Archivio per aprile 2009

Di donne e di gatti, di Gemma Rota Surra

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Pensieri intorno al mio libro “Di donne e di gatti”

Mi confronto quotidianamente con parole che ascolto professionalmente e narrative che mi pervadono (lavoro come psicoterapeuta e perito psicologo presso i Tribunali), e talvolta avrei voluto restituirle ad altri ascolti, oltre a quelli tecnici e professionali, ad ascolti cioè di comuni lettori che dall’elaborazione traessero suggestioni personali.

Ma emozioni, ricordi, l’inquietudine che ti porti dentro, mi hanno indotto a scrivere invece delle novelline, mettendo insieme i frammenti delle esistenze altrui con la mia, incrociandone le trame con le vicende delle creature predilette: i gatti .

Scrivere “di donne e di gatti” è anche stato ricomporre attraverso la scrittura la mia propria identità, ritrovando amati gatti della mia vita – tenerissimi, acrobati, pigroni, giocolieri, compagni imprevedibili e possessivi – e la voce quotidiana di donne sensibili che potevano confondere la propria vita con quella dei propri felini.

Quanto allo scrivere considero molto significativo il pensiero di Claudio Magris “perché scrivere serve anche a questo, a distrarsi dalla morte”; ma, poiché ho scritto anche perché altri condividano il mio sentire, la realizzazione editoriale (anche grafica, a mio avviso deliziosa nelle riproduzioni di gatti ‘habillés’) mi ha compiaciuta molto e dato vera gioia.

L’abbinamento donne – gatti proposto nel mio libro è questione che non richiede spiegazioni razionali, ma pesca nell’indicibile perturbante delle affinità profonde tra queste creature.

La frequentazione dei gatti – visceralmente amati- mi ha convinto del ‘valore aggiunto’ dai gatti alla vita degli umani, come peraltro già indicato da chi ha scritto: “ci sono due modi per sfuggire l’umana miseria, suonare l’organo e osservare i giochi dei gatti”.

Di questo valore aggiunto qualcosa è dato sapere dalla lettura del libro.

Gemma Rota Surra, torinese, psicologa, psicoterapeuta e consulente tecnico presso alcuni tribunali, pubblicista ed autrice di recensioni e articoli professionali, collaboratrice per molti anni de “l’Eco del Chisone”.

Nella sezione “Fogli di parole” è inserito l’incipit della novellina “Lei e Giappone”.

Opinionista beffarda. Scrittori speranzosi: i batticuori degli esordienti

La domenica, giorno (volendo) di relax e riflessioni, il nostro blog ospita le “opinioni” di Gianfranca Fra: considerazioni tra il serio e l’ironico.

Al giorno d’oggi va sempre più di moda la professione di Opinionista; ne sono pieni i “parterre” di qualunque trasmissione televisiva e persino un insulso giovanotto vincitore di un reality ha annunciato che il sogno della vita sua è quello di diventare Opinionista.

La simpatica, vispa signora che aveva raccolto le proprie esperienze in un libercolo intitolato “Il bambino stimolato” al fine di attirare l’attenzione sull’infanzia ipercinetica, ha deciso di continuare la sua attività.

Nel senso di prendere uno per uno argomenti di attualità e sviscerarli, indagarli e tirarci fuori il comico e il tragico.

Come in tutte le cose della vita.

Materiale ce n’è da vendere.

Ci vuole sempre una personalità con spirito acuto.

E lei ci riprova.

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SCRITTORI SPERANZOSI: I BATTICUORI DEGLI ESORDIENTI

Si stava avvicinando la Fiera del Libro, c’era grande fermento, al solito, tra Editori, Intellettuali, Scrittori.

La Nostra Opinionista rideva sotto i baffi, Lei che ormai sedeva dietro i tavoli delle tavole rotonde, delle presentazioni e dei forum con classe e disinvoltura da veterana!

Stava infatti smistando i vari inviti a intervenire, presentare, commentare, fare un risvolto di copertina… quando le era capitata, da un simpatico Scrittore Esordiente, una mail, inviata in effetti al famoso Giovanni Tesio (G.Te.), noto personaggio della cultura piemontese, e, per conoscenza, a lei.

Come tutti gli Esordienti a cui erano stati fatti giusti complimenti, aveva coltivato il sogno di vedere il suo romanzetto recensito sulle pagine di Tuttolibri, lo aveva spedito e portato personalmente. Niente.

Egregio G.Te.

Le voglio raccontare una storiella.

C’era una volta un uomo per bene, che si era messo a scrivere i suoi pensieri.

Erano bei pensieri, buffi, profondi, arguti, e lui li scriveva su foglietti, li raccoglieva in una vecchia busta, e poi ne faceva dei racconti.

Gli facevano i complimenti, e una piccola casa editrice gli aveva pubblicato una prima raccolta.

Era felice, orgoglioso.

Gli aveva addirittura telefonato una famosa scrittrice di gialli torinese, per dirgli quanto si era divertita a leggere il suo libretto.

Sull’onda dell’entusiasmo ne aveva subito prodotto un altro, che un’altra piccola casa editrice aveva pubblicato, dedicandogli addirittura una presentazione alla fiera del libro. Margherita Oggero in persona gli aveva telefonato i complimenti.

La sua fantasia aveva incominciato a galoppare.

Tra sé e sé faceva discorsetti sulle sue opere, raccontava la sua vita, rispondeva, mentre si faceva la barba la mattina, a immaginarie interviste, dialogava ora con Fazio, ora con la Bignardi, con Vespa, o la Gruber.

Non si sapeva mai, meglio essere preparati.

La sua felicità era offuscata però dalla totale mancanza di qualche commento ufficiale sulle sue opere: né Torino Sette né Tuttolibri, al sabato, avevano mai scritto nulla, malgrado lui, e gli editori, avessero sollecitato i critici.

Anche la famosa giallista torinese lo aveva raccomandato al celebre G. Te., titolare di rubriche letterarie.

Niente.

Una mattina gli era capitato di leggere per caso il suo oroscopo: “Giornata effervescente, niente vi contrasta, siete vincenti! Osate!”.

Gli era sembrato il segno del destino, prima di cedere allo sconforto e gettare la spugna per sempre, così aveva acceso il suo pc, aveva aperto la posta e aveva iniziato:

Egregio G.Te.,

Le voglio raccontare una storiella.

C’era una volta un uomo per bene che si era messo a scri… ecc. ecc.

(Chissà che anche G.Te avesse avuto una nonna che gli raccontava:

C’era una volta un re, seduto sul sofà che disse alla sua serva, raccontami una storia…).

Gianfranca Fra, autrice di: Delitti e provette

Domenica di dediche da Danilo Torrito

A Silvia…Ramasso

Fu il dì Nove di Febbraio
ero teso ma anche gaio
per l’incontro più aspettato
che la Neos m’avea fissato

Si sedette innanzi a me
disse: «Rime qui ce n’è
son disposta a pubblicare
quindi prendere o lasciare»

Colsi al volo l’occasione
con goliardica emozione
dieci anni di scrittura
dati in pasto alla cultura

Con la firma del contratto
si sancisce il grande patto
do alle stampe il mio poetare
e son già sul piano astrale

Con il titolo di autore
si riscalda forte il cuore
coi miei versi allegri e inquieti
nell’Olimpo dei…poeti

9 Febbraio 2009

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Buon comple…mese blog!!!

Trenta giorni per un blog
all’inizio nella fog
passi “incerti e barcollanti”
che già paiono esaltanti

Passi fatti con la voglia
di varcar qualunque soglia
per andare assai lontano
con l’amor di ogni “scrivano”

Tra commenti e citazioni
per la Niki un grande inizio
tra consigli e osservazioni
complimenti alla Fabrizio

Danilo Torrito, autore di: Passaggi

Le alchimie della vita

… Una passeggiata in centro con un caro amico, dopo un pò lui mi chiede una copia del mio primo libro.
S’intitola “Vento” ormai lo sapete tutti o quasi. Mai dare nulla per scontato!
Vuole regalare il mio libro (che onore!) ad una sua amica… e poi, e poi è passato tanto tempo da allora e ne sono successe tante.
Ho incontrato due donne ed ho capito subito che erano in gamba, mi sono piaciute immediatamente; credo di essere piaciuta loro. Con il tempo ho capito che per alcune alchimie è preferibile essere in “tre”. Il numero perfetto!
Ed ora il mio “Vento” soffia sulla mia esistenza e muove le pagine del mio secondo libro, che a brevissimo vi presenterò! Dio mio, la Vita è proprio bella!
Ah, dimenticavo, il mio caro amico si chiama Angelo.

Daniela Lovera, autrice di: Il circolo degli dei

La belle des belles – Vita di Virginia Oldoini Contessa di Castiglione

# cope_pettenati 2Questa settimana presentiamo il libro di Amedeo Pettenati: LA BELLE DES BELLES – VITA DI VIRGINIA OLDOINI CONTESSA DI CASTIGLIONE.

Sullo scacchiere geopolitico internazionale del XIX secolo è in gioco il futuro di quel territorio che presto prenderà il nome di Italia. Tra le figure che si muovono sui riquadri della Storia, Cavour, Costantino Nigra, l’imperatrice Eugenia, Napoleone III, su tutti domina per una sola brevissima ma accesa partita una regina: Virginia, contessa di Castiglione. Intorno a lei adoranti si affollano i pedoni: i numerosi uomini conquistati per capriccio, per interesse, più raramente per passione. I libri di storia non hanno reso onore a questa donna nel cui animo hanno convissuto l’impegno politico e diplomatico, l’amore per il lusso e la mondanità, il fiuto per gli affari. Una donna così consapevole della sua bellezza e del suo fascino da affidare alla fotografia, la nuova arte che veniva alla luce proprio in quel periodo, il compito di moltiplicare all’infinito e perpetuare fino ai giorni nostri il suo desiderio di essere ammirata.

In queste pagine la vita di Virginia, dal suo fulgido periodo di gloria agli anni della solitudine viene descritta con particolare attenzione al contesto storico, ai collegamenti tra le vicende, ai dettagli di costume. La contessa di Castiglione appare così come una dea moderna, una figura femminile misteriosa e ammaliante, pur con le sue debolezze, ma anche strumento agli ordini del potere e vittima delle sue stesse arti seduttive, non dissimilmente da tante altre donne delle quali non ricordiamo più nemmeno il nome.

Amedeo Pettenati è nato nel 1970 e si è laureato in filosofia, ma ha sempre coltivato una passione per la storia, scrivendo la sua tesi in storia moderna. E’ giornalista professionista del Giornale del Piemonte, dove si occupa di cultura. Cresciuto a Pino Torinese ora vive a Chieri.

23 aprile – Giornata internazionale del libro e del diritto d’autore

fondJauneDal sito “Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO”

http://www.unesco.it/SitoFrancese/Primo%20pianoF/National%20Commissions.htm

Il libro è in grado di creare contatti tra uomini di epoche e orizzonti differenti e si pone come strumento della libera espressione, contribuendo quindi a costruire e consolidare la comunità umana mondiale e a favorire la causa dei diritti umani.
La Giornata Internazionale del Libro e del Diritto d’Autore, celebrata il 23 aprile, vuole essere un invito a valorizzare quell’eterna fertilità delle idee di cui i libri sono rappresentanti e strumento di diffusione.

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La data, scelta dal 1995 dall’UNESCO, rappresenta un omaggio a tre grandi autori: William Shakespeare, Miguel de Cervantes e Garcilaso de la Vega, di origine Inca, accomunati dal termine della loro vita in quello stesso giorno.

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Comunicato stampa dell’UNESCO relativo a una passata edizione:

Stimolare gli Stati membri dell’UNESCO a costruire delle politiche unitarie del libro con il consenso e la partecipazione di tutti gli attori coinvolti è l’obiettivo principale della Giornata mondiale del Libro e del Diritto d’Autore che milioni di persone, in oltre 100 Paesi, celebrano anche quest’anno il 23 Aprile. In questa circostanza l’UNESCO chiede alle Commissioni Nazionali, operanti in ogni Stato, il coinvolgimento massiccio della società civile nelle sue componenti educative, culturali, scientifiche e sociali. La partecipazione della gente e, in particolare, dei giovani, è ogni anno uno dei punti forti della giornata. Ancora, in tutta Italia, i Centri e i Club UNESCO, le associazioni cioè che si ispirano agli ideali e all’azione dell’UNESCO, danno vita ad incontri, dibattiti, concorsi letterari, letture, eventi dedicati ai giovani e ai meno giovani.
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E per chi i libri li legge, li scrive, li crea, li pubblica, li promuove. Per chi “festeggia”, con il suo lavoro, il suo impegno, la sua passione, la giornata del libro ogni giorno dell’anno, che significato ha la giornata di domani?

Dalla rivista “LUNA NUOVA” – 21 aprile 2009

“Niente sarà più come prima. Diciannove anni non si cancellano”. Inizia così “Cercando Fabrizio – Storia di un’attesa senza resa” (edizioni Neos), il libro presentato venerdì scorso al centro civico Centeleghe.
Un volume che, attraverso ricordi, testimonianze e documenti, racconta la lunga ricerca di Fabrizio Catalano, il giovane collegnese scomparso ad Assisi il 21 luglio 2005. Autrici del libro, Caterina Migliazza Catalano, madre di Fabrizio, e Marilù Tomaciello, sua grande amica.
La serata ha avuto inizio con l’affissione della foto di Fabrizio nell’atrio del Palazzo civico, alla presenza del padre Ezio, della madre Caterina e del sindaco Silvana Accossato. Una cerimonia breve e toccante, composta e silenziosa, scandita solo dal suono di una chitarra acustica, lo strumento che Fabrizio adorava. «La scomparsa di una persona è un fatto privato, che però coinvolge profondamente la comunità in cui vive. E proprio perché viene privata di una sua parte, la Città non può e non vuole restare indifferente», scrive il sindaco nel libro. La serata si è poi svolta nel salone Unitre, alla presenza dell’editore della Neos Silvia Maria Ramasso, del sindaco di Girifalco (paese d’origine di Caterina) Rocco Signorello e della presidente dell’associazione Penelope (Associazione nazionale delle famiglie e degli amici delle persone scomparse) Elisa Pozza Tasca.
Oltre, naturalmente, a Ezio, Caterina, al fratello Alessio, a Marilù; e a tutti i volontari che hanno partecipato alle ricerche di Fabrizio, più volte ringraziati da Caterina per «la solidarietà, l’impegno e l’aiuto disinteressato». La serata, scandita dagli interventi dei partecipanti e dalla lettura di brani del libro («…nessuno può scomparire come un macchia sulla tovaglia, come il coniglio nel cilindro del prestigiatore», scrive Caterina), si è conclusa con la consegna di una pergamena a tutti i volontari impegnati nella ricerca. Una ricerca senza sosta e tutt’ora in corso. Perché, ricorda Caterina, «non esiste il capolinea della sofferenza. E nulla può riempire il vuoto lasciato da un figlio».

Per conoscere la vicenda di Fabrizio: www.fabriziocatalano.it

Daniele Bianco, ufficio stampa Neos Edizioni

Trenta giorni!!!

Il nostro blog compie un mese.

Trenta giorni in cui, grazie all’apporto dei nostri autori, è cresciuto, si è arricchito di commenti e di contenuti.

Grazie a tutti coloro che lo hanno preso per mano.

Nicoletta

Opinionista beffarda. La raccolta differenziata

La domenica, giorno (volendo) di relax e riflessione, il nostro blog ospita le “opinioni” di Gianfranca Fra: considerazioni tra il serio e l’ironico.

“La raccolta differenziata” è un brano scritto nel periodo pre-olimpico ma si può perfettamente adattare al corrente anno, dato che la situazione è rimasta pressoché immutata.

Al giorno d’oggi va sempre più di moda la professione di Opinionista; ne sono pieni i “parterre” di qualunque trasmissione televisiva e persino un insulso giovanotto vincitore di un reality ha annunciato che il sogno della vita sua è quello di diventare Opinionista.

La simpatica, vispa signora che aveva raccolto le proprie esperienze in un libercolo intitolato “Il bambino stimolato” al fine di attirare l’attenzione sull’infanzia ipercinetica, ha deciso di continuare la sua attività.

Nel senso di prendere uno per uno argomenti di attualità e sviscerarli, indagarli e tirarci fuori il comico e il tragico.

Come in tutte le cose della vita.

Materiale ce n’è da vendere.

Ci vuole sempre una personalità con spirito acuto.

E lei ci riprova.

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Mai come nei giorni di congiuntura tra la vecchia raccolta rifiuti e la rivoluzionaria porta-a-porta si vedono strade così sporche magari proprio quando forse Commissari del Comitato Olimpico girano per la città in incognito, al fine di scoprire qualche punto debole della macchina organizzativa.

Il caldo, giunto improvvisamente, (dopo la morsa del gelo che, per lo meno, li avrebbe surgelati), riempie le notizie dei TG, allertando la popolazione sulle allergie e sulla carenza idrica, emergenza incendi e via col copione dello scorso anno, e inizia a cuocere i sacchetti dei rifiuti abbandonati per le strade.

La gentile Opinionista gira in punta dei piedi per le strade del suo quartiere in cui, non essendoci traccia di cantieri, ci sono almeno tanti bei cassonetti vecchi e nuovi…

LA RACCOLTA DIFFERENZIATA

Ma che belli, questi cassonetti: tutti puliti, di una bella plastica lucida, fa voglia di incominciare ad usarli!!! A vederli tutti lì vicini lungo i marciapiedi fanno venire in mente i muretti costruiti da bambini con i pezzi del Lego: in effetti ci rassomigliano pure un po’, così colorati! Peccato che non dovrebbero esserci, i cassonetti, lungo i marciapiedi. Dovrebbero stare nei cortili che, sempre vuoti e abbandonati, diventano improvvisamente luogo sacro, da non contaminare con nessun tipo di rifiuto!

Nelle riunioni con l’Amministratore il problema viene dibattuto e rivoltato, le opinioni si intrecciano e i più riottosi minacciano addirittura di ricorrere al TAR contro questa scandalosa costrizione da parte della Pubblica Amministrazione sul “povero cittadino vessato”.

Nulla da eccepire, tranne sulla mancanza del solito “convitato di pietra”: il Buon Senso.

Il problema ha creato nuove “dinamiche di gruppo” all’interno dei condomìni, in quanto ognuno sceglie, prima dello scontro finale, di dibattere con chi gli da ragione. Ah, le affinità elettive!

Dunque il gradimento dei cassonetti all’interno dei preziosi cortili condominiali è pressoché nullo, per cui, poco per volta nottetempo compaiono sui marciapiedi, file di cassonetti che sembrano essere dotati di moto proprio.

Inizialmente posizionati davanti ai portoni o portoncini di ingresso, contro il muro o sul bordo del marciapiede, migrano sempre più lontano fino a raggiungere il “marciapiede del vicino” su cui si può mettere tutta la cacca di questo mondo, tanto non è nostro.

Talvolta saltano addirittura giù dallo scalino, dove vengono presi di mira dagli automobilisti sempre più a corto di spazi parcheggiabili.

Spesso qualche quadrupede alza la zampetta posteriore e segna il territorio.

In fila per uno, diventano file doppie, poi si ridistendono a mo’ di verme, raggiungendo quelli della casa vicina.

Nell’isolato di una zona della città che “si differenzia”, per quanto formato di stabili con passi carrai e cortili, ne sono stati contati 24, diventati 28 nel giro di una notte.

Talvolta il gusto estetico del popolo arriva a disporli in graziose composizioni simmetriche ai lati dei passi carrai, tipo cariatidi.

Ritorna, più accanito che mai, l’osservatore nascosto, (quello che stava dietro le persiane a guardare che i bambini in cortile non rompessero nulla), a cui se ne aggiungono altri, tutti nell’ombra a controllare che nel proprio cassonetto, ben lontano dall’abitazione, nessuno aggiunga cose a caso.

“Qui ci devono stare solo i rifiuti miei, ma li annusi tu!”

Nella notte misteriosa rumori di ruote e plastica turbano i sonni del vicinato.

Persone che credevi depositarie di ogni sapere, senza mai dubbi, ti fermano per le scale e ti chiedono:” Ma lei dove mette gli stuzzicadenti? E le gomme da masticare?”.

“Secondo lei bisogna staccare la parte di stagnola da blister delle medicine?”.

Ma siamo diventati pazzi? E perchè i fazzolettini di carta che, per via della loro composizione sembrerebbero da buttare nel cassonetto giallo della carta, vanno invece nel secchio dell’organico?

Per via di quello sputazzo di moccio che ci abbiamo posato dentro?

Si potrebbe ipotizzare di introdurre anche il riciclo delle gomme da masticare, qualora esistesse una raccolta differenziata anche per loro, prescindendo dal naturale luogo di ritrovo delle medesime, sottostante tavoli, banchi, sedie di ogni luogo, nonché marciapiedi e suole di scarpe! Oppure quello dei mozziconi delle sigarette: se ne trovano milioni adesso che la gente si accende la sigaretta per strada, mentre aspetta il tram; poi improvvisamente il tram arriva (anzi, accendersi la sigaretta è un sistema per farlo comparire come per miracolo) e via, per terra mezza fumata e ancora fumante.

La scuola insegna ai bambini, dopo la mensa, a differenziare i vari tipi di rifiuti, ed è un’ottima cosa! Che la scuola torni in possesso di quel carisma che si riflette anche sulle famiglie: ” Lo hanno insegnato a scuola, lo ha detto la maestra!”, tutti tacevano riverenti e i vari genitori non dicevano “la tua maestra non capisce niente!”.

Gianfranca Fra, autrice di: Delitti e provette

La casa della poeta, di Marisa Porello

# cope PORELLO DEFI

“La casa della Poeta”, il libro di poesie che ho pubblicato nel 2007 con Neos Edizioni ha rappresentato il coronamento di un sogno che ho nutrito per molti anni. Allora Silvia Ramasso mi invitò a scrivere l’introduzione alla mia raccolta e devo ringraziarla per una richiesta che, sinceramente, sul momento mi spaventò. Solitamente l’introduzione la si domanda a qualche nome più o meno illustre, ma lei lo chiese a me, l’autrice. Fu un’occasione preziosa per pensare seriamente e in modo approfondito alla mia poesia. Certo, nel corso degli anni mi ero interrogata molto sull’ispirazione, sulla sensibilità, sulla tecnica, ma la differenza adesso stava nel fatto che questa volta le mie parole sarebbero state stampate all’inizio del mio libro ad accogliere il lettore.

Non scrissi molto, una cartella appena, ma ogni volta che rileggo quelle parole, mi viene da dichiarare: in queste trenta righe ho detto tutto, non posso aggiungere o togliere niente, ho sintetizzato benissimo più di trent’anni di lavoro poetico.

Le tre sezioni del libro seguono una progressione cronologica. Il lavoro più arduo è stato quello di operare una scelta equilibrata fra le mie composizioni, con l’obiettivo di costruire una raccolta che fosse il più possibile armoniosa, dove non si sentisse il divario fra le poesie più vecchie e quelle più recenti. Ho dato la preferenza quindi alle mie poesie più “distillate”, quelle cioè che erano state sottoposte negli anni ad un lavoro di affinamento. Equilibrio, equilibrio, equilibrio, mi ripetevo mentre facevo questo difficile lavoro di cernita. E spero che questo mio auto-invito all’equilibrio abbia prodotto alla fine una silloge bilanciata in ogni sua parte.

Nel libro vi sono 54 poesie e a tutte sono affezionata. Ma forse quella a cui tengo di più è “La casa della poeta”, che chiude il libro e dà il titolo alla raccolta. Questa poesia ha una storia tutta sua. L’ho scritta nel 2004, per la performance “Matte d’Arte”che si svolse in settembre a Villa5, a Collegno. L’iniziativa era collegata al lancio, avvenuto all’inizio di quell’anno, della Rete Culturale Virginia. Tra tutte le artiste iscritte alla Rete, 27 furono quelle invitate ad allestire l’evento finale: vi erano pittrici, scultrici, scrittrici, musiciste, fotografe, registe, ecc. Durante l’estate ci incontrammo più volte, tra noi, e con le registe dell’evento, che avevano il difficile compito di coordinare tante persone. Naturalmente le scrittrici erano chiamate a elaborare i testi dello spettacolo. Una sera, dopo un incontro, arrivata a casa, scrissi la prima stesura di quella che sarebbe diventata “La casa della poeta”. Dentro, ho messo tutta me stessa: le paure, le ossessioni, le speranze, l’amore; e poi le mie maestre, i maestri, l’infanzia, la maturità, la fantasia, l’ispirazione e anche il duro lavoro artigianale che sta dietro all’opera poetica.

Due recensioni del mio libro:

Accostando con grande serenità i segni della malinconia a sprazzi di ilare ironia, la poeta ci accompagna in mondi dove i ricordi si affollano in luoghi assieme reali e fantastici.

L’analisi dei molteplici e variegati volti dell’animo umano trae vigore da emozioni universali e il lavoro di introspezione viene sostenuto da visioni oniriche. Personaggi vaganti tra invenzione e realtà abitano la casa poetica di Marisa Porello e vivono accanto a lei.

La natura, benigna ma spesso inquietante, racchiude nelle sue forti braccia composizioni vicine alla commozione.

Ezio Massucco – “Il corriere di Alba, Langhe e Roero” – 2 aprile 2007

Che cosa c’è dunque nella casa della poeta? Un’infinità di immagini, sensazioni, emozioni, visioni reali e fantastiche; ci sono i ricordi della poeta; le suggestioni e la nostalgia dell’infanzia, età d’oro perduta per sempre; ci sono le paure e le angosce che il mondo ci mitraglia addosso con incubi di vario tipo, con i ruoli e con le regole da rispettare; ci sono, ancora, i sogni, e la lucida visionaria realtà che vive nella poesia… Le tracce più inquietanti affascinanti dirompenti la poeta le lascia quando si risolve a frugare negli anfratti più sepolti e nascosti di quella casa (che è la sua anima): le immagini che ne emergono non ci lasciano tranquilli, perché la sua angoscia è la nostra. Marisa Porello scrive con una musicalità naturale incredibile: le sue poesie sono canzoni e ballate, storie di vita e di memoria, dove il ritmo scandisce i tempi delle emozioni e regala alle liriche sensazioni di rarefatta malinconia, oppure è cornice di inquietanti immagini, dove la fantasia esplode quasi divertita… L’ultima poesia, la più lunga, è quella che dà il titolo alla raccolta. Si tratta di un blues torrenziale, un’autoanalisi lucida e feroce, un manifesto esistenziale dove la poeta narra se stessa. Ecco chi sono, cosa faccio, perché piango, che cosa amo. Il ritmo è incalzante, ti prende e ti tira dentro. La leggi quattro, cinque volte di seguito. Alla fine, ti pare di ascoltare Charlie Parker in sottofondo. O Patti Smith, se Marisa preferisce.

Alessandro De Zolt – “Il Paese” – luglio-agosto 2007

Nella sezione “Fogli di parole” è inserita la poesia che dà il titolo al libro.


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