Nella nostra modesta vita capita spesso di incontrarci con alcuni Assoluti, che non sono concetti teologici o filosofici, bensì una categoria di persone.
Sono quelli che sono sempre fortemente, assolutamente per l’appunto, certi delle loro convinzioni, dei loro gusti, dei loro giudizi. Con tono categorico affermano le loro verità, lasciandoci sempre smarriti e senza parole. Uno già non è sempre un mostro di sicurezza, ma il trovarsi a confronto con tali persone mette il panico, voglia di salutarli in fretta e fuggire a casa, a riprendere il controllo della situazione e cercare conferme o per lo meno cambiare discorso immediatamente, scendere su un terreno neutrale e tranquillizzante che non dia la sensazione di essere un perfetto imbecille.
In questi frangenti, infatti, si perdono immediatamente le capacità di difendere i propri punti di vista che, di fronte agli Assoluti e alle loro affermazioni, perdono immediatamente di forza e di incisività. Faccio un esempio: siamo in compagnia, si parla del più e del meno, si fanno esempi, citazioni. Ad un certo punto ci viene l’idea di citare Fruttero e Lucentini. L’Assoluto presente si rivela in tutta la sua magnificenza: ”Odio Fruttero e Lucentini”.
E tu inizi a sudare in silenzio.
Altro esempio: si parla di musica, qualcuno dice di aver appena comperato, ascoltato, che so, un bellissimo pezzo di Chopin; c’è sempre l’Assoluto di turno che proclama: “Non sopporto Chopin”.
Talvolta ci si trova serenamente a pranzo o a cena e magari a qualcuno viene in mente di magnificare uno stupendo cacciucco mangiato da qualche parte. “Che schifo il cacciucco! Non mi dirai che ti piace!” e tu ti rendi conto, con questa affermazione, di aver inferto un duro colpo all’opinione che il Depositario del Vero aveva di te.
Il tutto viene detto con un tono insindacabile, tanto che tu ti senti, per aver letto con somma soddisfazione l’opera omnia di Fruttero e Lucentini o per amare Chopin, una merda.
L’irrisione altera che trasuda dallo sguardo degli Assoluti è mortificante, con l’effetto di gelare, oltre che tutta l’atmosfera della riunione conviviale, qualunque capacità di ribattere con argomentazioni che sicuramente si posseggono, ma che ci restano fantozzianamente nel gargarozzo, riuscendo a farci piegare debolmente le labbra in un umile, imbarazzato sorriso.
Gli Assoluti non sono in grado di immaginare che, forse, fanno affermazioni di cui un essere umano di media sensibilità e cultura dovrebbe vergognarsi; essi sono sicuri della loro ragione e vivono felici.
Le merde, come detto prima, siamo noi.
Gianfranca Fra, autrice di: Delitti e provette
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