Archivio per aprile 2009

Di donne e di gatti, di Gemma Rota Surra

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Pensieri intorno al mio libro “Di donne e di gatti”

Mi confronto quotidianamente con parole che ascolto professionalmente e narrative che mi pervadono (lavoro come psicoterapeuta e perito psicologo presso i Tribunali), e talvolta avrei voluto restituirle ad altri ascolti, oltre a quelli tecnici e professionali, ad ascolti cioè di comuni lettori che dall’elaborazione traessero suggestioni personali.

Ma emozioni, ricordi, l’inquietudine che ti porti dentro, mi hanno indotto a scrivere invece delle novelline, mettendo insieme i frammenti delle esistenze altrui con la mia, incrociandone le trame con le vicende delle creature predilette: i gatti .

Scrivere “di donne e di gatti” è anche stato ricomporre attraverso la scrittura la mia propria identità, ritrovando amati gatti della mia vita – tenerissimi, acrobati, pigroni, giocolieri, compagni imprevedibili e possessivi – e la voce quotidiana di donne sensibili che potevano confondere la propria vita con quella dei propri felini.

Quanto allo scrivere considero molto significativo il pensiero di Claudio Magris “perché scrivere serve anche a questo, a distrarsi dalla morte”; ma, poiché ho scritto anche perché altri condividano il mio sentire, la realizzazione editoriale (anche grafica, a mio avviso deliziosa nelle riproduzioni di gatti ‘habillés’) mi ha compiaciuta molto e dato vera gioia.

L’abbinamento donne – gatti proposto nel mio libro è questione che non richiede spiegazioni razionali, ma pesca nell’indicibile perturbante delle affinità profonde tra queste creature.

La frequentazione dei gatti – visceralmente amati- mi ha convinto del ‘valore aggiunto’ dai gatti alla vita degli umani, come peraltro già indicato da chi ha scritto: “ci sono due modi per sfuggire l’umana miseria, suonare l’organo e osservare i giochi dei gatti”.

Di questo valore aggiunto qualcosa è dato sapere dalla lettura del libro.

Gemma Rota Surra, torinese, psicologa, psicoterapeuta e consulente tecnico presso alcuni tribunali, pubblicista ed autrice di recensioni e articoli professionali, collaboratrice per molti anni de “l’Eco del Chisone”.

Nella sezione “Fogli di parole” è inserito l’incipit della novellina “Lei e Giappone”.

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Opinionista beffarda. Scrittori speranzosi: i batticuori degli esordienti

La domenica, giorno (volendo) di relax e riflessioni, il nostro blog ospita le “opinioni” di Gianfranca Fra: considerazioni tra il serio e l’ironico.

Al giorno d’oggi va sempre più di moda la professione di Opinionista; ne sono pieni i “parterre” di qualunque trasmissione televisiva e persino un insulso giovanotto vincitore di un reality ha annunciato che il sogno della vita sua è quello di diventare Opinionista.

La simpatica, vispa signora che aveva raccolto le proprie esperienze in un libercolo intitolato “Il bambino stimolato” al fine di attirare l’attenzione sull’infanzia ipercinetica, ha deciso di continuare la sua attività.

Nel senso di prendere uno per uno argomenti di attualità e sviscerarli, indagarli e tirarci fuori il comico e il tragico.

Come in tutte le cose della vita.

Materiale ce n’è da vendere.

Ci vuole sempre una personalità con spirito acuto.

E lei ci riprova.

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SCRITTORI SPERANZOSI: I BATTICUORI DEGLI ESORDIENTI

Si stava avvicinando la Fiera del Libro, c’era grande fermento, al solito, tra Editori, Intellettuali, Scrittori.

La Nostra Opinionista rideva sotto i baffi, Lei che ormai sedeva dietro i tavoli delle tavole rotonde, delle presentazioni e dei forum con classe e disinvoltura da veterana!

Stava infatti smistando i vari inviti a intervenire, presentare, commentare, fare un risvolto di copertina… quando le era capitata, da un simpatico Scrittore Esordiente, una mail, inviata in effetti al famoso Giovanni Tesio (G.Te.), noto personaggio della cultura piemontese, e, per conoscenza, a lei.

Come tutti gli Esordienti a cui erano stati fatti giusti complimenti, aveva coltivato il sogno di vedere il suo romanzetto recensito sulle pagine di Tuttolibri, lo aveva spedito e portato personalmente. Niente.

Egregio G.Te.

Le voglio raccontare una storiella.

C’era una volta un uomo per bene, che si era messo a scrivere i suoi pensieri.

Erano bei pensieri, buffi, profondi, arguti, e lui li scriveva su foglietti, li raccoglieva in una vecchia busta, e poi ne faceva dei racconti.

Gli facevano i complimenti, e una piccola casa editrice gli aveva pubblicato una prima raccolta.

Era felice, orgoglioso.

Gli aveva addirittura telefonato una famosa scrittrice di gialli torinese, per dirgli quanto si era divertita a leggere il suo libretto.

Sull’onda dell’entusiasmo ne aveva subito prodotto un altro, che un’altra piccola casa editrice aveva pubblicato, dedicandogli addirittura una presentazione alla fiera del libro. Margherita Oggero in persona gli aveva telefonato i complimenti.

La sua fantasia aveva incominciato a galoppare.

Tra sé e sé faceva discorsetti sulle sue opere, raccontava la sua vita, rispondeva, mentre si faceva la barba la mattina, a immaginarie interviste, dialogava ora con Fazio, ora con la Bignardi, con Vespa, o la Gruber.

Non si sapeva mai, meglio essere preparati.

La sua felicità era offuscata però dalla totale mancanza di qualche commento ufficiale sulle sue opere: né Torino Sette né Tuttolibri, al sabato, avevano mai scritto nulla, malgrado lui, e gli editori, avessero sollecitato i critici.

Anche la famosa giallista torinese lo aveva raccomandato al celebre G. Te., titolare di rubriche letterarie.

Niente.

Una mattina gli era capitato di leggere per caso il suo oroscopo: “Giornata effervescente, niente vi contrasta, siete vincenti! Osate!”.

Gli era sembrato il segno del destino, prima di cedere allo sconforto e gettare la spugna per sempre, così aveva acceso il suo pc, aveva aperto la posta e aveva iniziato:

Egregio G.Te.,

Le voglio raccontare una storiella.

C’era una volta un uomo per bene che si era messo a scri… ecc. ecc.

(Chissà che anche G.Te avesse avuto una nonna che gli raccontava:

C’era una volta un re, seduto sul sofà che disse alla sua serva, raccontami una storia…).

Gianfranca Fra, autrice di: Delitti e provette

Domenica di dediche da Danilo Torrito

A Silvia…Ramasso

Fu il dì Nove di Febbraio
ero teso ma anche gaio
per l’incontro più aspettato
che la Neos m’avea fissato

Si sedette innanzi a me
disse: «Rime qui ce n’è
son disposta a pubblicare
quindi prendere o lasciare»

Colsi al volo l’occasione
con goliardica emozione
dieci anni di scrittura
dati in pasto alla cultura

Con la firma del contratto
si sancisce il grande patto
do alle stampe il mio poetare
e son già sul piano astrale

Con il titolo di autore
si riscalda forte il cuore
coi miei versi allegri e inquieti
nell’Olimpo dei…poeti

9 Febbraio 2009

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Buon comple…mese blog!!!

Trenta giorni per un blog
all’inizio nella fog
passi “incerti e barcollanti”
che già paiono esaltanti

Passi fatti con la voglia
di varcar qualunque soglia
per andare assai lontano
con l’amor di ogni “scrivano”

Tra commenti e citazioni
per la Niki un grande inizio
tra consigli e osservazioni
complimenti alla Fabrizio

Danilo Torrito, autore di: Passaggi

Le alchimie della vita

… Una passeggiata in centro con un caro amico, dopo un pò lui mi chiede una copia del mio primo libro.
S’intitola “Vento” ormai lo sapete tutti o quasi. Mai dare nulla per scontato!
Vuole regalare il mio libro (che onore!) ad una sua amica… e poi, e poi è passato tanto tempo da allora e ne sono successe tante.
Ho incontrato due donne ed ho capito subito che erano in gamba, mi sono piaciute immediatamente; credo di essere piaciuta loro. Con il tempo ho capito che per alcune alchimie è preferibile essere in “tre”. Il numero perfetto!
Ed ora il mio “Vento” soffia sulla mia esistenza e muove le pagine del mio secondo libro, che a brevissimo vi presenterò! Dio mio, la Vita è proprio bella!
Ah, dimenticavo, il mio caro amico si chiama Angelo.

Daniela Lovera, autrice di: Il circolo degli dei

La belle des belles – Vita di Virginia Oldoini Contessa di Castiglione

# cope_pettenati 2Questa settimana presentiamo il libro di Amedeo Pettenati: LA BELLE DES BELLES – VITA DI VIRGINIA OLDOINI CONTESSA DI CASTIGLIONE.

Sullo scacchiere geopolitico internazionale del XIX secolo è in gioco il futuro di quel territorio che presto prenderà il nome di Italia. Tra le figure che si muovono sui riquadri della Storia, Cavour, Costantino Nigra, l’imperatrice Eugenia, Napoleone III, su tutti domina per una sola brevissima ma accesa partita una regina: Virginia, contessa di Castiglione. Intorno a lei adoranti si affollano i pedoni: i numerosi uomini conquistati per capriccio, per interesse, più raramente per passione. I libri di storia non hanno reso onore a questa donna nel cui animo hanno convissuto l’impegno politico e diplomatico, l’amore per il lusso e la mondanità, il fiuto per gli affari. Una donna così consapevole della sua bellezza e del suo fascino da affidare alla fotografia, la nuova arte che veniva alla luce proprio in quel periodo, il compito di moltiplicare all’infinito e perpetuare fino ai giorni nostri il suo desiderio di essere ammirata.

In queste pagine la vita di Virginia, dal suo fulgido periodo di gloria agli anni della solitudine viene descritta con particolare attenzione al contesto storico, ai collegamenti tra le vicende, ai dettagli di costume. La contessa di Castiglione appare così come una dea moderna, una figura femminile misteriosa e ammaliante, pur con le sue debolezze, ma anche strumento agli ordini del potere e vittima delle sue stesse arti seduttive, non dissimilmente da tante altre donne delle quali non ricordiamo più nemmeno il nome.

Amedeo Pettenati è nato nel 1970 e si è laureato in filosofia, ma ha sempre coltivato una passione per la storia, scrivendo la sua tesi in storia moderna. E’ giornalista professionista del Giornale del Piemonte, dove si occupa di cultura. Cresciuto a Pino Torinese ora vive a Chieri.

23 aprile – Giornata internazionale del libro e del diritto d’autore

fondJauneDal sito “Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO”

http://www.unesco.it/SitoFrancese/Primo%20pianoF/National%20Commissions.htm

Il libro è in grado di creare contatti tra uomini di epoche e orizzonti differenti e si pone come strumento della libera espressione, contribuendo quindi a costruire e consolidare la comunità umana mondiale e a favorire la causa dei diritti umani.
La Giornata Internazionale del Libro e del Diritto d’Autore, celebrata il 23 aprile, vuole essere un invito a valorizzare quell’eterna fertilità delle idee di cui i libri sono rappresentanti e strumento di diffusione.

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La data, scelta dal 1995 dall’UNESCO, rappresenta un omaggio a tre grandi autori: William Shakespeare, Miguel de Cervantes e Garcilaso de la Vega, di origine Inca, accomunati dal termine della loro vita in quello stesso giorno.

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Comunicato stampa dell’UNESCO relativo a una passata edizione:

Stimolare gli Stati membri dell’UNESCO a costruire delle politiche unitarie del libro con il consenso e la partecipazione di tutti gli attori coinvolti è l’obiettivo principale della Giornata mondiale del Libro e del Diritto d’Autore che milioni di persone, in oltre 100 Paesi, celebrano anche quest’anno il 23 Aprile. In questa circostanza l’UNESCO chiede alle Commissioni Nazionali, operanti in ogni Stato, il coinvolgimento massiccio della società civile nelle sue componenti educative, culturali, scientifiche e sociali. La partecipazione della gente e, in particolare, dei giovani, è ogni anno uno dei punti forti della giornata. Ancora, in tutta Italia, i Centri e i Club UNESCO, le associazioni cioè che si ispirano agli ideali e all’azione dell’UNESCO, danno vita ad incontri, dibattiti, concorsi letterari, letture, eventi dedicati ai giovani e ai meno giovani.
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E per chi i libri li legge, li scrive, li crea, li pubblica, li promuove. Per chi “festeggia”, con il suo lavoro, il suo impegno, la sua passione, la giornata del libro ogni giorno dell’anno, che significato ha la giornata di domani?

Dalla rivista “LUNA NUOVA” – 21 aprile 2009

“Niente sarà più come prima. Diciannove anni non si cancellano”. Inizia così “Cercando Fabrizio – Storia di un’attesa senza resa” (edizioni Neos), il libro presentato venerdì scorso al centro civico Centeleghe.
Un volume che, attraverso ricordi, testimonianze e documenti, racconta la lunga ricerca di Fabrizio Catalano, il giovane collegnese scomparso ad Assisi il 21 luglio 2005. Autrici del libro, Caterina Migliazza Catalano, madre di Fabrizio, e Marilù Tomaciello, sua grande amica.
La serata ha avuto inizio con l’affissione della foto di Fabrizio nell’atrio del Palazzo civico, alla presenza del padre Ezio, della madre Caterina e del sindaco Silvana Accossato. Una cerimonia breve e toccante, composta e silenziosa, scandita solo dal suono di una chitarra acustica, lo strumento che Fabrizio adorava. «La scomparsa di una persona è un fatto privato, che però coinvolge profondamente la comunità in cui vive. E proprio perché viene privata di una sua parte, la Città non può e non vuole restare indifferente», scrive il sindaco nel libro. La serata si è poi svolta nel salone Unitre, alla presenza dell’editore della Neos Silvia Maria Ramasso, del sindaco di Girifalco (paese d’origine di Caterina) Rocco Signorello e della presidente dell’associazione Penelope (Associazione nazionale delle famiglie e degli amici delle persone scomparse) Elisa Pozza Tasca.
Oltre, naturalmente, a Ezio, Caterina, al fratello Alessio, a Marilù; e a tutti i volontari che hanno partecipato alle ricerche di Fabrizio, più volte ringraziati da Caterina per «la solidarietà, l’impegno e l’aiuto disinteressato». La serata, scandita dagli interventi dei partecipanti e dalla lettura di brani del libro («…nessuno può scomparire come un macchia sulla tovaglia, come il coniglio nel cilindro del prestigiatore», scrive Caterina), si è conclusa con la consegna di una pergamena a tutti i volontari impegnati nella ricerca. Una ricerca senza sosta e tutt’ora in corso. Perché, ricorda Caterina, «non esiste il capolinea della sofferenza. E nulla può riempire il vuoto lasciato da un figlio».

Per conoscere la vicenda di Fabrizio: www.fabriziocatalano.it

Daniele Bianco, ufficio stampa Neos Edizioni


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