccupare! …”
Già, bastasse!
Un figlio normale fino ad una certa età, sua e del genitore, segue l’invito, e lascia che il vegliardo se la cavi da sé.
Abituati a considerare i genitori come colonne portanti dell’antica famiglia, facciamo fatica a retrocederli in un ruolo subalterno. Però, dopo le prime avvisaglie di perdita delle capacità di gestione autonoma, ci si dà da fare, si cerca di introdurre l’aiutino, domestico o esterno.
Dell’aiuto dei figli incominciano a dire che non ne hanno bisogno, “Tu hai già tanto da fare, non ti preoccupare, io so cavarmela…”. Ultimo retaggio di amore materno.
Accettano, con molte riserve, il dono di un cellulare o di un cordless, al fine di poter comunicare comodamente con chicchessia.
In casa loro, però, non vogliono assolutamente invasioni di campo, nemmeno per i lavori domestici, di cui magari si sono lamentati per anni e anni e che, finalmente, avrebbero tutte le ragioni per cedere ad altri.
Alle preoccupazioni dei figli oppongono rifiuti categorici o, peggio, si comportano come se le preghiere a fare attenzione ad uscire, ad accendere il gas, a non aprire a sconosciuti, fossero sciocchezze e non frutto di autentica, affettuosa preoccupazione.
L’immagine dell’anziano genitore caduto, in casa o per strada, rapinato all’uscita dalla banca o dall’ufficio postale, insegue le coscienze dei figli e li porta a insistere sull’importanza di un adeguato sostegno.
Niente da fare, continuano a sentirsi onnipotenti e a rifiutare ogni offerta, ogni compromesso che possa sollevare gli altri di qualche preoccupazione.
Con lievità, sembra che ti prendano sottilmente per i fondelli, quando tu gli chiedi: ”Sei uscito da solo?”
Iniziano a divagare per poi rispondere con impazienza che sì sono usciti da soli, cosa vuoi che sia… solo fino in banca.
Ecco!
Il figlio ruggisce, esplode, si incazza.
E lui, l’ex genitore innamorato, adorante, se ne fotte, di tutta quell’ira che ha così abilmente provocato.
Si stupisce, non pensa lontanamente che un accesso d’ira simile può essere molto dannoso alla salute del figlio. Nulla.
Diventa, poco per volta, il nonno che rompe le balle, che telefona a raffica ai cellulari di tutta la famiglia, compreso quello dei nipoti a scuola, se trova il telefono fisso occupato.
Diventa il nonno che bisogna brutalmente “sistemare” d’estate per poter fare quindici miserabili giorni di vacanza, meritati dopo un anno di culo sul lavoro.
Anche perché, ad una certa età molti anziani non ne vogliono più sapere di andare in villeggiatura, magari nello stesso posto dei figli.
Per non parlare di qualunque weekend in cui si prospetti un’assenza di massa: basta una mattinata per capovolgere un piacevole viaggetto in un ritorno fulmineo per verificare perché il nonno non risponde al telefono.
Se l’antico amor materno non è più capace di improntare il comportamento altruistico per antonomasia del genitore, che diventa perciò egoista, accentratore, prepotente, incurante delle altrui esigenze, cosa potrebbe spingere finalmente questo popolo di anziani a venire incontro a persone che ormai anziane sono quasi?
Mamma, cosa ti spinge a continuare a mangiare orrendi brodini, salati tre volte perché la memoria non ti accompagna più, quando potresti accettare quelli che ti cucino io e ti mando dai nipotini, chiusi in barattoli monodose, o farteli cucinare espresso da qualche brava donna di sevizio tutta per te?
Perché ti incaponisci a mettere scarpette strizzapiedi con tacco quando barcolli come un birillo del bowling sfiorato dalla palla?
Per favore, carissimi, amati, magari un tempo temuti genitori, non provocate un viraggio del sentimento  che ci ha sempre legati, in qualcosa di fastidioso, pesante, oneroso, stancante.
Avete avuto salute, libertà, autonomia fino ad oggi, noi molto meno di tutto ciò, per via della vita che sta diventando sempre più frenetica!
Aiutateci ancora una volta, ad aiutarvi, a provare per voi quella tenerezza che meritate e non l’insofferenza dovuta alla rabbia per la vostra testardaggine ingiusta!
Vi preghiamo, noi figli della terza età, che sentiamo il tempo che incalza, che sentiamo la tristezza, le delusioni  invadere le nostre giornate un tempo sostenute da energia, allegria, progetti.
Fate ancora un gesto di amore per noi: voi avete tanti anni, una lunga vita alle spalle. Noi non lo sappiamo ancora.

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Quattro indovinelli, di Enrico Chiaves

Con vero piacere accogliamo sul blog gli indovinelli di Enrico Chiaves, autore del romanzo “Enigmi alla Bertesca” e della raccolta di scioglilingue, aforismi, acrostici, parodie e poesie “Alla maniera di…”.

QUATTRO  INDOVINELLI

di Rico da Bastìa
mi pare, ma mi pare solo, che in enigmistica questo insieme si possa definire
“Quadruplice cambio di doppia iniziale (4)”

C’è una cosa verde verde
che di notte fa cra-cra;
se l’abbagli e poi l’arpioni
in padella finirà.
Le sue cosce delicate
dai gourmet sono apprezzate.
Ma più alte ho le pretese:
devi dirmelo in inglese.

Ce n’è un’altra grigionera
che ti intasa nei polmoni;
se ci guidi quando è sera
vai a rischio che tamponi.
Chi si reca giù in campagna
non la trova, e ci guadagna.
Anche questo è nome inglese,
ma lo dice ogni Paese.

L’altra ancora, se ti incalza
influenza o raffreddore,
prendi un coppo di quel buono,
forte e rosso di colore.
Già la nonna l’ha scaldato
con un ferro arroventato.
con garofano e cannella.
E giù tutto a garganella!

Ed infine, se sei giù
e sei fiacco nel morale,
dài, non prendertela più:
ci sta un sito che è ideale.
Per scambiare le esperienze
vecchie e nuove conoscenze
troverai: già ti si aspetta,
grazie a Silvia e a Nicoletta!

L’usuraio di Chieri, di Amedeo Pettenati

usuraioAmedeo Pettenati ci presenta il suo ultimo libro: L’usuraio di Chieri.
Siamo nell’autunno del Medioevo, periodo di declino dell’età di mezzo, eppure Chieri è fiorente dal punto di vista finanziario e artistico. Questo grazie ai suoi banchieri che portano dalla Borgogna e dalle Fiandre ingenti somme di denaro e le opere di Rogier Wan der Weiden e di Hans Memling. Chieri, più importante di Torino ha dovuto rinunciare alla sua sovranità di libero Comune a favore dei Savoia per le guerre civili tra nobili e grassa borghesia, per l’emorragia di denaro pubblico, e la debolezza militare, ma allo stesso tempo può beneficiare del movimento artistico che fiorisce alla corte sabauda e che verrà chiamato gotico internazionale. Si deve a queste influenze lo splendore artistico della città con i vari Jacquerio, Prindall e Bapteur, artisti impegnati nella costruzione del Duomo.
In questo contesto si staglia la figura del nostro usuraio, Guglielmo Gallieri descritto negli ultimi suoi due giorni di vita. Un uomo malato di cirrosi epatica cronica dovute alle sue grasse bevute che lo sta debilitando, ma che pensa al suo futuro nell’aldilà, precisamente al Purgatorio, luogo non ancora consacrato dalla chiesa, ma in via di definizione. In vista del destino della sua anima decide di fare testamento con cui fa elargizioni per le sue vittime, le sue donne e per la sua Cappella in Duomo appena restaurata. Questa donazioni devono attestare il suo profondo pentimento. “Sorella morte, lasciami il tempo di terminare il mio testamento”, cantava De Andrè.
Ma la narrazione si dipana in molti flashback in cui egli ripensa all’economia di Chieri, fatta di agricoltura, di commercio con l’estero e soprattutto di artigianato. In particolare alla tela di fustagno e al gualdo da cui derivano i blue jeans.
Ma siamo nel Medioevo, in cui si diffonde subito la Commedia di Dante, che viene citata ogni qual volta c’è un passaggio determinante per lo snodo della vicenda. Sono presenti leggende medievali e racconti biblici, infarciti di miracoli, demoni e angeli, eremiti, frati e sacerdoti.
Rilevante nel racconto è anche la presenza a Chieri dell’eresia catara.
Si ripercorre la storia di Chieri, le sue lotte per consolidare l’indipendenza e per espandere il suo territorio, il suo scontro con il marchese di Monferrato e i Biandrate.
La storia di Gallieri corre parallela al suo antagonismo con Franceschino Villa, lombardo cioè chierese che ha fatto fortuna prestando lecitamente denaro all’estero, anch’egli mecenate di una sontuosa cappella in San Domenico. Gallieri invece non si è mai mosso da Chieri, perché profondamente legato alla città in cui fa buoni affari prestando a usura a nobili, contadini, commercianti, a preti e a donne.
Le donne, tutte sue amanti e sue figlie, con le loro preghiere e i loro suffragi possono farlo assurgere in Purgatorio. Le amanti gli fanno molte predizioni per indurlo a pentirsi. Tra le figlie c’è chi si fa monaca, chi si innamora, chi compie gesti estremamente pietosi verso i genitori.
Importante e misteriosa è anche la figura di un converso cistercense che Gallieri va a trovare due volte nei due giorni precedenti alla sua morte che gli fornisce diabolici consigli e che per questo finirà all’Inferno.
Le sofisticate tecniche usurarie sono al centro del racconto, prestiti fatti sotto forma di scambio di merci, possesso definitivo di terreni ricevuti in pegno, vitalizi concessi corrompendo i notai compiacenti. Tutt’altra musica rispetto ai lombardi all’estero che tengono una regolare contabilità.
Essi appartengono a famiglie illustri di chieresi che pur non avendo tradizione finanziaria si inseriscono brillantemente nelle transizioni commerciali Oltralpe, giungendo a finanziare pure duchi e re.
Chieri vista attraverso gli occhi di Gallieri, com’era nella realtà  nel suo autunno del Medioevo, con i suoi monumenti in costruzione è un’altra protagonista del romanzo, in cui tutti i personaggi sono realmente esistiti, tranne due protagonisti di una storia d’amore, immancabile in ogni romanzo che si rispetti.
Allo stesso modo sono storicamente attestati tutti gli episodi che lo costellano e si possono ritrovare nella bibliografia riportata in coda al libro. Così il libro ha uno sfondo e un’ambientazione squisitamente storica e artistica, in cui campeggiano usanze del tempo, monumenti, tornei, imprese militari e vita domestica. Allo stesso modo sono scientificamente analizzate i vari modi di compiere l’usura, nonché la malattia di Gallieri.

Mostra di Valeria Tomasi

tomasi“Mi piaccion le fiabe, raccontane altre” – 23 maggio-14 giugno 2009
via Vittorio Emanuele, 56 – Cherasco CN
orario 16.00-19.00 dal mercoledì alla domenica – ingresso libero.

Saranno le atmosfere di fiaba a fare da trait d’union della mostra in programma dal 23 maggio al 14 giugno alla galleria “evvivanoé esposizioni d’arte”, durante la quale verranno presentati i più recenti lavori di tre artisti piemontesi: Silvana giraudo, Valter Massia e Valeria Tomasi.
Valeria Tomasi è nata a Rivoli (Torino), città in cui vive e lavora. si è diplomata al primo liceo artistico statale e ha frequentato l’Accademia delle belle arti di Torino, dove si è diplomata nel 1991.
La sua attività artistica è molteplice e ricca: pannelli pittorici, scenografie, illustrazioni e argille. in tutte le sue creazioni regnano grazia e armonia.
La sua arte è un invito a immergersi in atmosfere fiabesche e magiche, spesso accolti da sorridenti personaggi, usciti direttamente dalla fantasia, che abitano mondi favolosi in cui il colore e le forme morbide invitano quasi al tatto, alla carezza.
Numerose le mostre personali, collettive e gli eventi a cui Tomasi ha partecipato dagli anni Novanta a oggi. gestisce un proprio laboratorio artistico a Rivoli, ai piedi del castello celebre per l’arte contemporanea, in cui organizza corsi e laboratori di pittura e sperimentazione artistica.

Sito internet personale: http://www.formedivaleria.it

Sara Merlino

Opinionista beffarda. Hair stylist

La domenica, giorno (volendo) di relax e riflessioni, il nostro blog ospita le “opinioni” di Gianfranca Fra: considerazioni tra il serio e l’ironico.
Al giorno d’oggi va sempre più di moda la professione di Opinionista; ne sono pieni i “parterre” di qualunque trasmissione televisiva e persino un insulso giovanotto vincitore di un reality ha annunciato che il sogno della vita sua è quello di diventare Opinionista.
La simpatica, vispa signora che aveva raccolto le proprie esperienze in un libercolo intitolato “Il bambino stimolato” al fine di attirare l’attenzione sull’infanzia ipercinetica, ha deciso di continuare la sua attività.
Nel senso di prendere uno per uno argomenti di attualità e sviscerarli, indagarli e tirarci fuori il comico e il tragico.
Come in tutte le cose della vita.
Materiale ce n’è da vendere.
Ci vuole sempre una personalità con spirito acuto.
E lei ci riprova.
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HAIR STYLIST
Possibile che non esista più un onesto parrucchiere, o parrucchiera, da cui tu vai, stai quello che devi stare e poi puoi uscire e recarti direttamente dove vuoi o devi, senza passare da casa, di corsa, afferrare il phon e dare di spazzola per ridurre o appiattire gonfiori strani, gonfiare appiattimenti, stirare onde anomale, finanche mettere la testa sotto il rubinetto e rifare tutto?
La dottoressa Olivero stava perdendo ogni speranza.
E dire che se la tiravano, e tanto, arredavano la maison de beauté come un soggiorno di Art e Decoration, dopo appena un anno dall’apertura facevano il restyling della maison, sfoggiavano tute avveniristiche o magliette con il logo della maison, diverse ogni stagione, tutti tranne il/la titolare, che si differenziava.
Niente, comunque, che richiamasse l’antico camice, o meglio grembiule, che salvaguardava dagli schizzi di tinta.
Tanto la tinta, loro, la decidono soltanto, con aria concentrata, creano la nuance che ti illumini, ti alleggerisca quella faccia da sessantenne conclamata.
Poi, ahimè, dopo la fase “tinta”, ti “creano” il taglio.
E qui bisogna sperare che abbiano capito quello che tu intendi per taglio classico, leggermente scalato, lungo tanto da poter legare i capelli in caso di bisogno.
Difficile?
Enormemente.
La cosa cozza contro l’arte della creazione, insita nelle inclite menti degli hair stylist, nonché appresa durante interessantissimi stage in quel di Parigi, Londra, New York. Ovvio.
Ecco dunque che la dottoressa Olivero, con la sua chioma sgocciolante avvolta in un turbante di spugna, viene premurosamente accompagnata da una solerte sciampista nella poltroncina della zona tagli.
Imbacuccata in diversi strati di mantelline colorate monouso attende l’arrivo del capo.
Il quale svolazza leggiadramente tra le poltroncine, accarezzando ciuffi, sollevando ciocche, dando direttive veloci con voce flautata, sorridente, “prende un caffè, signora Ferrero?” per correre a salutare l’ultima arrivata, bacio, bacio, ciao, sei stupenda…
Eccolo finalmente concentrato sulla povera Elena la quale chiederebbe soltanto un lieve ritocco al taglio precedente, “senza esagerare perché poi non riesco a legarli…”.
Afferra un pettine, districa il garbuglio, accarezza, divide, sposta, butta in avanti, ritira indietro, afferra le cesoie.
Si complimenta per la qualità del capello, davvero notevole della dottoressa, bella consistenza, luminosità, (anche merito delle migliaia di colpi di luce appena effettuati) e poi agisce.
Si capisce subito che esagera, ma ormai…si aspetta solo la fine, tanto per capire per quanto tempo si potrà fare a meno di tornare per il taglio.
Ricresceranno…
Trangugiati i commenti più acidi per limitarsi ad un lieve… “certo che ha abbondato un po’…” cerca di ammortizzare una risposta articolata e fluente, in cui si spiega come “abbiamo alleggerito sulla fronte e sulle orecchie, mentre abbiamo sfilato un po’ dietro per dare volume ma non troppo… bellissimo!!!”.
Ma in quanti eravate a tagliare? O ha fatto anche uno stage in Vaticano per il plurale maiestatis? E quando gli chiedi se puoi avere un appuntamento al brucio dice “Non possumus?”.
Insomma, si arriva alla fase asciugatura, pettinatura.
La fase peggiore.
Il phon bollente le arrostisce le orecchie e il collo, i capelli volano, amorevolmente riacchiappati dalle mani del mito, che, già che c’è, si loda per la bellezza di questo colore…
Rapidissimo, il Genio continua a massacrare ciocca dopo ciocca, chiacchierando amabilmente, sparando aneddoti, si sa, i parrucchieri, pardon, hair stylist, sanno tutto di tutti, anche se ostentano profonda discrezione qualche notizia si diffonde…
Fatto.
Ancora qualche carezza con le dita, solleviamo qui, diamo l’anticrespo, un po’ di lacca o la cera? E poi, finalmente, la svestizione.
Libera dagli strati di mantelline e grembiulini, sudata come un cammello e adirata il giusto, la dottoressa Olivero si appropinqua al tavolinetto Louis XV che funge da scrivania nella zona Reception, porge la carta di credito (almeno ti fanno la ricevuta giusta invece di chiedere con voce flautata… “Posso mettere solo la piega…”) firma velocemente, molla due o tre monete nel grazioso salvadanaio della elemosina all’équipe e cerca di raggiungere al più presto e senza soste la propria rassicurante maison.

Presentazioni di fine maggio

Martedì 26 maggio, alle ore 18.00 presso la libreria Legolibri – via Maria Vittoria, 31 – Torino
Presentazione del libro “Di donne e di gatti” di Gemma Rota Surra.

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Mercoledì 27 maggio, alle ore 18.00 presso la Fondazione Paolo Ferraris – via Andorno, 2 – Torino
Presentazione di “Quindici giorni d’estate” di Federico Manassero.

Presenta Patrizia Foresto.
Ingresso libero e gratuito sino a esaurimento posti.
Gradita prenotazione.
Sarà possibile visitare il Museo del Restauro “Gli arnesi della memoria” della Fondazione Paolo Ferraris.

Daniela Lovera: “pillola” numero cinque

Il mio editor e mica solo il mio…
Nicoletta fa in assoluto uno dei lavori più belli al mondo! Ogni volta che la incontro glielo dico. Lei prende a cuore le storie, le legge, le rilegge con l´autore. Mi piace il suo modo di entrare nella struttura di un libro… sono affascinata dalla sua “erre” che avvolge, arrota le parole… abbraccia sia il libro che l´autore, perché Nicoletta sa che in quel libro, in quei nostri libri c´è un pezzetto del cuore di chi li ha scritti.
Grazie editor, ricorderò per sempre le nostre pizze letterarie, il nostro est-rrr-apolare  il messaggio di fondo, e la mia grande scoperta (condivisa per la prima volta con te) della scrittura creativa!

Daniela Lovera, autrice di: Il circolo degli dei


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pubbli_volario Illustrazione di Valeria Tomasi
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