Per tutta l’estate “Cuori allo specchio” vuole ospitare i racconti dei lettori dedicati all’Estate Della Vita. Quella rimasta aggrappata con più dolcezza e tenacia alla loro memoria. Può essere piacevole e liberatorio condividerla con gli altri.
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Un amore estivo da mamma spettatrice
Ormai sono lontane le estati in prima persona degli amori, dei dolori, degli addii e degli arrivederci. Le estati delle attese, dello sbocciare di giovani sentimenti o le estati del rifiuto, delle aspettative deluse.
Quest’estate sono stata spettatrice, in quanto madre, di una storia carina, delicata ma, ahimé, un po’ triste. Eccola.
Una mattina di agosto apro la porta per uscire di casa e sullo zerbino vedo un pacchettino di carta bianca. Il classico pacchetto delle panetterie che incartano quadrati di focaccia calda, profumata.
In un angolo, una lettera dell’alfabeto e, un po’ all’interno, scostando la carta, un piccolo post-it rosa fucsia con il numero di un cellulare scritto con la solita grafia tondeggiante delle adolescenti.
Il proprietario della lettera dell’alfabeto (ovvero mio figlio) dormiva ancora placido, mentre io e suo padre aspettavamo curiosi che si svegliasse per avere ilari spiegazioni, racconti, aneddoti. Al risveglio, dopo la sorpresa e lo stupore, l’interrogativo: chi sarà?
La sera prima, in gruppo, in passeggiata, si era parlato di focaccia, di chi faceva la migliore. Lui aveva espresso il suo autorevole giudizio e quella recapitata sullo zerbino proveniva proprio dal suo forno prediletto. Che gesto gentile, che carina, chi sarà mai? Boh.
Sono seguite indagini tra gli amici di focaccia, chi diceva «ma dai, fattela!». Hai ringraziato, almeno? Sì, ho mandato un sms. Già, non esageriamo.
La scoperta dell’identità della sconosciuta ragazzina recava una sottile delusione del goloso, in quanto non abbastanza carina. Non se ne fa nulla. Un vero peccato.
Siamo addirittura stati consultati, il padre e io, sul modo gentile per arginare altre eventuali donazioni, per evitare illusioni, malintesi. Per lo meno non ha fatto il «bastardo», come si dice tra adolescenti. Però, che tristezza.
Nelle lunghe giornate di agosto, magari sentendo qualche vecchia canzone delle mie lontane estati, ho immaginato più e più volte lo svolgersi della vicenda dalla parte di lei, in cui mi sono ampiamente identificata, e ogni volta mi prendeva un nodo in gola.
L’immagine della ragazzina che la mattina presto va a comperare la focaccia per un ragazzo carino, il pensiero gentile, l’ansia per lo svolgimento della storia, l’attesa, il gentile rifiuto, ma sempre rifiuto, era toccante. Mi auguro almeno che sia stata una sofferenza lieve.
Verso la fine della vacanza i ragazzini del paese facevano la questua per le case per raccogliere i fondi per la festa dei fuochi. Anche da noi suonano alla porta: il «facacciaro» va ad aprire, sento che saluta e poi sparisce, delegando me a elargire i fondi. Alla porta, c’è una ragazzina timida con in mano un sacchetto per le offerte. C’era vento, aveva i capelli che le coprivano il viso. Metto i soldi nel sacchetto, saluto e chiudo.
«Ma la conosci quella ragazza?», chiedo a mio figlio. «È quella della focaccia». Peccato, non l’ho neanche vista bene. Che tenera, però. Magari è venuta per vedere mio figlio, per guardarlo negli occhi dopo il rifiuto della focaccia. E giù altre lacrime, mentre pensavo a questi piccoli dolori, l’ultimo giorno, prendendo il sole, tenendo gli occhi chiusi perché nessuno si accorgesse di nulla.
Come potevo spiegare a mio marito e a mio figlio che questa storia delicata aveva smosso tutte le mie tristezze sedimentate nel tempo, i ricordi delle attese, e delle delusioni?
Sono piccoli dolori, in fondo, ma quanto bruciano. Peccato, peccato. Davvero.
MY FAIR LADY 49
Dietro a questo pseudonimo si cela la nostra Opinionista beffarda, Gianfranca Fra, autrice di “Delitti e provette”, il cui brano viene pubblicato ancora una volta su La Stampa. Bentornata Gianfranca!






Illustrazione di Valeria Tomasi

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